La tv emigra in Albania

Il talk show di punta di Rai Tre non è il solo ad essere stato tradotto in lingua albanese: c’è anche Striscia la notizia, Le Iene e il Tg5. Grazie a queste trasmissioni il canale di Tirana è rinato e il merito è, anche questo, tutto italiano. Si chiama Francesco Becchetti il proprietario di Agon Channel. Nipote dell’avvocato Manlio Cerroni, proprietario dell’area della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, e a capo della holding di famiglia Becchetti Energy Group, Becchetti ha avuto rapporti con l’Albania da quando trattava con i rifiuti e le energie rinnovabili. Dalla spazzatura alla tv, in alcuni casi, la strada è breve. È certo che Becchetti ha molti soldi, ha preso in mano la televisione albanese e ha reclutato Alessio Vinci come direttore editoriale della Agon Channel. «Quando mi hanno tolto Domenica Live sono rimasto sei mesi a disposizione dell’azienda senza fare assolutamente nulla. Mi hanno proposto un ruolo da inviato, ma lo avevo già fatto per la Cnn e non mi sentivo di doverlo rifare in Italia. Eravamo d’accordo che avrei proposto dei programmi, non sono stati nemmeno presi in considerazione, e mi fermo qui. Non indico colpevoli, è la mentalità. Così sono venuto in Albania a lavorare: qui c’è l’entusiasmo degli inizi: hanno sognato il nostro Paese attraverso la tv, ora il sogno è qui», ha dichiarato l’ex conduttore di Matrix.  {ads1} Vinci e Agon Channel puntano sulle celebrità televisive italiane e rimodellano i nostri programmi più seguiti con un budget molto ristretto. Questa estate Barbara D’Urso ha condotto qualche puntata del programma Contratto per l’Albania, intervistando importanti politici albanesi. La regina di Pomeriggio Cinque è una star in questo paese e ha contribuito a raggiungere alti share, svelando il “lato umano”, o meglio la vita privata, dei candidati politici. «Ho il dono di fare parlare la gente, politici e non», aveva confessato la D’Urso in un’intervista. La presenza dei personaggi popolari italiani contribuisce alla rinascita della televisione albanese. A Krasta Show, la versione di Che tempo che fa, è stata intervistata Manuela Arcuri, presentata come simbolo della fiction “all’italiana”. A Ça Thu…?, il nostro Striscia la notizia, è apparso come ospite Enzo Iacchetti a raccontare, in italiano, la sua esperienza nella trasmissione di Antonio Ricci. Non mancano le risate registrate e le veline a fianco dei conduttori. Tra uno studio e l’altro, Iacchetti è apparso anche come conduttore nel telegiornale della sera, il cui schema e studio assomigliano al nostro Tg5. Non mancano Le Iene, a nostra volta preso da un programma argentino, in giacca e cravatta e occhiali da sole in cerca di scoop attraverso l’Albania. Il tutto appare come un prodotto “taroccato”, sensazione che probabilmente altri stranieri avranno avuto sintonizzandosi sulla nostra tv, dopo tutto anche l’Italia si è sempre “ispirata” altrove. Rimane, però, il dubbio lanciato dalla Littizzetto: queste trasmissioni sono state legalmente comprate, cedute gratuitamente o più sfacciatamente copiate?

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Cinzia Comandè

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