L’economia dell’Italia è destinata a frenare

La confusione degli ultimi tempi genera non poche domande. Le notizie che circolano negli ultimi giorni sono contraddittorie e non si capisce il reale stato della situazione. I mass media dicono che l’economia del nostro Paese è in ripresa, che l’occupazione è in aumento e che la crisi è arrivata agli ultimi episodi. L’Istat mai quanto ora sembra confuso diffondendo un giorno numeri in positivo subito dopo previsioni catastrofiche. In tutto questo bailamme è del mese scorso (ma attenzione potrebbe ribaltarsi tutto nella prossima nota mensile) la nota Istat che prevede, appunto, una frenata della ripresa.

Quindi, provando a mettere ordine, le cose starebbero così: si segnala una debole ripresa, dovuta al consolidamento in positivo della domanda interna e quindi crescita del PIL, con un aumento dei consumi e degli investimenti. E però, a causa di alcuni segnali di debolezza delle imprese, l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana, ovvero un indicatore che si avvale di alcuni trend (tra cui appunto la debolezza delle imprese) e proietta nel breve termine quella che sarà la situazione economica dell’Italia, prevede una brusca frenata. L’inflazione è destinata a restare negativa nei prossimi mesi, ma in autunno potrebbe recuperare. A gennaio però, un calo di fiducia dei consumatori ha fatto registrare una lieve inflessione dei consumi, inflessione destinata ad aumentare. Il mercato del lavoro invece si presenta in modo quanto mai articolato, che più che altro sembra un termine per definire una situazione ballerina non certo rimessa in sesto dal Jobs Act come si vuol far credere. L’impiego delle carte revolving è aumentato esponenzialmente, tra i pensionati è aumentata la richiesta di prestiti inps, e ci sono giovani con famiglia che arrivano perfino a chiedere un prestito 500 euro giusto per far fronte alle spese familiari e tirare avanti fino alla fine del mese, anche perché chi il lavoro lo aveva e lo ha poi perso, non sempre è riuscito a trovarlo.

A essere aumentati, infatti, non sono certo i posto di lavoro, ma la fantasia degli italiani che il lavoro se lo sono creato e hanno quindi aperto partita iva, andando sì a incrementare il numero degli occupati, ma non di certo grazie al Governo che se non favorisce nemmeno i giovani laureati che sono costretti a fuggire, figuriamoci chi ha perso un lavoro e ha famiglia. Se poi si tratta di una donna, ancora peggio, dato che l’aumento dei post di lavoro a tempo indeterminato vedono un +0,3% di uomini e un +0,1% di donne.

 

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Redazione