Barcellona in 48 ore, missione possibile

La movida turistica si placa ad ottobre per le strade di Barcellona e restituisce ai suoi inquilini un po’ di intimità. Le grandi vie si azzittiscono di quel via vai frenetico e multietnico e la città si concede nuovamente a quello strano senso di collettività che tanto le appartiene. E’ il momento migliore per incontrare davvero Barcellona. 

Parola d’ordine per i più curiosi: girare alla larga dalla Rambla, tanto ambita ma dozzinale, priva di ricercatezza, in una città che di estro ne ha da vendere. 

Il Barrio Gotico la racconta bene, perché in quel dedalo di stradine c’è tutto l’essenziale. Confluisce la storia e nasce il guizzo di Dalì, Mirò, si riuniscono artisti emergenti che discutono ad armi pari tutto intorno a quel che resta dell’epoca romana, per poi perdersi nel tempo in Plaza del Rey e assistere quasi quotidianamente proprio sotto la torre Mirador a febbrili passi a due, di chi della danza ne fa un mestiere alla portata. Un circo sopraffino fino a raggiungere il museo Picasso, e giù il cappello. Ma nel quartiere gotico c’è un altro linguaggio che si ramifica come un mantra, spiazza e sorprende come in nessun altro posto al mondo. Sono i ladri gentiluomini, mai conosciuti altrove di più estrosi ed eclettici. Si, perché a Barcellona non puoi fare il ladro senza fantasia. E’ una maniera di essere e di interpretare la vita, ti parlano e ti incantano, sono inspiegabilmente bellissimi, magnetici, accattivanti chiedono di te, mai troppo indiscreti fino a che ti concedi al dialogo perché sono anche acculturatissimi. Poi il capogiro: in una manciata di secondi svaniscono nella spirale gotica e tu mezzo rintronato gli hai lasciato (consapevolmente) qualcosa di te con un sorriso da ebete ancora stampato in faccia.

 Attenzione al tram, se il povero Gaudì fosse sopravvissuto al terribile incidente, forse non gli sarebbe mancata la visione futuristica dello spartitraffico lungo la città. La linea tranviaria, a quasi 90 anni dalla morte del Courbustier, non è protetta e neanche particolarmente rumorosa da essere accennata. Occhio. Quindi l’architetto del modernismo, che censura le linee dritte e fa ondeggiare la città, nei suoi punti più belli. Casa Calvet, Parco Guell, Manzana de la Discordia non sono visite di cortesia, ma la Pedrera vale il gettone di sera, con un po’ di fortuna sotto una coperta di stelle. Della basilica cattolica, la sua punta di diamante, forse non si viene perdonati se si pensa che la Sagrada Familia sta alla Spagna come la Salerno Reggio Calabria sta all’Italia. E’ una costante, un work in progress estemporaneo, forse l’unica, terribile linea che il Maestro non è riuscito a smussare.

Di locali Barcellona brulica ad ogni ora, bocadillos per tutti i palati nonché la rinomatissima paella, possibilmente nel cuore del porto vecchio. Ma la vera chicca è un salotto a numero chiuso al terzo piano di uno stabile qualunque. Conosciuto solo tramite il passaparola (fino ad ora) e accessibile previa password, la contraseña, chiesta sottovoce dal concièrge. Per evitare il fallimento, considerando che non si può ritentare più volte la sorte, la scorciatoia è arrivare al Bar Mut lungo la calle Pau Claris e insinuare ingenuamente al proprietario che si viene da lontano, lontanissimo e che si è sentito parlare di un ristorantino all’interno di un appartamento e anche lì, con un pizzico di fortuna si seguono le istruzioni che conducono in un posto assolutamente fuori le righe.

Da un punto assai alto di questa sorprendente città portuale, di notte si intravede un bagliore incastonato tra le montagne. Chiedere è gratis oltre che lecito e la Catalogna tutta risponderà all’unisono: Monastero di Montserrat. Raggiungerlo è affascinante, viaggiarci dentro forse in maniera un tantino confusa in un mix di treni e teleferiche affollatissimi. Arroccato tra un’insolita catena di montagne, oggi è abitato da una piccola comunità di monaci benedettini e custodisce gelosamente la Moreneta, patrona della regione. Renderle omaggio forse è ringraziare dell’ospitalità. 

Barcellona all’occorrenza diventa ciò che si vuole, diavolo o acqua santa, monogama o no, promiscua o riservatissima, il tutto anche in sole 48 ore.

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Nicoletta Renzetti

editor di ld24 cronaca di roma..eee