Brasile nuove lacrime Olanda nuovi rimpianti

Nei giorni passati gli olandesi a partire da Robben per finire con l’allenatore Van Gaal hanno dichiarato espressamente che erano disinteressati alla partita valida per il terzo posto. I brasiliani dal canto loro dovrebbero compiere imprese davvero grosse come camminare sulle acque o iniziare a moltiplicare cose, tipo sacchi di soldi da distribuire al popolo dei tifosi, per rimediare alla tragica sconfitta subita contro i tedeschi, visto che nessun risultato della finalina di ieri avrebbe potuto ridimensionare la gravità del fracaso del Mineirao.

Certo che una vittoria avrebbe potuto almeno alleviare le sofferenza dei tifosi e dar loro un po’ di speranza, ma soprattutto avrebbe consentito a dei calciatori psicologicamente a pezzi (ed in gran parte incolpevoli) di raccogliere almeno un timido applauso di commiato dal pubblico domestico. Ma le cose si sono messe male da subito: gli Oranje si saranno pure presentati in campo col piglio della squadra che deve giocare un’amichevole ma si sa che nel calcio la parola amichevole significa poco, basta vedere cosa succede in migliaia di campetti sparsi per il mondo dove ultracinquantenni, posati professionisti e pardi di famiglia, litigano brutalmente con fraterni amici per un semplice fallo laterale.

Così tra le svagatezze della difesa verdeoro, l’abilità incontestabile degli olandesi nell’interpretare il contropiede e la complicità di un arbitro cui bisogna necessariamente dedicare alcune riflessioni, l’Olanda passa in vantaggio dopo 8′ di gioco. Sembra un incubo che si ripete. Ma l’incubo si materializza dopo poco col raddoppio della compagine europea al 15′. I tifosi sugli spalti iniziano ad irrigare il terreno di gioco con copiose lacrime, i pentacapeones in campo vorrebbero smaterializzarsi anche a costo di rimaterializzarsi in carcere o in trincea in un immaginario fronte di guerra. Ma purtroppo le leggi della fisica sembrano non concedere queste chance. Quindi i ragazzi di Scolari si sono rimboccati le maniche ed hanno giocato la partita in attacco, anche solo per fare un gol.

L’Olanda dal canto suo è squadra concepita all’italiana, tutta catenaccio e contropiede portato alla grande, da gente tecnica e veloce, ben rappresentata da Arjen Robben. Così nulla cambia fino ai minuti di recupero del secondo tempo quando Wijnaldum mette dentro la palla del 3-0. La sconfitta è netta certo e rende ancora più duro deglutire il rospo ma lo rende ancora più indigesto il fatto che se rimaniamo ai fatti nella loro oggettività l’Olanda ha segnato 3 gol irregolari! Il fallo che ha portato l’arbitro a concedere il rigore per l’1-0 era stato commesso fuori area quindi lì andava concesso un calcio di punizione con relativa espulsione per il Thiago Silva che ha commesso fallo come ultimo uomo. Il secondo gol è viziato da un fuorigioco. Il terzo gol è realizzato con un’azione di rimessa viziata da un netto fallo con cui Janmaat strappa la palla a Oscar a centrocampo.

Qui non importa il risultato e qui non stiamo a sindacare su “ingiustizie” a danni di nessuno: quì ciò che sconcerta l’osservatore intelligente è il constatare che in una delle partite più importanti che una nazionale di calcio possa giocare si possano verificare errori simili in maniera seriale. Lo sport più ricco in assoluto, in uno dei suoi momenti più popolari, a reti unificate, di fronte ad un miliardo e più di spettatori in tutto il mondo, lascia ad una persona, che non è uno degli atleti che devono fare il risultato, il potere di determinare il risultato sul campo in modo del tutto arbitrario. Come è possibile? In quale sport quella che dovrebbe essere una presenza del tutto neutra, che dovrebbe solo garantire il rispetto delle regole, può arrivare a contare più di tutti gli atleti in gara? Ah è vero, nello sport più ricco! Così alla bisogna se il risultato in campo non risponde alle esigenze di chi ha troppo investito si può sempre cercare di aggiustare qualcosa…è per questo che una tecnologia come la moviola in campo è rifiutata da quei poteri che questo sport vorrebbero continuare ad inquinare. 

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Francesco Corrado

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