Salerno e l’antica arte di stare bene

Visitiamo Salerno ripercorrendo le vicende della Scuola medica più antica d’Europa. E di una città che si è saputa reinventare

ViewPacichelliofSalernoC’è stato un tempo in cui Salerno era patria dei migliori medici d’Occidente. Sovrani e cavalieri di ritorno dalle crociate ci si fermavano speranzosi di guarigione, spesso ricuciti alla bell’e meglio e in fin di vita; più o meno come oggi si andrebbe alla John Hopkins di Baltimora, l’ospedale più famoso del mondo. Intorno alla Scuola Medica Salernitana nacque di fatto una vera e propria università, la prima in Europa, prima ancora che a Bologna; non solo formò grandi dottori, ma sfornò anche le prime dottoresse (stiamo parlando dei secoli X-XIII).

Come mai tanto sviluppo scientifico e culturale nella Salerno medievale? Che cosa ne rimane oggi? Interrogativi che possono fare da filo conduttore per una visita alla città contemporanea.

Il primato della contaminazione

20200104_152320Nel suo linguaggio fantasioso e allegorico, la leggenda ci spiega l’origine della scuola medica. Sotto i fornici dell’antico acquedotto dell’Arce, di notte si ripara un mendicante di nome Salernus a medicarsi le ferite; gli si avvicina Pontus, un pellegrino greco, poi altri due viandanti, l’ebreo Elinus e l’arabo Abdela: tutti e quattro cominciano a discutere sulle ferite di Salernus e sul modo di curarle, un po’ come quando gli umarell discutono di cantieri, e così scoprono di essere tutti appassionati della materia. Decidono allora di collaborare e raccogliere le loro conoscenze in un’unica scuola stabile, unendo le tradizioni mediche latine, greco-bizantine, ebraiche e arabe.

La scuola si sviluppa già dal IX secolo, favorita dalla posizione di Salerno al centro del Mediterraneo, dalla presenza di monasteri benedettini che conservano i testi di Avicenna e Averroè, di Galeno, di Ippocrate, e dal clima salubre. Grazie all’origine laicale la scuola ha un’impostazione non filosofico-religiosa ma medica e fisica, basata sull’osservazione, la pratica e l’esperienza. scuola-medica-salernitanaCi insegnano arabi, ebrei e anche donne: Trotula De Ruggiero, nel 1050 o giù di lì, osservando che le donne muoiono di più perché restie a farsi visitare da medici maschi, scrive il De passionibus mulierum, primo trattato di ostetricia e ginecologia. Federico II, nel 1231, sancisce che nel suo regno può esercitare la professione medica solo chi si sia diplomato presso la Schola Medica Salerni. Insomma, roba seria.

I luoghi di Ippocrate

Per avere un’idea di come funzionasse la scienza medica a quei tempi, e con quali attrezzi chirurgici si trapanassero crani e altre amenità del genere andate a vedere il Museo Virtuale Scuola Medica Salernitana, in via dei Mercanti, e il Museo Roberto Papi, uno dei più importanti musei al mondo per quantità di attrezzi medico-chirurgici. Ma al tempo la chirurgia era solo l’extrema ratio delle arti curative, quella riservata ai traumi di guerre e altri accidenti. Ciò che era alla base dello star bene era piuttosto la prevenzione e la farmacologia, intesa come somministrazione di sostanze curative: per comprenderlo bisogna andare al Giardino della Minerva.

