Progettare un viaggio: alla scoperta della Boemia

Esistono due tipologie principali di viaggiatori: quelli che partono alla ventura, senza informarsi granché sulla meta, e quelli che prima studiano. Io appartengo alla seconda.

Non si tratta di pedanteria, o di essere secchioni. Documentarsi e organizzare un viaggio, anche solo a grandi linee, è un modo per anticipare la partenza che, specie ad agosto -quando a lavoro fai il countdown perché non vedi l’ora di staccare- aiuta. Per non dire che è una forma di rispetto per i luoghi le persone e così via, cosa che non dirò perché di questi tempi fa tanto politically correct -ma io lo penso lo stesso, sia chiaro.

Perché la Boemia?

Come organizzare un viaggio in una meta sconosciuta? Facciamo un esempio concreto con la Boemia.

Intanto, la motivazione. Perché la Boemia (che ricordiamolo, è un pezzo della Repubblica Ceca, che a sua volta è un pezzo dell’ex Cecoslovacchia)?

Abbiamo pochi giorni, dieci giorni scarsi, budget medio-limitato e un appoggio a Praga. Una passione per le storie complesse e poco lineari dell’est Europa; del mondo slavo, di una storia novecentesca tumultuosa, per la memoria rimossa di un regime, per la presenza ebraica importante, le defenestrazioni, rivolte, insomma il bello ed il brutto tempo di un paese. Anche un po’ di timore che sia un posto dove ormai succede poco, fatto di valli e paesini incantevoli, ma così noiosi e ripiegati su sé stessi, come capita spesso ai paesi che non hanno il mare (e poi i ceki sono nel Gruppo di Visegrad, quelli che si sono rimessi in piedi grazie all’Unione Europea e che ora le sparano addosso, Ungheria, Polonia ecc.).

Cominciare a sognare da prima

Jan HusPer accrescere la suspence ed il desiderio di partire, per prima cosa ci procuriamo una buona guida. Secondo chi scrive, la più laica, la più pratica, quella che ti aiuta a scegliere cosa vuoi vedere e ti consiglia anche libri, film e altro è la Lonely Planet. Abbiamo tenuto duro per parecchio tempo con la Routard, più ironica, più letteraria, insomma più colta, ma non c’è storia: la Lonely è la Lonely. Basta che non vi fidiate troppo dei consigli su cosa mangiare, gli autori sono pur sempre angolsassoni e capita che vi consiglino a Praga un ristorante messicano, o a Napoli un sushi bar. Davvero utile, oltre alla presentazione del paese e un ritratto giornalistico dei caratteri nazionali, dell’economia, dell’ambiente e della cultura, la sezione in cui vengono suggeriti degli itinerari, purchè non li prendiate troppo alla lettera. Ci procuriamo anche una mappa, una vecchia e cara mappa cartacea, con indicazione delle ferrovie, delle aree protette, delle distanze chilometriche. Una Michelin o una Falken scala 1:250.000, altro che Google Maps, tsè.

Le tipologie di viaggiatori di cui sopra ammettono ulteriori sottogruppi: tra cui quelli che prenotano un hotel per ogni tappa e quelli che immaginano un itinerario, più o meno una notte qui, due lì, ma non prenotano i pernottamenti, tranne forse la prima notte, quella dove arrivi tardi perché per risparmiare hai preso il volo che arriva la sera, e l’ultima, quella in cui per lo stesso motivo parti la mattina presto e sei sempre incerto se dormire poco o bighellonare in giro tutta la notte e poi i bagagli dove li metti? A tal proposito: la scelta migliore per certi viaggi è lo zaino, se ti sposti spesso non c’è niente di peggio che trascinarsi un trolley su marciapiedi sampietrini e buche, e poi avere le braccia libere è un netto vantaggio in viaggio; metti che hai voglia di trattenerti, di accelerare, di saltare una tappa o di raccogliere suggestioni strada facendo. In viaggio non esistono limiti alla curiosità.

