Serie A: Napoli incantevole, Palacio redivivo, Brozovic ritrovato, Chapeau Gasp

Un Palacio così non si vedeva da almeno due anni, Spalletti ritrova Brozovic, il Var risveglia il Verona, la Roma di rabbia vince a San Siro, il Napoli incanta ancora una volta, la Dea ingabbia la Vecchia Signora. Molte cose ha detto la settima giornata di Serie A. Qui abbiamo scelto quelle più interessanti.

LA DEA INGABBIA LA VECCHIA SIGNORA

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Gasp decisivo con i cambi dalla panchina

L’inaspettato succede nel posticipo di ieri sera. All’Atleti Azzurri d’Italia la Juventus si fa rimontare due gol dall’Atalanta e sbaglia un rigore discusso, nonostante il Var, con il suo uomo migliore Dybala. E la difesa continua a scricchiolare, proprio quando Allegri pensava di aver trovato la formula giusta dopo 3 cleansheet consecutivi con Fiorentina, Torino e Olympiacos. Ma se da una parte ci sono le lacune bianconere, dall’altra non si può non tenere conto di una realtà ormai consapevole della propria forza guidata da un allenatore che non smette mai di stupire. Dopo essersi fatti conoscere in Europa con 4 punti rispettivamente 3 con l’Everton e 1 con il Lione, la Dea sembra aver raggiunto un livello mentale superiore e il merito maggiore va indubbiamente a Gasperini.

Anche ieri in grado di essere decisivo dalla panchina: parte con Cornelius e si rende conto dopo 20 minuti (sotto 2-0) che la squadra non riesce a pressare e a tenere il baricentro alto, così alla mezz’ora sostituisce il vichingo e inserisce una seconda punta, se così vogliamo chiamarla, come Ilicic. A questo punto il reparto offensivo non avendo più una punta fissa, non ha più punti di riferimento per la Juventus: due uomini di grande talento tra le linee che svariano sul fronte d’attacco mettendo in difficoltà il risicato centrocampo a due juventino e una difesa non proprio impenetrabile e accorcia subito le distanze. Così argina l’avanzata bianconera mantenendo il risultato invariato e nel secondo tempo completa la rimonta sfruttando i soliti inserimenti delle mezze ali. Da sottolineare anche il grande lavoro affidato a Palomino che si inventa marcatore a uomo vecchio stile annullando un Dybala già di suo meno brillante. Chapeau Gasp.

PALACIO REDIVIVO

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Palacio, l’uomo in più di Donadoni

Rodrigo Sebastian Palacio detto El Trenza, classe ’82, 35 anni. Nelle ultime due stagioni in nerazzurro aveva collezionato 50 presenze per un totale di 5 gol. Numeri ben al di sotto del Palacio che conoscevamo, sempre in doppia cifra dal 2011. L’Inter così lo da via e l’argentino approda a Bologna. El Trenza sembrava destinato al tramonto per via della carta identità non più così giovane. Preso dai felsinei con l’idea di mettere in rosa un giocatore esperto che poteva far crescere i molti giovani a disposizione di mister Donadoni e a far rifiatare Destro là davanti. Ma se il fisico dipende anche dall’età, l’intelligenza no. Così Palacio sfrutta il periodo no di Destro e, ritrovando gli stimoli giusti che può dare solo una nuova esperienza, scala le gerarchie. Entra immediatamente nei meccanismi di Donadoni, si trova a meraviglia con Verdi, dispensa giocate di alta classe, ritrova il gol (2 in 6 partite … pensando ai 5 fatti in 50 partite negli ultimi due anni sembra che qualcosa sia cambiato) … e corre pure. Per Destro sarà dura togliere il posto a questo Palacio.

MINI BARCA AL SAN PAOLO

Maurizio Sarri

Maurizio Sarri

Mentre il Barcellona gioca in un Camp Nou vuoto e surreale per la questione referendaria catalana, al San Paolo scende in campo un mini Barcellona d’azzurro vestito guidato da un uomo illuminato. Il Napoli è la squadra che esprime il miglior calcio in Italia e sicuramente uno tra i migliori in Europa. Il modulo è il 4-3-3, lo stile è quello blaugrana, ma tutto personalizzato e definibile come sarrismo. Per spiegarlo bisogna partire da un assunto: il talento a disposizione, da ormai una decina d’anni, del Barcellona è oggettivamente e indubbiamente superiore a quello a disposizione di Sarri. E da questo comincia il suo capolavoro. Un capolavoro che ha avuto bisogno di 2 anni di lavoro, di vari esperimenti e di un pizzico di fortuna (Milik fuori per infortunio, Mertens centravanti d’emergenza).

La crescita individuale e tecnica di ogni giocatore azzurro è stata palese, ma forse il merito più grande di Sarri è stato dal punto di vista tattico. Se, infatti, il Barcellona può sopperire a una non troppo attenta disposizione tattica con il debordante talento, il Napoli non poteva permetterselo tanto che il difetto principale della squadra era proprio l’attenzione difensiva poiché quando calava, subiva perdendo punti preziosi e soprattutto certezze e consapevolezze nei propri mezzi. In questo inizio di stagione Sarri sembra aver sistemato anche quest’aspetto e i risultati parlano chiaro: primato in classifica, 7 vittorie su 7, 25 gol fatti e solo 5 subiti. Koulibaly è diventato il punto fermo della difesa limando i suoi difetti e ora è quasi insuperabile, Jorginho e Allan sono cresciuti dal punto di vista difensivo e tattico, e tutto questo ha portato più sicurezza a una manovra già collaudata e fluida. Insomma, il lavoro di Sarri va ben al di là di del tridente offensivo e delle mezze ali.

BROZOVIC RITROVATO

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Brozovic esulta dopo il primo gol contro il Benevento

La cura Spalletti non si vede soltanto nella continuità dei risultati, ma anche e soprattutto per queste cose. Marcelo Brozovic, il giocatore più altalenante e indisponente della rosa nerazzurra, quasi dato per partente in questa sessione estiva e ai minimi storici nei rapporti con società e tifoseria, si rimette d’incanto a disposizione e a servizio della squadra. Spalletti lo dosa e lo rilancia titolare contro il Genoa. Non partita brillante, ma il mister lo riconferma nella trasferta di ieri a Benevento. Il croato lo ripaga con una doppietta e 3 punti preziosi. Il segreto, però, oltre che un lavoro psicologico importante sicuramente del mister toscano, sembra essere la posizione in campo. Da sempre utilizzato come mezz’ala dai vari mister che si sono succeduti sulla panchina nerazzurra, Spalletti, come aveva fatto con Nainggolan, lo sposta di 10/15 metri più avanti, da regista avanzato alle spalle di Mauro Icardi. In questa posizione, probabilmente, essendo meno coinvolto nelle coperture di quando era mezz’ala e con più possibilità di vedere la porta, gli consente di esaltare maggiormente il suo talento. Se l’ennesimo esperimento spallettiano dovesse trovare conferma nelle prossime partite, l’Inter si troverebbe una soluzione in più decisamente pericolosa.

Ed ecco che un altro merito di Spalletti viene messo in risalto: l’Inter non dipende in maniera ossessiva dai gol di Icardi … oggi l’ha decisa una doppietta di Brozovic, la settimana scorsa gol decisivo di D’Ambrosio, a Crotone reti di Skriniar e Perisic. Segno che la squadra c’è anche quando le prestazioni non sono delle più brillanti.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).