Harvey: scacco matto al mercato dell’oro nero

E’ momentaneamente salito a 38 il numero delle vittime causate dall’uragano Harvey, terribile fenomeno meteorologico abbattutosi su una vastissima area statunitense del Golfo del Messico. Durante il suo viaggio a cavallo tra il Mar dei Caraibi e la costa americana, Harvey ha ripetutamente mutato la propria forma, passando da un livello di “tempesta tropicale” (il più basso nella scala di classificazione “Saffir-Simpson”, indice basato sulla forza dei venti e che prende il nome dai propri ideatori, Herbert Saffir e robert Simpson) al grado più alto sulla scala, il livello 5.

Nel momento in cui Harvey ha toccato terra, nella località texana di Corpus Christi (visitata dal Presidente Donald Trump e dalla moglie Melania il 30 agosto), questo vantava una forza sulla scala Saffir-Simpson pari a 4, prima di declassare gradualmente (e nuovamente) al grado di “tempesta tropicale”. Dopo aver seminato il panico nell’area sudorientale del Texas (in particolare sulla fascia costiera e nella città di Houston, quarta per numero di abitanti in tutto gli USA) la minaccia metereologica preoccupa ora la Louisiana, interessata da ulteriori rovesci e allagamenti. Per avere un’idea dell’entità dei danni causati dall’uragano, basti pensare che nella sola città di Beaumont, 100 km a est di Houston, sarebbero stati registrati ben 60 cm di pioggia in sole 24 ore. Le immagini in questo senso parlano chiaro.

Harvey

Beaumont, centro abitato 100 km a est di Houston, completamente sommersa dalle acque.

A fronte delle 38 vittime, vi sarebbero anche gravissimi danni economici. Sia chiaro, una vita vale sempre più del denaro, ma stavolta Harvey pare aver seriamente ammaccato l’impianto economico del gigante capitalista mondiale per eccellenza. Secondo il Presidente di Accuweather.com Joel Myers e il Governatore del Texas Greg Abbott, il ciclone potrebbe aver causato danni per 160 miliardi di euro, cifra equivalente alla somma dei danni causati da altri due noti diavoli meteorologici del passato: Katrina e Sandy. In questo modo l’hurricane per eccellenza, si classificherebbe nono nella classifica dei più grandi disastri naturali dal ‘900 in poi.

Tanti i danneggiamenti occorsi al settore petrolifero. Nel solo Texas si realizza quasi un terzo della produzione petrolifera statunitense e le inondazioni paiono aver suscitato enormi disagi in questo comparto economico. Secondo Patrick DeHaan di Gas Buddy, che da anni si occupa di analisi legate ai consumi statunitensi di gasolio, i prezzi della benzina potrebbero presto schizzare verso l’alto, non solo nelle zone colpite da Harvey, ma anche in altre aree degli Stati Uniti.

Il costo di un gallone di carburante è sempre stato considerato un sicuro indicatore degli interessi consumistici dei cittadini americani: se il prezzo è particolarmente basso (e questo accade sovente nella federazione a stelle e strisce) il denaro degli yankees convoglia verso altri beni e servizi. Questo significa che nel momento in cui DeHaan azzarda un incremento dei prezzi del carburante pari a 40 centesimi di dollaro nell’area del Golfo del Messico, sicuramente subiranno flessioni anche altri comparti economici.

Harvey

Nella mappa, le varie forme assunte da Harvey in base alla classificazione classica destinata agli uragani. (fonte Noaa, EIA, S&P global platts)

L’aumento dei prezzi sarebbe causato da uno stallo nel settore produttivo petrolifero delle zone colpite: 3 milioni di barili al giorno potenzialmente raffinabili (equivalenti al 20% della produzione nazionale) sarebbero bloccati dai danneggiamenti degli impianti causati dalle inondazioni.

Dietro il denaro però, vi è sempre una forza-lavoro: stando a quanto riportato dal Bureau of safety and Environmental Enforcement, intorno alle 12 del 29 agosto sarebbe stato evacuato il personale di ben 39 piattaforme offshore sulle 737 bisognose di lavoro manuale all’interno del Golfo del Messico.

Ciò che preoccupa il cittadino europeo ogni volta che un grande disastro (economico, naturale o sociale) coinvolga il territorio statunitense, sono le ripercussioni sul vecchio continente. “Staffetta Quotidiana”, importante fonte d’informazione legata al mondo dell’energia, si è chiesta se Harvey possa in futuro rendersi responsabile di eventuali lievitazioni dei prezzi del gasolio in Italia: secondo la testata, il fenomeno si starebbe indubbiamente verificando, venendo però sostanzialmente neutralizzato da un aumento del tasso di cambio dell’euro sul dollaro, tornato sopra quota 1,20.

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Federico Lordi