Montecarlo: le nove vite di Nadal

Rafa Nadal rinasce nel Principato. Batte Monfils in finale e torna a vincere un grande torneo due anni dopo l’ultima volta. Djokovic perde a sorpresa all’esordio. Federer, al rientro, cade al primo vero ostacolo. Progressi da Murray, pur graziato da Paire. Finito l’idillio nella nazionale femminile italiana.

Spesso abbiamo dato Rafa per finito. Nel 2009 si ritirò da Wimbledon, stette fermo alcuni mesi e al suo ritorno pareva un comprimario. Rispose ai dubbi vincendo tre Slam nella stagione successiva. Nel 2012 fu battuto da Rosol nei Championships. Poi i problemi fisici lo costrinsero a restare fermo sino al febbraio seguente. Djokovic lo aveva sconfitto a ripetizione ma nel 2013 lui si prese la rivincita sia a Parigi che a NY. Le ultime due stagioni hanno ridato fiato a chi parlava di declino fisico e di fiducia intaccata. E’ tornato a giocare sulla terra sudamericana: a remare da fondo come a inizio carriera e a perdere tanti servizi. Ha sbagliato come non mai e ha conosciuto amare sconfitte anche sulla terra europea. E’ stato travolto da Djokovic a Parigi lo scorso anno e Fognini gli ha recuperato due set a New York. E addirittura, a Miami, lo abbiamo visto cedere alla calura. Proprio lui che è, senza dubbio, il migliore atleta mai visto su un campo da tennis insieme a Borg.

Nadal ha affrontato Montecarlo sperando soprattutto di ritrovarsi. L’eliminazione di Djokovic gli ha aperto la via ma ogni partita è stata parte di un percorso di rinascita. Superato Bedene, ha trovato Thiem che lo aveva sconfitto a Baires. L’austriaco si è procurato e ha sprecato palle break: 15 su 16 in un primo set poi perduto. Wawrinka lo aveva battuto a Roma e preso il suo posto sul trono parigino. Sembrava un quarto alla pari. Invece lo svizzero era in una delle sue giornate no e si è consegnato 6-1 6-4. In semifinale poi, per Rafa, è arrivato l’impegno più difficile. Murray era stato salvato agli ottavi dalla follia di Paire, avanti 6-2 3-0 e servizio. Poi contro Raonic si era rivista la sua versione migliore, ben diversa da quella del cemento americano. Anche Andy aveva dato un dispiacere a Rafa, nella finale di Madrid 2015. Il primo set di sabato ha ricalato quella partita: Murray coi piedi dentro il campo a spingere e Nadal a difendersi. E’ riuscito a restare in partita, aspettando il calo dell’avversario e il ritorno del suo dritto. Svolta nel 7° game del secondo: il break gli ha regalato il parziale e nel terzo lo scozzese non ne aveva più.
Gael Monfils è giunto all’atto conclusivo approfittando al meglio di un tabellone che gli si è spalancato davanti. Ha dominato tutti i suoi avversari compreso, in semifinale, un deludente Tsonga, reduce dalla vittoria contro Federer.
Circa la qualità della finale è questione di gusti. Chi ama la lotta, il sudore, i lunghi scambi, si sarà esaltato. Chi ama un tennis classico, fatto di variazioni, avrà storto il naso. Le condizioni di gioco, piuttosto veloci per tutta la settimana, sono tornate lente a causa della pioggia caduta in mattinata. Il francese ha recitato la parte tante volte interpretata da Ferrer: l’antagonista destinato alla sconfitta. Servizio irrilevante, punti e games lunghissimi, primo set da 73′ nel quale lo spagnolo va 3-1 e poi 5-3 per chiudere, infine, 7-5 grazie a un doppio fallo del francese. Monfils raccoglie le forze, spreca il vantaggio nel secondo, reagisce e impatta con un incredibile serve and volley. Siamo in parità ma la fatica del francese viene pagata nel terzo che Rafa vince 6-0.
E’ il nono titolo a Montecarlo per Nadal, a quattro anni dall’ottina del 2012.  Madrid e Roma ci lasceranno intuire se sarà stata vera gloria ma solo Parigi potrà dircelo. E’ atteso al riscatto Djokovic ch,e al primo match su terra dell’anno, ha incredibilmente perso da Vesely. Il giovane mancino ceco era atteso da tempo a un exploit ma è chiaro come il risultato dipenda dal serbo.
L’accaduto ha dato speranze a molti compresi i fan di Federer. Al rientro dopo l’operazione al menisco, il Genio ha giocato discretamente con Garcia Lopez, benino con Bautista Agut ma è caduto nei quarti con Tsonga subendo il break nell’undecimo gioco del terzo e reagendo con un lancio di racchetta e una pallina buttata sugli spalti che gli hanno causato un warning degno delle sue intemperanze giovanili.

Chiusura sulla Federation Cup, competizione snobbata dalle giocatrici e da quasi tutte le federazioni e trattata alla stregua di un campionato del mondo dalla nostra. Poco contavano i quattro titoli del recente passato e altrettanto vale per la retrocessione del 2016. Molto più rilevanti, invece, le prospettive e la rottura fra Giorgi e FIT, condita da parole davvero eccessive che rischiano di togliere all’Italia la sua unica giocatrice giovane. Paradossale la situazione Errani-Vinci: Roberta ha rinunciato al primo turno e Sara si è infortunata prima dello spareggio. Tutto vero, ne siamo certi, ma la doppia coincidenza ha scatenato inevitabilmente i dietrologi di professione e, intanto, una probabile medaglia olimpica nel doppio scivola via. Con queste premesse sembra proprio che Parigi 2010 e New York 2015 resteranno nello scrigno della memoria … da ammirare con sempre crescente nostalgia.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno