“Triangle” il documentario sulle vittime del lavoro

A Barletta nel 2011 quattro operaie tessili sono morte nel crollo di un edificio dismesso che era il loro posto di lavoro, una morte che ha fatto emergere una condizione lavorativa ai limiti del dignitoso. Esattamente 100 anni prima a New York l’incendio della fabbrica Triangle causò la morte di 146 persone, fu uno dei più gravi incidenti industriali dell’epoca e le vittime furono per la maggior parte immigrati che lavoravano in condizioni di sfruttamento. Attraverso questi due tragici eventi Costanza Quatriglio racconta nel suo documentario “Triangle” la realtà di chi accetta di farsi togliere i propri diritti per necessità economiche, di chi viene sfruttato e le conseguenze della poca sicurezza sul posto di lavoro. Il documentario è stato presentato al Torino Film Festival nella sezione “Diritti e Rovesci” voluta e curata da Paolo Virzì.

Un docu-film sul lavoro degli esseri umani, senza distinzione di sesso, razza o estrazione sociale; una denuncia e uno spunto per riflettere sulle condizioni disumane in cui lavorano ancora oggi molte persone. L’ispirazione per creare Triangle è arrivata dopo che la regista nel 2012 venne chiamata per visionare del materiale sull’incendio della fabbrica di New York, così nacque l’idea usare due diverse epoche messe a confronto e due tragici eventi per creare un documentario, “se ha senso oggi raccontare quell’episodio- riferendosi all’incendio di Triangle- non posso non farlo alla luce della situazione che viviamo” queste le parole della regista.

 Questo “film sul lavoro”- com’è stato definito da Costanza Quatriglio– vede come protagonista Marinella (unica sopravvissuta al crollo di Barletta) e le sue testimonianze. Lei e le sue compagne che non ce l’hanno fatta (Tina, Matilde, Giovanna e Antonella) lavoravano in un maglificio ubicato in un sottoscala, l’edificio era scricchiolante con delle crepe evidenti e per questo molti definirono la tragedia di Barletta “annunciata”. Le donne lavoravano per poco meno di 4 euro l’ora senza alcun tipo di contratto regolare, facendo turni dalle 8 alle 14 ore in base alla mole di lavoro che c’era da fare. Nel tragico evento morì anche la figlia quattordicenne dei titolari del maglificio uccisa dal crollo mentre scendeva giù nel sottoscala per salutare i genitori come faceva sempre. Una realtà lavorativa così arretrata da poter essere accostata la storia di Triangle.Il 25 marzo del 1911 un incendio scoppia nella Triangle Shirtwaist Company, una fabbrica tessile situata nel cuore di Manhattan che al tempo era uno dei maggiori stabilimenti di produzione di capi d’abbigliamento. Gli operai che lavoravano nello stabilimento erano circa 600, la maggior parte erano donne sottoposte a turni massacranti. I salari erano bassi e le condizioni igieniche del luogo di lavoro erano ai limiti del vivibile, alcuni incidenti già si erano verificati alla Triangle e alcuni operai si erano riuniti in gruppi e comitati sindacali per rivendicare i loro diritti, ma prima che riuscissero ad ottenere dei cambiamenti delle proprie condizioni lavorative le fiamme dell’incendio del 1911 uccisero alcuni di loro, per l’esattezza 146 persone. Le uscite di sicurezza bloccate o del tutto inesistenti resero impossibile la fuga alla maggior parte delle persone presenti nella fabbrica.{ads1}Nel documentario si parte dalla presa di coscienza da parte degli operai dei loro diritti e dalle loro conquiste nel Novecento e si arriva ai giorni nostri, dove quei diritti sono stati dimenticati anche dai lavoratori stessi che non li fanno valere per necessità. Costanza Quatriglio nella sua pellicola ha utilizzato delle immagini a specchio, la regista ha spiegato in un’intervista di Repubblica che questa scelta è stata data dall’utilizzo del materiale d’archivio che porta a giocare con il cinema e dalla voglia di esasperare la verticalità delle immagini “La fine di una civiltà si può raccontare esasperando la verticalità dei palazzi di New York: più è forte quella tensione, più la sconfitta che è dentro la città di Barletta diventa un buco insanabile” questo è quanto detto da Costanza a Repubblica.

Passato che rivive nel presente, diritti che vengono dimenticati e calpestati, tragedie che diventano simbolo di tutto questo, questa è la chiave di lettura di Triangle che nel 2015 arriverà anche nelle sale.

Twitter: @amiraabdel13

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e formosa (perché grasso è bello o perlomeno simpatico) e l’arricciarsi i capelli Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 nella sezione Gossip e Tv dal novembre 2013. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il mondo. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.