Brasile 2014: il mondiale delle palle inattive

A quattro gare dalla conclusione e dopo averne assorbite sessanta possiamo cominciare a tirare le somme e stilare un bilancio tecnico di questa edizione della coppa del mondo. Alla fin fine il “Mondiale dei Mondiali” è stato di una noia pazzesca. In fondo sono arrivate le squadre che da pronostico dovevano arrivarci. Le teste di serie di ogni gruppo, ad eccezione del patetico Uruguay e della spompatissima Spagna, hanno concluso al primo posto il proprio raggruppamento ed hanno poi vinto il rispettivo ottavo di finale e l’accesso alle semifinali è stato appannaggio delle favorite. Negli scontri ai quarti di finale un solo gol su azione, quello di Higuain al Belgio. Gli altri miseri quattro gol sono tutti arrivati da palle inattive. Inattive e palle: ecco le parole chiave per commentare Brasile 2014.

 

Palle: quelle che ci siamo fatti. Di gioco vero, non quello effettivo ma quello in cui si è giocato a pallone, pochi minuti. Vuoi per il clima, vuoi per l’esasperazione dell’attendismo portato all’estremo, le partite si sono decise nei minuti iniziali o in quelli finali. L’ iniziale remake della finale di quattro anni fa ci aveva fatto sperare in una edizione pirotecnica. Solo più tardi abbiamo capito che non erano botti d’ artificio ma fuochi fatui che illuminavano il declino dei prossimi ex campioni del mondo. Nell’ unico incrocio “storico”, quello tra Francia e Germania, abbiamo potuto gustarci un incontro incerto, vibrante ed appassionante ma solo perché grazie ad un forte anestetico sugli occhi è calata una patina  vecchia di oltre trent’anni e l’ iride psicotropizzata ha rivissuto l’appassionante semifinale di Spagna ’82, una delle più belle della storia dei Mondiali.

Inattivo come lo è stato il calcio. Nessuna novità tattica, nessun gioco da strabuzzamento oculare, tolto James Rodriguez nessun esordiente ha accecato con il suo bagliore. lo stesso Neymar, stella predestinata di questo Mondiale, è diventato l’icona del Brasile solo dopo essersi lesionato una vertebra contro la Colombia. Un po’ poco per  chi indossa la maglia numero 10 della Selecao. Il calcio mondiale sembra immobile. Il vero protagonista del Mondiale è senza dubbio lo spray per posizionare la barriera alla corretta distanza e tenerla inchiodata lì evitando  i fastidiosi passetti d’ avanzamento.

Ciò che invece di bello si è visto, e non poteva essere altrimenti, lo ha prodotto l’ ambiente. Il Brasile, la sua storia calcistica e no, non merita una ingerenza sociale forte a causa delle proteste popolari. Il paese pentacampeao non poteva che ridare ad un calcio malato allegria, feste e soprattutto, nel paese che come disse Amado combatte il razzismo a letto, la totale assenza dell’ intolleranza. Tutto questo ci ha permesso di assistere a scene che noi beceri abitanti dello stivale dobbiamo attendere il 6 nazioni per vederle in uno stadio. Una delle cartoline che rimarrà nelle nostri menti bacate sarà l’ abbraccio tra Klinsmann e Wilmotz durante Usa- Belgio.

Non ci resta che posizionarci davanti alla tv come bramosi lupi famelici in attesa di una rabona, una rovesciata, un pallone all’ incrocio dei pali. Abbiamo ancora quattro partite per poter mettere nella bacheca dei ricordi qualcosa di epico che non sia il culo della Costarica o l’ inconsistenza dell’ armata Brancaleone prandelliana.

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Francesco Lorito

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