Mano bionica: primo trapianto in Italia

Mano bionica – L’ultima frontiera della biorobotica indossa il brevetto del made in Italy. Nasce la mano bionica: una protesi rivoluzionaria in grado di percepire stimoli tattili attraverso gli innovativi imput di un’ “intuizione” davvero geniale: un impianto hi tech racchiuso in uno zainetto. La mano protesica riesce, attraverso speciali sensori, a rilevare informazioni relative alla consistenza di un oggetto: i segnali, inviati al computer, “vengono convertiti in un linguaggio che il cervello è in grado di comprendere”; un sistema collaudato attraverso l’ausilio di piccoli elettrodi impiantati nei nervi della parte superiore del braccio. Un’intuizione tutta italiana che ha affrontato l’iter di una lunga sperimentazione all’interno dei laboratori della Scuola Universitaria Sant’Anna di Pisa e che, dopo alcuni test, è stata finalmente messa a a punto dal neuro-ingegnere Silvestro Micera e da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Losanna.

Mano bionica – Il nuovo prototipo della moderna biorobotica è stato finalmente testato su Almerina Mascarello, originaria di Montecchio Precalcino, una frazione in provincia di Vicenza.  L’intervento, eseguito al Policlinico Gemelli di Roma rappresenta “un grande passo avanti nella storia della ricerca ” tanto che i risultati di tale sperimentazione sono ora in via di pubblicazione su una rivista scientifica internazionale. “Avverto una sensazione spontanea, come se fosse la tua vera mano. Sei finalmente in grado di fare cose che prima erano difficili, come vestirti,indossare scarpe; tutte cose banali ma importanti. Ti senti completa”: questi i primi commenti di Almerina che, ancora convalescente, non riesce proprio a contenere l’entusiasmo.
“Stiamo andando sempre più nella direzione dei film di fantascienza – afferma il Prof. Silvestro Micera – come la mano bionica di Luke Skywalker in Star Wars: una protesi completamente controllata e totalmente naturale; identica alla mano umana”.

 

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.