Ibernazione umana: Londra dice sì ad una quattordicenne

I giudici dell’Alta Corte di Londra hanno detto sì alla richiesta di ibernazione da parte di una ragazzina quattordicenne affetta da una rara forma di cancro.

Morta ad ottobre, la ragazzina aveva portato avanti la sua battaglia per ottenere il congelamento del suo corpo post mortem, attraverso la criogenesi, rivolgendo un accorato appello al tribunale britannico: “Ho solo 14 anni e non voglio morire ma so che ciò accadrà. Penso che la criopreservazione possa darmi una chance di essere curata e risvegliata, anche tra 100 anni. Non voglio essere sotterrata. Voglio vivere e penso che in futuro possano trovare una cura per il mio cancro. Questo è il mio desiderio”. Così i giudici hanno approvato la sua richiesta e il suo corpo è stato trasportato negli Stati Uniti per l’ibernazione: ad Alcor (Arizona) si trova infatti uno dei centri specializzati, vantando peraltro più di 1500 clienti. Costo dell’operazione circa 37.000 sterline. Ma quello della ragazzina londinese non è il primo caso: infatti già nel 2015 Matheryn Naovaratpong, una bambina tailandese morta all’età di soli tre anni per un tumore al cervello, era stata ibernata nella speranza un giorno di poterla risvegliare. E così i corpi conservati a Scottsdale sono 143, di cui 39 donne e 104 uomini.

Ma come funziona l’ibernazione? Il cervello e il corpo vengono posti in una cella portatile con del ghiaccio secco tenuto ad una temperatura di -79° C; viene quindi trasportato in America e qui conservato a -196°C. Ovviamente, come specifica l’azienda stessa “”nessun essere umano adulto è stato mai fatto rivivere: i pazienti vengono trattati con l’aspettativa che la tecnologia del futuro, in particolare la nanotecnologia molecolare possa renderlo possibile”. Tuttavia, qualche piccolo progresso è stato già visibile nel 2015, quando sul Journal of Cryobiology è apparsa la notizia dello scongelamento del cervello di un coniglio, avvenuto senza danni.

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Twitter: @ludovicapal

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Ludovica Pallotta