I magistrati sanno dov’è Fabrizio Corona

Non è l’ultima fiction di serie B in cui non ci stupiremmo di vedere protagonista Fabrizio Corona, e non è nemmeno possibile cambiare canale ed evitare il circo mediatico che da venerdì scorso, giorno della scomparsa del pluricondannato fotografo, ha assunto proporzioni cinematografiche. La Procura di Torino ha spiccato un mandato d’arresto internazionale per l’ex di Belen che a tutti gli effetti risulta latitante e ricercato dall‘Interpol. Ma che fine ha fatto il povero Fabrizio? In seguito alla condanna definitiva di 5 anni di reclusione per il reato d’estorsione ai danni del calciatore David Trezeguet, dalle 11,30 di venerdì si sono perse le tracce dell’ex re dei paparazzi.

“Se mi condannano scappo”- aveva dichiarato ad Annozero nel 2009, alla domanda finale di Corrado Formigli. Ma chi poteva mai dar credito al re degli sbruffoni? E invece da venerdì, dopo esser stato in palestra, nessuno l’ha più visto –  probabilmente è riuscito a scappare da una porta sul retro, di sicuro aiutato da qualcuno che ne pagherà presto le conseguenze. Intanto la pena a suo carico cresce, dopo la revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali da parte del Tribunale di Sorveglianza di Milano, la condanna a 5 anni di reclusione va a sommarsi alle precedenti, per le quali Corona aveva ottenuto benefici decaduti dopo la sua fuga. 7 anni, 10 mesi e 17 giorni spettano da scontare al bad boy, qualora si costituisse; eventualità che sembra sempre meno probabile col passare delle ore. Inutili gli appelli dei familiari, della ex Nina Moric e di Lele Mora. A rompere il silenzio ci ha pensato Filippo Marra, amico di Corona, che a Mattino 5 ha spiegato le vere motivazioni della grande fuga: “Fabrizio è certo che abbia influito il fatto che si trattasse di una giustizia piemontese. Se fosse stata una Corte lombarda a giudicarlo non avrebbe ricevuto una condanna così dura. Lui non scappa per paura della prigione ma per protesta contro un evidente accanimento della giustizia.” Si ricreda dunque chi pensava alla ritirata di un coniglio abituato ai vezzi che ha paura di dover dividere una cella…

Intanto ad intorbidire le acque ci ha pensato un criptico messaggio apparso sulla pagina Facebook del neolatitante, postato domenica intorno alle 15 nei pressi Quarto Oggiaro, zona periferica di Milano. Il post cita il romanzo “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami: «Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato». Pioggia di commenti e di likes per ciò che poi si è rivelato un depistaggio da parte dello staff di Corona che gestisce la sua pagina ; i commenti sui social network hanno fatto però emergere una strana approvazione verso il fuggitivo: che la sua protesta sia stata capita? I likes aumentano, i commenti fioccano (“Vai Fabry, così si fa”, “non voltarti indietro, hai fatto bene, la legge non è uguale per tutti”, “la vita e’ una sola, goditela finchè sei giovane”, “c’è chi ammazza e stupra e non passa neanche una notte in carcere, onore a te”): non mancano insulti, ma c’è chi prega per lui e chi lo immagina sdraiato al sole su una spiaggia brasiliana a fumare sigari – cosa altamente improbabile visto che il povero Fabrizio è sprovvisto di passaporto. Si vocifera che sia in Portogallo con otto milioni ben nascosti in un sacco della spazzatura. Vittorio Feltri dalle pagine del Giornale lancia la sua difesa: “Se mi è concesso- spiega l’ex direttore- vorrei definirlo con un sostantivo abusato, ma che rende l’idea: sbruffone. Sì, uno sbruffone di talento sprecato, non un delinquente abituale. La condanna a cinque anni di galera è eccessiva, incongrua, come dicono gli avvocati per darsi un po’ di arie. Il reato che gli hanno attribuito fa effetto: estorsione,una specie di rapina a mano armata. In realtà è una faccenda di fotografie malandrine lecitamente scattate con la solita tecnica da rubagalline.” Tutta Italia, indipendentemente dall’opinione, è col fiato sospeso e aspetta di vedere come andrà a finire. Ma per uno come Corona, che vive della luce dei riflettori, la pena più grande da scontare è di sicuro rimanere lontano dai media e dal clamore: non appena tutto questo circo mediatico si calmerà siamo sicuri che il volpone Fabrizio uscirà dalla sua tana.

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Valentina Evangelista

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