Tragedia in India: crolla un cavalcavia a Calcutta

Almeno 24 persone sono morte e oltre cento sono rimaste ferite nel crollo di un cavalcavia in costruzione a Calcutta. L’incidente è avvenuto a Girish Park, una zona commerciale in un popolato quartiere settentrionale di Kolkata (la vecchia Calcutta). Una tragedia ripresa da alcune telecamere di sorveglianza. Il crollo ha interessato un segmento di cemento armato della lunghezza di 150 metri di un cavalcavia in costruzione. Il traffico intenso e le strade strette di Calcutta, hanno reso particolarmente difficili e disordinate le procedure di soccorso. Un incidente improvviso e devastante come testimoniano le immagini.

Il capo del team legale della società di costruzione lo ha definito follemente un atto divino: “Non è altro che l’atto di Dio. Finora in 27 anni abbiamo costruito diversi ponti in tutta la città e una cosa del genere non era mai successa. Siamo sorpresi ed estremamente scioccati da quanto accaduto, ma siamo qui per collaborare”. Interrogato dai giornalisti, il direttore generale della Forza nazionale di risposta ai disastri (Ndrf), O.P. Singh, ha detto: “Ancora non abbiamo il bilancio delle vittime o il numero dei feriti. La nostra priorità ora è quella di soccorrere quanti sono ancora vivi sotto le macerie del cavalcavia crollato”.

In India incidenti di questo tipo sono piuttosto frequenti, a causa delle scarse condizioni di sicurezza in cui versano molti cantieri della città indiana. Questo cavalcavia sarebbe dovuto essere il più lungo della città, ma tra lungaggini burocratiche e mancanza di fondi, il progetto iniziato nel 2009 non era ancora stato portato a compimento. Una lentezza che secondo gli inquirenti aumenta le colpe e le responsabilità dell’azienda costruttrice, diventata principale responsabile della tragedia.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.