Isner e Stephens: Miami è americana

Isner conquista a Miami il primo Mille della carriera battendo in finale 6-4 al terzo Zverev. Delude Federer, fuori forma Djokovic, stanco Del Potro. Nadal torna 1 senza giocare. Stephens supera Ostapenko e si aggiudica il torneo femminile. L’ultima edizione a Key Biscayne è stata anche quella dei tennisti laureati.

A quasi 33 anni e dopo tre finali Mille perdute, Isner corona il sogno di una vita, conquistando Miami e dando seguito al titolo di Sock a Bercy del novembre scorso. Questo doppio successo può significare una rinascita del tennis americano? L’anagrafe di Isner e l’estemporaneità di Sock lasciano sospettare diversamente, tuttavia è auspicabile come nella nuova era tennistica il paese che tanto ha dato al nostro sport possa dare il suo contributo. Isner ha approfittato con intelligenza del calo dei Fab Four – nessuno era qui al terzo turno, non capitava in un grande torneo da tempo immemore – e dell’immaturità dei giovani. Un’intera generazione ha visto compromesso qualunque sogno di gloria da una concorrenza eccezionale, ora che i grandi stanno perdendo un po’ di mordente, qualche spazio si sta aprendo e forse il prossimo biennio potrà dare opportunità a molti di togliersi soddisfazioni, prima che le stelle del 95-99 vadano a sostituire i grandi degli ultimi lustri.

Federer era parso titubante già a Indian Wells, dove aveva comunque raggiunto la finale. Opposto a Kokkinakis, talento frenato da innumerevoli infortuni, si è consegnato nel tie break del terzo, mostrando la consueta incertezza nei momenti decisivi. Lo svizzero ha così perduto il trono ATP e ha annunciato che, come lo scorso anno, salterà la stagione su terra. Nadal la attende invece con consueta impazienza, è tornato 1 e riprenderà l’attività in Davis contro la Germania. Murray e Wawrinka si stanno allenando, lo scozzese sarà pronto per l’erba mentre Stan dovrebbe esserci già da Madrid. Continuano i dubbi legati a Djokovic. Dopo l’umiliante sconfitta con Daniel in California, Nole non è andato meglio a Miami, battuto da Paire. Agassi ha annunciato la fine di un rapporto con il serbo parso poco convincente sin dall’inizio, vedremo se la stagione su terra darà qualche segnale.

isner

Favorito a Miami era Del Potro, reduce dai titoli di Acapulco e Indian Wells. Visibilmente stanco, l’argentino si è aggrappato alla classe e sostenuto dal pubblico latino si è spinto alle semifinali, dando 7-6 al terzo a Raonic in quarti. Suo avversario al penultimo atto è stato Isner, bravo a battere prima Cilic e poi a dominare Chung. Il gigante americano è stato perfetto, un break nel primo set e un tie break del secondo dominato gli hanno permesso di rovesciare il pronostico.

Nella parte alta del tabellone si è rivisto uno Zverev su discreti livelli. Non siamo ancora al tennis scintillante visto a Roma e Montreal, ma il tedesco è parso almeno invertire la rotta. Ha iniziato male, 7-6 al terzo con Medvedev, successo in rimonta con Ferrer, poi ha profittato di un avvio da turista (1-5) di Kyrgios in ottavi e dato 6-4 6-4 a Coric in quarti. Il soldatino croato ha replicato le buone sensazioni di Indian Wells dando vita in ottavi a un match di grande interesse con Shapovalov. Da buon regolarista lo ha vinto 6-4 al terzo, tuttavia è auspicabile che il canadese limi presto i difetti del suo tennis, come la debolezza della seconda, l’assenza di colpi interlocutori e l’atavico calo nei tie break. I Coric sono ammirevoli, ma gli Shapovalov personificano la speranza di mantenere il tennis sui livelli di interesse vicini agli attuali. A proposito di difensori, Carreno si è spinto sino alle semifinali, è andato 3-0 al tie break con Zverev, che però da lì non ha concesso più nulla.

La finale è stata interessante, combattuta, bella a tratti. Zverev ha annullato 5 palle break nel primo set per poi vincere un tie break nel quale Isner ha commesso un esiziale doppio fallo in situazione di parità per poi mettere largo un rovescio sul set point. Emozionato e carico, consapevole dell’occasione presentatagli davanti, l’americano ha reagito alla delusione, piazzando il break sul 4-4 del secondo con un dritto reso vincente dalla chiamata di hawk eye e chiuso 6-4 salvando due palle break, costretto sulla seconda da un gran recupero per andare a rimediare a una volée tremolante. Isner ha sbagliato di più ma prodotto più gioco rispetto a Zverev, anche nel terzo è il tedesco a dover difendere il servizio. Salva palle break sull’1-1, sul 2-2, poi al nono gioco un dritto in rete determina la svolta. Sasha scaglia a terra la racchetta, Isner si prepara al game di servizio più importante della carriera e non trema: 6-7 6-4 6-4.

stephens isner

Dal prossimo anno il torneo non si giocherà più a Key Biscayne: ci si trasferisce all’Hard Rock Stadium, sede della squadra di football dei Dolphins. È stato un congedo trionfale per il tennis USA perché il titolo di Isner è stato preceduto da quello di Stephens. La 26enne nativa proprio della Florida si è confermata dopo gli US Open una specialista dei tornei di casa. Ha respinto le velleità di Muguruza in quarti per poi spegnere alla distanza la tre volte vincitrice del torneo Azarenka. È stata una settimana di rinascita per Vika, capace di sconfiggere Keys, Radwanska e Pliskova. Speriamo che la causa per l’affidamento del suo bambino non limiti ulteriormente i suoi spostamenti. Serena ha perduto all’esordio da Osaka, ma sia la giapponese che la Kasaktina, finaliste di Indian Wells, si sono arrese nei primi giorni di Miami.

Come Zverev anche la Ostapenko ha ritrovato in Florida qualche certezza dopo il lungo periodo di oblio. I suoi colpi hanno eliminato via via Kvitova, Svitolina e in semifinale la sorpresa Collins. Autentica favola di questo mese sul cemento, l’americana passata professionista dopo la laurea, è giunta in ottavi in California e addirittura alle semifinali in Florida, partita dalla qualificazioni, con la ciliegina del successo ai quarti su Venus Williams, suo idolo di infanzia. Sia Isner sia Collins sono entrati nel circuito dopo la laurea, chissà che questo torneo non convinca altri americani dell’esistenza di un’altra strada da seguire.

La finale è durata un set, dominato dalle risposte. Sloane è salita 5-3, rimontata ha rischiato di sciupare un vantaggio di 6-2 nel tie break, ma ha chiuso 7-5. La lettone ha sparato colpi e commesso gratuiti, l’americana rincorso con intelligenza ed efficacia. Un dritto in rete nel quarto gioco del secondo ha rappresentato la resa per Ostapenko, crollata sino all’1-6. Se starà bene e manterrà questa condizione, Stephens potrà vivere un 2018 splendente.

Twitter: @MicheleSarno76

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