Finale scudetto, Reggio Emilia c’è

Parte bene Reggio Emilia nella finale scudetto più incerta e sorprendente degli ultimi anni rifilando un secco e perentorio due a zero (82-63) (84-71) a Sassari sbarcata al PalaBigi in cerca di gloria e pronta a dimostrare le sue innate doti corsare, ma costretta a tirare i remi in barca dopo due sconfitte sonore nel punteggio e preoccupanti nelle dimensioni. Gli emiliani gasati dalla storica finale raggiunta in gara sette sbancando il Taliercio di Venezia hanno saputo gestire, grazie all’esperienza dei pluriscudettati ex mensanini Kaukenas e Lavrinovic, la pressione interna disputando due partite perfette annichilendo l’avversario nei primi due quarti senza dargli alcuna possibilità di reagire per poi tenere in tranquillità i velleitari e sterili tentativi di rimonta isolani. Due gare dall’andamento simile con gli uomini di Menetti pronti a partire a razzo complice un’intensità difensiva che ha minato le sicurezze offensive di Logan & co. costretti a subire una forza d’urto superiore alle aspettative. Oltre al blasonato duo lituano è l’orologio Grissin Bon a girare a pieno regime con un Polonara (20p e 18p) stellare vera mina vagante per una difesa distratta con i suoi tentacoli a rimbalzo e il suo istinto da killer dalla lunga di Galandiana memoria. Cinciarini e Della Valle a scandire un ritmo forsennato, Kaukenas cecchino dalla media, Lavrinovic uomo ovunque dalle medie siderali, Silins pronto a punire sugli scarichi dall’arco e Cervi redditizio e intimidatore pronto a scatenare la bolgia del PalaBigi.

Mescolando un cocktail ad alto potenziale come questo è dura per chiunque venirne a galla se poi a questo aggiungiamo fame ed entusiasmo per una delle piazze storiche del basket che attende da anni questo momento. A farne le spese fino ad ora è una Sassari troppo brutta per essere vera surclassata in ogni fondamentale e a lungo in balìa di estemporanee giocate individuali, ma puntare il dito contro la discutibile cabina regia di Sosa o sulle forzature di Dyson e Logan sarebbe troppo semplicistico. Gli uomini di Sacchetti hanno smarrito la bussola in ogni reparto palesando sorprendenti limiti di intensità dovuti anche alle tossine del dopo Mediolanum Forum, percentuali pessime e scelte di tiro spesso avventate e in tal senso lo sguardo preoccupato e a tratti smarrito del mitico coach denota una evidente stanchezza soprattutto mentale. Si riparte dal PalaSerradimigni pronto a recitare la sua parte e a sostenere un Banco Sardegna che in casa troverà di sicuro gli stimoli e l’intensità giusta per ricaricare le pile per ridurre un gap che in queste due prime uscite è sembrato fin troppo evidente. L’evidenza è nei numeri che parlano a senso unico: Reggio sfiora il 60% da due, va oltre il 40% dalla lunga e quasi all’80% ai liberi, dall’altra parte Sassari raccoglie poco sopra il 42% dal campo e il 25% dai 6,75 non raggiungendo nemmeno il 70% dalla lunetta.

Reggio riesce a piazzare cinque uomini per gara in doppia cifra riuscendo quasi sempre a soluzioni di tiro comode e frutto di ottime rotazioni, Sassari abusa dei singoli e spesso e costretta a lanciarsi nell’aria pitturata in cerca di fortuna cadendo in balia degli aiuti dei lunghi avversari e travolta dai contropiede della Menetti band. Compito psicologicamente arduo quello degli uomini di Sacchetti, ma nei play-offs si naviga a vista e mai come in quelli di quest’anno il fattore sorpresa è stato il leitmotiv costante di una delle edizioni più belle ed equilibrate di post-season. Non ci resta che goderci quel che resta di quest’ultimo atto consapevoli che le emozioni e lo spettacolo non mancheranno e che chi si aggiudicherà il tricolore avrà compiuto davvero un’impresa memorabile da lasciare agli annali.

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Fabio Bandiera