Accadde oggi: 1980 terremoto in Irpinia e 1877 nascita del juke-box

Il 23 novembre del 1980 alle ore 19:34 un tremendo terremoto di magnitudo 6.9 devastò l’Irpinia. La faglia ritenuta responsabile del terremoto dislocò un’enorme area causando danni particolarmente ingenti che riguardarono un’area di circa 17.000 chilometri quadrati. I luoghi interessati si estendevano dall’Irpinia al Vulture, fra le province di Avellino, Salerno e Potenza. I comuni maggiormente colpiti furono Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna. Gli effetti si fecero tuttavia notare su un’area ben più vasta, fino ad arrivare anche nella zona di Napoli. Secondo le stime, i morti accertati ufficialmente furono 2735, i feriti circa 9000, mentre i senzatetto circa 394.000.

Il terremoto dell’Irpinia è stato certamente uno dei più forti del 900 in Italia.  L’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, lanciò una dura accusa per il ritardo dei soccorsi: “Perché i centri di soccorso d’emergenza non hanno funzionato?”. Ma elogiò anche chi localmente si diede da fare per soccorrere la popolazione nonostante la mancanza di mezzi, invitò a darsi da fare e chiese che i terremotati non facessero la fine di quelli colpiti dal sisma del Belice (1968), i quali erano ancora ospitati in baracche. Questo messaggio andato in onda in tv è rimasto impresso nella memoria di molti italiani e, probabilmente, contribuì alla creazione della Protezione Civile italiana.

terremoto in irpinia Nel 1877 Thomas Edison annunciò al mondo di essere riuscito a riprodurre il suono e la voce umana con il fonografo, e, solo tredici anni dopo, si poteva mediante una monetina (un coin) azionare questa macchina prodigiosa. Il jukebox, o juke-box diventava dunque un apparecchio da installazione pubblica che riproduceva brani musicali dopo l’introduzione di una moneta al suo interno e in seguito alla scelta della canzone. Il primo fonografo a moneta fu presentato nel 1927 dalla Ami, ma, nonostante questa casa avesse anticipato tutte le altre di almeno tre anni, non riuscì mai ad avere la leadership nel mercato americano, però restò la maggiore costruttrice di juke-box in Europa. Negli Usa ebbero più fortuna la Seeburg e la Rock-Ola, le quali tiravano fuori nuovi modelli sempre più innovativi ogni anno.

Nel dopoguerra il juke-box divenne in poco tempo il simbolo della voglia di divertirsi: riviste e giornali pubblicavano fotografie di giovani che si scatenavano ballando attorno a questa macchina. Furono prodotti anche diversi gadget raffiguranti questo noto “giocattolo musicale”, gadget che ancora oggi vanno a ruba da collezionisti e amatori. Verso la fine degli anni 60 però il portentoso apparecchio era già completamente sparito dai locali: il juke-box lasciava il posto d’onore alla tv.

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.