Progettare l’itinerario

San VitoPraga: la base di partenza. Anche voi ci sarete già stati per un week end romantico, ma ad agosto sarà invasa dalla folla, Ponte Carlo sarà come Porta Portese la domenica mattina e sarà ben difficile trovarci Kafka, il Golem, la magia nera, la malinconia praghese ecc. Una base in loco potrà essere utile per scoprirne qualche angolo inedito, come? Diciamolo in tre notti.

Mi interessa andare a Karlovy Vary, antica stazione termale dai colonnati liberty, dove ci si aspetta di trovare un’atmosfera belle epoque un po’ decadente, fatta di regnanti asburgici che si apprestavano a morire sparati, o a Sarajevo o sul fronte russo; forse a Plzen ci sarà una gran folla più per la fabbrica della Pilsen Urquell che per la città (il termine pils, la birra chiara e tranquilla, anche troppo, viene proprio dal nome tedesco di Plzen, Pilsen, e i ceki sono i maggiori consumatori di birra del mondo), magari sarà meglio visitare quella di Ceské Budejovice, in tedesco Budweis, che lotta contro l’americana Budweiser, abbreviata in Bud per la controversia legale sul nome.

Cimitero ebraico Cesky Krumlov, vero gioiello della Boemia meridionale, con il suo centro storico patrimonio UNESCO, che in zona non è l’unico; lì bisogna dormirci due notti per avere almeno un giorno pieno. Tabor porta con sé la storia degli hussiti, protestanti riformatari prima di Lutero e comunisti prima di Marx: tenevano molto all’uguaglianza tra i figli di Dio, e per questo pensarono già allora che la proprietà privata non aiutasse, così la vietarono. Interessante, forse da queste parti avevano una predisposizione all’egualitarismo (il Partito Comunista Ceco nel dopoguerra stravinse con regolari elezioni), e sicuramente ce l’hanno all’ateismo  -oggi solo il 19% dei ceki si professa credente.

Da quelle parti ci sono decine di paesini, vallate, la Selva Boema, piste ciclabili lungo i fiumi e il cosiddetto mare boemo, il Lago di Lipno. L’ideale sarebbe affittare una macchina e spingersi fino in Moravia, l’altra regione ceca, quella dove si produce vino più che birra, e andare a vedere la Via del Vino di Mikulov e scoprire perché i ceki chiamano la zona “un angolo di Italia trapiantato in Moravia”, per ritrovare all’estero un po’ di orgoglio nazionale. Eventualmente, spingersi fino a Brno per vedere il funzionalismo ceco, villa Tugendhat di Mies Van der Rohe e altre meraviglie per architetti fissati.

Altri viaggi nel viaggio

Cesky-Krumlov-BoemiaIn caso l’affitto della macchina non fosse agevole, anche il viaggio in treno ha i suoi vantaggi: intercetta meglio il colore locale e scorci inediti sui paesaggi, magari odora ancora un po’ di spartaneria socialista, imprime la giusta lentezza al viaggio; ma impone di scartare qualche tappa. Però si potrebbero affittare delle biciclette.

Sicuramente si può scoprire qualcosa di inedito nella pesante cucina slavo-boema. Siamo ancora nella civiltà dei canederli, che lì si chiamano knedlìky, ovviamente nel regno delle carni arrosto, specie il maiale, e delle zuppe di ciò che può crescere sottoterra, al riparo dal freddo; ma chissà che traccia vi avranno lasciato la cultura ebraica, le corti reali boeme, le influenze austro-ungariche, e chissà se ne è già in atto una versione aggiornata, non versione gourmande a cinque stelle, ma popolare e accessibile al grande pubblico.

 

Insomma, su tutte queste cose ho cominciato a fantasticare già da qualche settimana. Non è ancora il momento di partire, sono strani giorni, rarefatti ma si lavora. Questi pensieri mi fanno compagnia mentre conto le ore alle ferie, ed è una compagnia piacevole.

Naturalmente, se vi va, vi farò sapere com’è andata.

 

(P.S.: le foto sono di Praga qualche anno fa e non della Boemia perché ci devo andare per davvero, non è una finzione giornalistica. Ma avrete anche quelle)

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.