20200104_194140Prima dell’avvento dell’aspirina moderna nel 1897, ogni farmaco derivava dalle piante officinali; per questo farmacologia e conoscenze botaniche andavano di pari passo. E per questo erano così diffusi i ‘Giardini dei semplici’, laddove i semplici non erano dei fraticelli un po’ ingenui ma i principi attivi delle piante, che diventavano complessi se combinati gli uni con gli altri. A Salerno sorse il capostipite di tutti gli orti botanici d’Europa intesi come luoghi di formazione e didattica per gli studenti di medicina; se ne fece carico il Maestro Matteo Silvatico, medico e botanico, che nel Trecento lo istituì a supporto della Schola Medica su una serie di terrazzamenti nel centro della città, sfruttando il corso del torrente Fusandola alla maniera dei giardini arabi, con cascatelle e canalizzazioni. Oggi l’orto botanico, che è gemellato con quello svedese di Carlo Linneo a Uppsala, affacciato sul golfo di Salerno tra pergolati e fontane contiene oltre 300 piante medicamentose, tra cui la leggendaria mandragora. Si tratta di un luogo dallo straordinario valore storico-culturale, scientifico e paesaggistico; c’è anche una famosa tisaneria e può essere vostro al costo di soli 3 euro per l’ingresso.

A Salerno, dopo i longobardi e i normanni arrivano gli angioini, che però fanno base a Napoli, e lì nel 1224 fondano l’Università, dando inizio alla storica avversione dei salernitani. La Schola Medica pian piano declina ma resiste fino al 1811, quando Murat per razionalizzare il sistema formativo borbonico la declassa a “Real Liceo”, dipendente da Napoli ma pur sempre “Cattedra di Medicina e Diritto”. Il colpo di grazia glielo dà Francesco De Sanctis, quello della Storia della letteratura italiana, che diventato ministro del nuovo Regno d’Italia nel 1865 – oggi si direbbe ‘per ottimizzare le risorse’ – chiude la cattedra e tanti saluti. universita-degli-studi-di-salerno-unisa-logo-CB7C462BBB-seeklogo_comBisognerà aspettare un secolo perché a Salerno torni l’Università, nel 1968, e il 2005 perché venga nuovamente istituita una Facoltà di Medicina presso l’UniSa, l’Università degli Studi di Salerno con sede a Fisciano, in posizione baricentrica tra Salerno e Avellino. Una posizione che voleva favorire uno sviluppo più equilibrato del territorio provinciale ma che ha finito per penalizzare proprio Salerno, l’Hippocratica Civitas.

Salerno vs. Napoli?

 

20200105_172002La quale in realtà, negli ultimi venticinque anni se l’è cavata piuttosto bene. Non solo ha avviato da tempo e con successo la raccolta differenziata mentre a Napoli c’era la crisi dei rifiuti, ha chiamato archistar come Zaha Hadid, Oriol Bohigas e Ricardo Bofil a dare lustro a una generale riqualificazione della città e del suo centro storico, ma ha saputo anche inventarsi una nuova vocazione turistica, legata non solo alla Costiera Amalfitana ma anche a iniziative stagionali come le famose Luci d’Artista. Per la manifestazione natalizia, nel periodo tra novembre e gennaio, a partire dal 2006 arriva così tanta gente che, oltre ad essere difficile trovare sistemazioni ricettive, nelle strette vie del centro storico vengono istituiti veri e propri sensi unici pedonali, presidiati da decine di ausiliari del traffico. La città è molto più piccola di Napoli, il che rende velleitari certi tentativi di paragone (di solito ad opera dei salernitani; Napoli pare piuttosto indifferente alla rivalità, perché sostiene che non ci sia storia, anche in campo calcistico), ma il commento generale è che la differenza per livello di organizzazione e senso civico in favore di Salerno sia molto evidente.20200104_183913

Tutti i salmi terminano in gloria

Per finire, non possiamo non suggerirvi un luogo per sperimentare la vera salernitanità culinaria: Vicolo della Neve, nell’omonimo vicolo, nei locali di un antico magazzino in cui si conservava il ghiaccio. Pochi piatti, tutti ripassati al tegame in forno a legna, dove ritrovare il significato antico dei sapori e dell’atmosfera della Salerno di Trotula De Ruggiero e Matteo Silvatico. I quali, sebbene amassero ripetere adagi come “Perché il sonno ti sia lieve/la tua dieta sarà breve”, qui devono aver sperimentato la gioia prolungata e semplice della pasta e fagioli, quella coi maccheroni, e della ciambotta, quella che ti cura l’anima.

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.