Tour de France, Nibali profuma di giallo

Con la magia gialla ben stretta sulle spalle di Vincenzo Nibali il Tour si gode il primo giorno di meritato riposo dopo dieci tappe tiratissime falcidiate dal mal tempo che, unito ai ritmi frenetici della corsa, ha messo a dura prova la resistenza psicofisica degli atleti. Descriv

ere e ripercorrere tutti gli eventi succedutisi in questa prima parte di gara è impresa ardua, ma va dato atto a Christian Prudhomme e soci che il percorso di quest’anno è degno della più importante corsa a tappe del mondo con insidie dietro l’angolo ben calibrate che, complice la pioggia battente, hanno sensibilmente dimezzato il lotto dei pretendenti al titolo tra i quali l’unico serio candidato è e rimane lo squalo di Messina. Si parte dalla Gran Bretagna e già nella prima tappa Mark Cavendish è costretto al ritiro per i postumi di una caduta che toglie di mezzo il più grande sprinter del mondo atteso quest’anno ad un faccia a faccia contro l’astro nascente Marcel Kittel. E’ proprio il tedesco a spadroneggiare nelle volate successive e la carovana saluta la Gran Bretagna non prima di aver assistito all’ impresa di Nibali, che sullo strappo finale dell’arrivo di Sheffield lascia tutti di stucco vincendo la tappa e indossando la sua prima maglia gialla.

Ancora due volate sontuose di Kittel, ma è la temuta tappa di Arenberg a mietere la prima vittima illustre della Grand Boucle: sui tratti di pavè viscidi le cadute si susseguono, ma è Chris Froome tra quelli coinvolti ad avere la peggio e il suo ritiro rimane una delle immagini più tristi e significative di questa edizione, lo vediamo salire in macchina sconsolato consapevoli che ogni minimo passo falso può essere fatale vanificando i sacrifici di un anno di lavoro. Le sorprese si susseguono ed è qui che Vincenzo Nibali da un’altra sterzata decisiva al suo Tour staccando tra i ciottoli un frastornato e incerto Alberto Contador, che arriverà al traguardo con oltre 2’30” di ritardo, rafforzando ancor di più una leadership sempre più solida. Chiusa questa parentesi tra i le pietre della Roubaix la carovana affronta due tappi relativamente tranquille con arrivi a Reims e Nancy che vedono protagonisti Greipel che riesce ad aggiudicarsi uno sprint grazie ad un incidente meccanico occorso a Kittel e il nostro Matteo Trentin che in una volata mozzafiato riesce ad anticipare Peter Sagan, dominatore della classifica a punti, al fotofinish regalandoci la seconda vittoria azzurra.

Il primo arrivo in salita è quello de la Mauselaine, erta insidiosa e adatta al colpo di pedale del pistolero che non si fa attendere mettendo la squadra a tirare per procedere poi da solo negli ultimi due chilometri. Vincitore di giornata il francese Kadri autore di un’azione magistrale partita da lontano, con Nibali terzo dietro uno scatenato Contador che racimola solo tre secondi all’arrivo. La corsa vive la sua prima giornata di montagna e la sfida è lanciata: riuscirà lo squalo a resistere agli assalti dello spagnolo che segue a quasi tre minuti di ritardo? Nella tappa successiva con arrivo a Mulhouse i big si controllano e prende il via una fuga interessante con uomini di classifica ansiosi di recuperare terreno, e tra questi è Tony Gallopin quello messo meglio in classifica che approfitta dell’andatura regolare del gruppo per spodestare temporaneamente Nibali dal gradino più alto del podio. Tappa a Tony Martin autore di un’impresa d’altri tempi con quasi tre minuti sul gruppetto di Gallopin che vanta tra gli altri atleti del calibro di Van Avermaet, Cancellara, Machado e Rolland e gruppo maglia gialla a oltre otto minuti.

Alla vigilia della festa nazionale del 14 luglio sarà un francese ad indossare la maglia gialla anche se è chiaro fin da subito che lo scettro di Gallopin è solo in prestito visto che la tappa con arrivo a Planche Des Belles Filles è di quelle da brivido e la pioggia, come sempre, ci mette del suo. Nove i gpm previsti e da subiti la corsa si fa dura con la fuga di atleti di prima fascia come Michal Kwiatkowski e Purito Rodriguez supportati dall’immenso Tony Martin e Giovanni Visconti. Il gruppo lascia fa re, ma il dramma è dietro l’angolo: Alberto Contador cade in discesa sull’asfalto viscido ai 100km dall’arrivo, viene soccorso e medicato e prova a ripartire, ma l’ematoma e forte e ai 70km dall’arrivo dopo un vano tentativo di rimonta il pistolero è costretto a dire addio al suo Tour con una tibia fratturata. Prima di salire in ammiraglia abbraccia e congeda il fido scudiero Michael Rogers, quest’altra istantanea sotto la pioggia è un altro dei momenti brutti di questo cinico e impietoso sport che mette fuori gioco un altro dei favoriti assoluti. Cosa resta di questo Tour senza Froome e Contador? Ai posteri l’ardua sentenza, ma la corsa va avanti con gli Astana di Nibali pronti a rintuzzare il gap coi fuggitivi in vista degli ultimi due gpm, i più duri della giornata. Sulla penltima erta il Col de Chevrères è bagarre ed è super Purito Rodriguez a salutare la compagnia involandosi verso la conquista di tappa e magia a pois, ma non ha fatto i conti con lo squalo di Messina che sull’ultima salita dimostra che campione è: grazie all’encomiabile lavoro di Scarponi e Fulsgang stacca Valverde e Porte e si lancia all’inseguimento della vetta staccando come birilli tutti i fuggitivi di giornata vincendo tutto solo una tappa che sa di storia. Si riprende la leadership con 2’23 su Porte e 2’47 su Valverde, e guarda al futuro con fiducia e ottimismo, ma con i piedi ben piantati per terra. Sulla carta questo Tour può solo perderlo, ma gli illustri ritiri devono essere un monito da tenere in mente ben chiaro perché in una corsa come questa ogni piccola distrazione può essere fatale. L’Italia del ciclismo si rende conto che l’occasione è ghiotta e che la sorte è dalla sua, l’obiettivo è alla portata e Vincenzo è un atleta all’apice della carriera. Tutti ingredienti che, se ben shakerati, potrebbero portarlo in carrozza alla passerella sugli Champs Elysees.

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Fabio Bandiera

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