L’imbattibile Serena bissa Parigi e toglie la corona a Masha

Lo sapevano tutti, era il finale più scontata sia dal punto di vista del risultato che della ‘suspance’. Non c’è storia per Sharapova contro Williams. Serena colleziona un’altra vittoria e continua la sua marcia trionfale. 11 anni dopo il suo primo successo a Parigi l’americana strappa lo scettro alla regina uscente e dimostra per l’ennesima volta la sua imbattibilità nelle partite che contano. In 20 finali in carriera ne ha portate a casa 16 e perse solo 4. Continua a mietere vittime, successi e primati, è adesso la più vecchia vincitrice di un torneo nell’era Open, come dire: ’31 anni e non sentirli’. Prima di lei c’era stata Chris Evert che aveva vinto il settimo titolo nel 1986 a 31 anni e 5 mesi, ma Serenona con 3 mesi in più strappa via anche questo record.

 La Sharapova ha cercato di contrastare l’avversaria e, a dire il vero, in questa occasione è anche riuscita a fare meglio del solito, ma non abbastanza. Non ha mai dato l’impressione di poter sovvertire le sorti dell’incontro, in fondo un motivo ci sarà se non riesce a battere Serena da 9 anni. 6-4, 6-4 un punteggio dignotoso che riflette la resistenza della russa che fino all’ultimo ha cercato di rimanere attaccata al match. I game su servizio di Masha erano lunghi e sempre a rischio, quelli di Serena si chiudevano in battito di ciglia. Nel primo set l’unico vero sussulto della gara che sorprende il pubblico e Maria stessa: Serena pressata sbaglia 3 diritti consecutivi e lascia un break sul 4 pari. Si è trattato solo di un piccolo imprevisto, perchè poi ha deciso di concludere tutto e portarsi a casa il secondo set con vemenza. Masha nel primo gioco del secondo annula 5 palle break con orgoglio e determinazione , ma poi in soli 51 minuti la finale è già storia passata. 

La siberiana ha evitato di diventare protagonista delle barzellette che in quesi giorni hanno imperversato dul web per schernire la nostra Sara che vittima in semifinale del gioco ‘potente e rabbioso’ di Serena era rimasta in campo senza far scoccare l’ora di gioco. La migliore Sharapova regge 1 ora e 47 minuti, si presenta in lacrime alla premiazione e raccoglie un lungo applauso del pibblico che l’anno scorso l’aveva acclamata reginetta. Brava Maria ha fatto quel che ha potuto e ha giocato bene, ma nonostante tutto, resta il tabù: con Serena non si passa. “È stato un incontro molto difficile, ma adesso sono felicissima, vorrei tornare l’anno prossimo, perché amo Parigi”  ha spiegato la neo-campiobessa di Francia a fine match, aggiungendo: “non penso al passato, è stato incredibile tornare al successo dopo tanto tempo, mi godo il momento”.  Ora arriva Wimbledon: l’unico interregotivo da tempo nel tennis femminile è ridondante: esiste qualcuna che può contrastare la supremaazia Williams? Al momento pare di no e di nuove leve non se ne vedono, anche per lo Slam di Londra si prospetta un copione già scritto a meno che non sia proprio Serena che decida per il colpo di scena.

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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