L’Italia di oggi in 13 “racconti mondiali”

Quelli, come tanti altri mondiali, hanno scandito il nostro tempo, incastonandone i ricordi dentro un gol, un palo o una qualificazione sofferta. Ognuno ha il proprio “racconto mondiale” da condividere, così come la squadra del progetto Narrativo Presente, in grado di regalarci “Racconti Mondiali – 13 racconti sui mondiali di calcio e l’Italia contemporanea” una produzione edita da Autodafé dopo un’accurata selezione iniziata nel febbraio di quest’anno.
Il risultato è una compagine di 11 giocatori e 2 riserve della parola, divisi tra blogger, giornalisti, scrittori di professione e narratori improvvisati, scesi in campo per raccontare quale fu il miglior mondiale di sempre. Forse quello di Baresi che piange sulla spalla di Sacchi in Usa 1994? O forse quello in cui il fuoco di Tardelli infiammò la capitale madrilena? {ads1} 13 storie in cui il calcio ora la fa da padrone, ora da sottofondo discreto per chi si gioca la partita della vita. 13 racconti superbamente scritti che leniranno le più veritiere sofferenze della disfatta nazionale in terra brasiliana. 

TOMMASO (di Lorenzo Banfi): un torneo tra società diverse, in campo l’orgoglio… e forse qualcosa in più. Una generazione che si aggrappa ad una carriera mancata, ad un sogno sfumato tra le trame dell’ordinarietà da colletto bianco. Una carriera però che proprio nel suo amaro finale trova un guizzo di riscatto.

LA RAPINA MONDIALE (di Lorenzo Mazzoni): Una rapina mancata, e un Ivano Gambardella che già dal nome richiama vaghe assonanze con il Jep de La Grande Bellezza. Accomunati, tanto per cambiare, da una noia esistenziale con cui si trascinano a stento tra le (inesistenti) pieghe di una vita piatta.

SPERIAMO DI NON CADERE (di Cristiano Mazzoni): Un elogio del calcio come palestra di vita. Uno stadio di provincia che diventa baricentro dell’universo sportivo e zenit delle speranze di un’intera comunità.

LA SOSTITUZIONE (di Fernando Coratelli): Ok, di storie di integrazione ed emarginazione a matrice etnica ne abbiamo già lette a bizzeffe. Lo straniero che diventa incompreso, la diversità sovrapposta allo scherno…eppure la palla e rotonda, e potrebbe riuscire a chiudere il cerchio di un’umanità troppo interessata a coltivare il proprio, arido, orticello.

LA COPPA DEL MONDO (di Federico Bagni): Un bel racconto riassumibile nella massima “Ci ritroviamo dentro una vita che non volevamo, perché c’è mancato il coraggio di immaginarne una”. Chapeau.

E’ UNA VITA CHE MI PREPARO (di Alessandro Sesto): La grettezza del Birbabar fa da sfondo per una riflessione sulla tolleranza. O forse una stoccata d’autore contro chi ancora usa la parola negri in senso dispregiativo.

LA TERRA AL TEMPO DEI MONDIALI (di Luigi Tuveri): ammetto la mia limitatezza…ma il finale (per cui vale la pena leggere questo racconto) rimane ancora un rebus da decifrare.

L’UNICA COSA REALE (di Sabrina Minetti): Forse il racconto che ha più presa nel mondo reale, nell’attualità, e proprio per questo il racconto più intenso. La speranza di molti popoli che si schianta in un centro di primo soccorso e accoglienza nell’isola sperduta di Lampedusa. La terra di nessuno dove uno strappo alla regola e un pallone da calcio, permettono di riscrivere la geografia dei popoli, riscattando anche i sacrifici di chi si è annullato per cambiare, anche se in piccolo, questo mondo.

IL QUARTO INVITATO (di Martina Fragale): La non-curanza per la competizione mondiale nel rapporto padre-figlia. Scelte di giovani inconsapevoli, che trovano solo nel finale un senso al più ampio disegno di vita. E il mondiale che, quatto quatto, torna ad essere protagonista.

LA GAZZELLA (di Fabio Giallombardo): I due Schillaci presi a misura dell’imprevedibilità esistenziale. L’uno (Antonio Maurizio) dal futuro ormai orientato verso la gloria, con un contratto faraonico in serie A e la prospettiva della bella vita. L’altro, Salvatore, giovane promessa in cerca del suo posto nel mondo. Una dicotomica narrazione dei due mondi Schillaci che, nella loro perfetta contrapposizione di intenti (e di eventi), non fanno altro che confermare quell’armonia dell’essere umano. Ora in rapida ascesa, ora in gravosa caduta.

CAPITAN NESSUNO (di Davide Schito): “Così ti ritrovi, a vent’anni, ancora in quegli stessi campetti spelacchiati, con le tribune da cento posti sempre vuote e una maglia dai colori improbabili sponsorizzata dall’imbianchino del paese”. Questa la (sorprendentemente veritiera) premessa di una storia che di vero ha solo la rotondità del pallone. Un viaggio fantastico nel mondo del se…non.

LA SCOMPARSA DI VALSECA (di Daniele Trovato): Tocco giallo da prima serata Raidue per il quasi thriller di Daniele Trovato. Testimonianze, ricostruzioni e accuse che cercano di spiegare perché la giovane promessa Edoardo Valseca (tributo dichiarato in premessa a Ezio Vendrame, allenatore e scrittore italiano) abbia fatto perdere le proprie tracce. Un po’ denuncia della frivolezza del calcio, un po’ carezza dal sapore anticonformista, un po’ elogio della poliedricità…Valseca è ciò che speriamo sempre di incontrare: qualcuno che ci faccia sentire miseri, e bisognosi di estendere i nostri orizzonti.

IL MUNDIALITO (di Milton Fernández): Può una partita, pianificata come distrazione per popoli sotto dittatura, ribellarsi alla propria natura divenendo motore della rivoluzione? Allo stadio Centenario di Montevideo, in quella partita del 10 gennaio 1981 tra Urugay e Brasile, l’improbabile divenne possibile.

Vuoi commentare l'articolo?

Gianluigi Cacciotti

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->