Sconosciuti Collection

L’attore Giulio Scarpati veste i panni del narratore di queste storie italiane che hanno come sottotitolo La nostra personale ricerca della felicità. Sono vicende particolari quelle raccontate su Rai Tre, episodi spesso drammatici che riescono a capovolgersi dirigendosi in prospettive più rosee. La prima storia mandata in replica è una delle più commoventi e intense: Paolo Manni, in compagnia dei suoi ex compagni di scuola, va alla ricerca di un insegnante speciale che ha cambiato la sua vita. {ads1} Dall’individuale all’universale, molte di queste puntate trattano argomenti in cui i telespettatori possono riconoscersi. Ma al di là di quei casi d’empatia, guardare Sconosciuti sembra quasi spiare la vita privata delle persone. Entrare, senza tanta discrezione e mentre probabilmente si è intenti a cenare, in una sfera delicata a cui si è estranei. È da questo punto di vista che la trasmissione si discosta da qualcosa di veramente originale, affiancandosi più che altro ai servizi che arricchiscono programmi pomeridiani come La vita in diretta o Pomeriggio cinque. Le testimonianze di vita di Sconosciuti appaiono più strumentalizzate degli approfondimenti sociali affrontati nelle altre trasmissioni proprio per la forma entro cui sono raccontate: il documentario. La voce narrante fuori campo, qui con cadenze “amorevoli”, e le riprese pulite e professionali disorientano quando l’argomento messo in scena non è di carattere storico o di cronaca, ma riguarda la sfera intima di una persona. Questa confusione svanisce quando torna in campo l’empatia e la vicenda raccontata in Sconosciuti sembra parlare proprio della nostra vita. La chiave “dall’individuale all’universale” torna anche a fine storia, quando delle massime o citazioni appaiono sovrascritte sulla scena finale. Aforismi che spesso spingono a riflettere non sulla loro (presunta) verità, ma sul loro nesso in relazione alla vicenda narrata. {ads1} Difetti a parte, Sconosciuti, prodotto dalla Stand by Me di Simona Ercolani, è un prodotto coraggioso che Giulio Scarpati ha abbracciato con entusiasmo. Anche l’attore romano ha confessato all’Italia un dolore personale: a gennaio è stato pubblicato il libro Ti ricordi la Casa Rossa? Lettera a mia madre, in cui Scarpati racconta nuovamente alla madre, affetta dal morbo di Alzheimer, la storia della sua famiglia. «Questo evento mi ha reso più sensibile, mi ha messo in contatto con tante persone che mi hanno scritto e mi parlano delle proprie esperienze: ascoltare gli altri m’interessa. Sconosciuti si basa sullo stesso principio: racconta le vite degli altri, che sono sempre piene di sorprese […] Mi piace, esattamente come quando ho interpretato storie di persone realmente vissute come Rosario Livatino o don Zeno, entrare nelle storie, capire com’è avvenuta la svolta. Raccontare un’Italia che spesso si rimbocca le maniche mi riempie il cuore. Sfogliando quegli album di famiglia, scopri tratti comuni a tutti, quelle foto le abbiamo tutti a casa. In qualche modo è consolatorio, pensi: loro ce l’hanno fatta a trovare la loro felicità anche quando partivano da una situazione di grande disagio, posso riuscirci anch’io», ha commentato Scarpati, che giudica i protagonisti di queste storie non dei narcisisti, bensì delle persone che parlano della propria esperienza e hanno il coraggio di condividerla con gli spettatori. {ads1} «Ero un fan della trasmissione, restavo incollato, perché la tv, che regala i famosi quindici minuti di notorietà come diceva Warhol, in questo caso entrava in punta di piedi nella vita di persone sconosciute. [..] Dalla mia esperienza, posso dire che da figlio devi fare un passo indietro. Perché se una persona che ami, ed è veramente doloroso e all’inizio ti arrabbi, non lo accetti, comincia a non riconoscerti, un sorriso ti mette comunque in comunicazione con lei», ha spiegato l’attore. È questa la sfida coraggiosa di Sconosciuti: riuscire a sintonizzarsi con il privato dei telespettatori, altrettanti sconosciuti. Appuntamento con Sconosciuti Collection, ogni lunedì alle 21:05 su Rai Tre.

Twitter: @CiComande

 

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Cinzia Comandè

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