Scudetto: si decide tutto in gara sette

Ripercorrendo il film di queste sei partite è difficile inquadrare una serie che ha regalato sorprese e continui rovesciamenti di inerzia, a cominciare dal due a zero con cui Milano aveva iniziato tra le mura amiche mettendo gli uomini di Crespi spalle al muro obbligandoli a non commettere nessun passo falso nei due match del PalaEstra. E Siena dopo sette scudetti consecutivi non si è fatta attendere, smentendo categoricamente chi sosteneva che il tricolore fosse già nelle mani delle scarpette rosse, riequilibrando le sorti della serie con due prove di grande intensità, duttilità tattica e sacrificio costellata dalle prodezze del fromboliere Marques Haynes e dal dominio sotto le plance di un Otello Hunter mai così convincente come in questi playoff. {ads1} Milano dopo le dimostrazione di forza di Assago ha smarrito per un attimo la bussola e ha perso inesorabilmente la sua convinzione granitica, venendo risucchiata dai suoi fantasmi e dalla paura di poter gettare alle ortiche una stagione di dominio assoluto. Siena mantiene l’imbattibilità interna una serie di finale scudetto e fiera del suo palmares si ripresenta al Mediolanum Forum spostando la pressione agli uomini di Luca Banchi meno abituati a tensioni del genere, e gara cinque altro non è che il film già visto in gara uno di Eurolega contro il Maccabi, dove l’Armani era riuscita a dilapidare un vantaggio consistente compromettendo di fatto le Final Four. Siena è più reattiva, tiene il march in equilibrio con ritmi bassi evitando le scorribande di Gentile e Langford consapevole che in caso di arrivo al fotofinish la sua esperienza sarebbe stato un valore aggiunto decisivo. Nelson e Hunter nel convulso finale dominano l’aria pitturata sporcando gli attacchi milanesi, convertendo in oro i possessi decisivi e ipotecando lo scudetto con un meritato successo esterno. Tre a due Siena e matchpoint da giocare nella bolgia amica per entrare più che mai nella storia di questo sport con Milano a leccarsi le ferite in un evidente stato confusionale.

Game Over? Tutto finito? Siena ancora una volta? Milano, la solita immatura incapace di vincere? Neanche per sogno, nemmeno a parlarne e sapete perché? Perché questo è uno sport unico nel suo genere, dove le contingenze e le incognite sfuggono ad ogni ipotesi di pronostico e dove gli attributi tirati fuori al momento giusto possono fare la differenza. E Milano li ha tirati fuori proprio quando servivano perché il racconto di gara sei è la pellicola di un sogno infranto, di bottiglie di champagne rimaste tappate e di un urlo liberatorio che ha accompagnato il canestro decisivo di Curtis Jerrels confondendosi con la sirena finale. Milano sbanca il PalaEstra e annienta la sua imbattibilità proprio nella gara della vita e tappa la bocca agli scettici uscendo da un incubo e aggrappandosi allo smisurato talento di Alessandro Gentile che si è caricato il peso offensivo di un attacco timoroso gestendo da vero leader i momenti cruciali del match, mentre Siena ha abusato del trio delle meraviglie Hunter, Carter, Haynes trovandosi senza collettivo nella rimonta finale. E ora? Si torna a Milano con mille variabili, mille paure e la consapevolezza che sarà vietato sbagliare. Le squadre si conoscono a menadito ed è inutile parlare di tattiche, di schemi e di altre strane alchimie poco credibili: conteranno i dettagli, la fame di vittoria e le motivazioni che entrambe le squadre hanno, sarà una lunga battaglia sportiva e il degno finale di una stagione che ha fatto dell’equilibrio il suo punto di forza. I record di Siena o il ritorno al successo di Milano? Tra poco più di ventiquattr’ore ne sapremo di più sperando che questa serata sia e resti una festa, dove al termine di quaranta sofferti minuti trionfi la lealtà e la correttezza che questo sport ha da sempre nel suo Dna.

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Fabio Bandiera

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