Malana: un’antica e misteriosa perla

Per moltissimi anni Malana, villaggio Indiano situato nel nord-est della valle del Kullu (alle pendici della catena Himalayana) riparato dall’altitudine e dall’assenza di strade di accesso, è rimasto sospeso nel tempo mentre tutto il globo continuava la sua corsa verso la modernità. Rispetto alle altre comunità della Parvati valley, nota in tutto il mondo per la qualità dell’hashish ivi prodotto, Malana si contraddistingue per avere una propria religione, una propria lingua, una struttura politica autonoma rispetto al governo Indiano stesso, ma soprattutto per la sua organizzazione sociale.

Malana

Il villaggio accessibile più vicino a Malana è jari, raggiungibile tramite bus. Da qui parte una marcia lunga 25 km attraverso le montagne. Tuttavia oggi è possibile avvicinarsi a Malana anche in auto.

Il tratto distintivo di questa piccola forma di democrazia è senza dubbio la sua volontà di mantenere intatte le proprie origini. Fino a qualche anno fa incontri e scambi con culture esterne al villaggio erano davvero rari, mentre oggi non è più così: Malana attira molti visitatori ogni anno, a fare da calamita è l’Hashish di “casa”, il famoso Malana cream. Prodotta dagli uomini del villaggio, questa pregiata crema ottenuta dalle piante di cannabis che crescono rigogliose in tutta la valle, ha aperto una finestra sul villaggio che fino a qualche anno fa era praticamente invisibile agli occhi del mondo.

Malana

Classica struttura di un’abitazione Malanese. In alto i vestiti stesi sulla balconata residenziale. (federico lordi)

Ci sono varie teorie intorno alle radici di questa piccola comunità: per qualcuno gli abitanti sarebbero i discendenti del Dio locale, Jamlu Rishi, secondo altri questi sarebbero addirittura gli eredi dei soldati di Alessandro Magno, restii ad affrontare la strada di casa dopo la lunga marcia nel più profondo est.
La tesi più accreditata secondo molti sarebbe una visita fatta in questi luoghi dall’imperatore Akbar nel XVI secolo: giunto fin lì per cercare una cura ad un proprio male, una volta guarito l’imperatore concesse l’esenzione fiscale per tutti i locali. Che l’indipendenza Malanese sia giunta grazie a questa decisione?
Chi si avventura a Malana, proprio per le ragioni di cui sopra, dev’essere estremamente cauto e rispettoso: toccare una delle pietre sacre vi causerà una multa di 1500 rupie (circa 20 euro), soldi necessari per l’acquisto di una capra da immolare in sacrificio. E’ vietato anche toccare i locali, considerati razza pura rispetto a chi proviene dal resto del mondo: questa regola si riflette inevitabilmente nei rapporti con la comunità Malanese, estremamente diffidente nei confronti degli esterni. Provare a rivolgere la parola ad uno degli abitanti è un’impresa, basta uno sguardo diretto ad un bambino per farlo sobbalzare.

Malana

Nella piazza centrale è in corso una delle due feste religiose annuali di Malana, Bado Mela. Toccare le pietre della piazza è severamente vietato.

Il problema della sicurezza per chi visita queste valli va però ben oltre le leggi di Malana: negli ultimi anni le sparizioni di backpackers si sono susseguite senza sosta, restando però avvolte nel mistero: la polizia non è sicuramente d’aiuto nelle operazioni di ricerca, risultando nella maggior parte dei casi restia ad attivarsi. Si dice che Parvati Valley pulluli di trafficanti di droga e sono le stesse guide turistiche a sconsigliare di mettersi in marcia senza una guida. Perdersi in queste valli è estremamente facile, chi scrive ha perso due amici in situazioni come questa.
Un uomo di origine Sikh del mio campo base una volta mi raccontò di come il mercato della droga abbia iniziato la sua scalata al successo queste valli: Malana vista da fuori sembra un villaggio umile e di poche speranze, ma la realtà racconta di una ricchezza pro-capite al di là delle aspettative, dovuta alla vendita dell’hashish in tutto il mondo. Fin dagli anni ’90 lo smercio della droga è aumentato esponenzialmente, tanto che il governo Indiano ha imposto pene severissime per il traffico: queste in realtà valgono solo per i turisti, mentre i locali mandano avanti i loro traffici grazie ad elicotteri e altri mezzi di trasporto. Oggi ogni casa è dotata di antenna satellitare, ciascun bambino ha uno smartphone e quasi ogni abitante di Malana indossa abiti occidentali. Le più evidenti forme di ricchezza restano celate all’interno delle abitazioni, mentre il fatto che ad oggi vi sia una banca, in un villaggio fino a trent’anni fa privo di corrente elettrica, è espressione delle nuove fonti di ricchezza.
A Malana le decisioni più importanti vengono prese in una sorta di agorà, che molto richiama quello che una volta era il centro pulsante delle poleis greche. Vi è una definita struttura sociale, (anche qui vi è una netta dicotomia tra ricchi e poveri) mentre il Goor, eletto tra chiunque, è l’incarnazione vivente della voce dell’unico Dio. Ciascun cittadino prende il nome dal giorno della settimana in cui è nato mentre le donne sono le uniche in tutta la regione a poter chiamare il proprio marito per nome.

 

Altro aspetto incredibile di Malana è l’amministrazione della giustizia: è severamente vietato per gli abitanti fare appello alle forze di polizia Indiane, qui tutto si amministra “in casa” e non c’è nessuna sorte di codice scritto. A decidere sono in successione basso e alto consiglio, con pene solitamente di natura pecuniaria. Tuttavia sussistono ancora sentenza dure da accettare per la nostra società, chi si impossessa indebitamente di un oggetto sacro viene infatti legato ad un masso e gettato da una rupe.

I Malanesi sono dotati inoltre di una propria lingua, il Kanashi, severamente vietata da parlare agli stranieri e differente da tutti gli altri ceppi locali.
In passato tutte le case erano costruite in legno, sistemate su tre piani con una stalla, un magazzino e una zona residenziale al piano più alto (la droga è conservata in anfore e tubi di bambù al piano terra) e dotate di un tetto in ardesia, pietra tipica della zona. Dopo il terribile incendio del 2008 quasi tutte le abitazioni sono andate distrutte e, complice l’imminente arrivo del gelido inverno, si è deciso di operare la ricostruzione con materiali più economici. La maggior parte dei tetti sono oggi in lamiera e il volto del villaggio ha cambiato immutabilmente espressione. Le strade e i canali di scolo sono cosparsi della plastica arrivata dall’esterno, vi sono piccole attività commerciali con snack e bibite sui propri banconi e la popolazione è chiaramente più abituata alla presenza di stranieri. La sensazione è che nel giro di 20 anni di Malana non resterà più nulla, ma ancora oggi resistono tradizioni antichissime straordinariamente rimaste intatte nel corso dei secoli.

 

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Federico Lordi