Storia di Zili, bambino in catene

In una provincia cinese sperduta chiamata Zhejiang, esiste un bambino che viene tenuto in catene, il suo nome è Zili e ha 11 anni. La sua storia è dura e drammatica come la realtà in cui vive. Sopravvive in catene da molti anni, da quando una caduta accidentale gli ha provocato una ferita alla testa, e oltre al danno fisico ha riportato anche un grave danno psichico. Da allora non è un bambino socievole e allegro, come dovrebbe esserlo un bambino della sua età, ma a detta del nonno, vecchio anziano unico familiare rimasto ad accudirlo, è ingestibile aggressivo e con gravi danni psichici che gli impedirebbero di condurre una normale esistenza. L’unica soluzione trovata è stata quello di legarlo con una catena. È una storia terribile se si vedono le foto che descrivono l’inferno in cui il bambino vive, quanto assurda se si pensa che si possa trattare bambino di 11 anni in tale maniera, in un mondo tecnologico e all’avanguardia medica come quello moderno. Sembrerebbe di rivedere in lui l’Enfant Sauvage, protagonista del film di Francois Truffaut, che conosceva come unici mezzi di comunicazione con il mondo esterno i grugniti, i ruggiti e i morsi, ma nascondeva in sé un semplice ragazzo nato nella natura selvaggia incapace di comunicare perché nessuno glielo aveva mai insegnato. Ovvio che non è questo il caso specifico, ma stupisce vedere come un bambino possa essere tenuto allo stremo come un animale, o forse peggio in catene, sporco, denudato e senza una dignità propria fagocitata dalla stessa fatiscenza in cui vive.

La catena al piede lo accompagna sempre. Il reportage, oltre a scatenare lo shock generale, perché ancora una volta a vivere in condizioni disumane e pessime indescrivibili è un bambino innocente, ha contribuito a rilanciare il problema, assai diffuso in Cina, dei bambini “dimenticati“, che in quelle aree raggiungono numeri da record. È proprio grazie a queste immagini al limite del guardabile, per stomaci forti, che si sono mobilitate, oserei dire fortunatamente, moltissime associazioni per la tutela e i diritti dell’infanzia. Lo scopo deve essere quello di ridare a Zili, nonostante la malattia psichica che lo ha debilitato, la possibilità di vivere in maniera “umana” come un bambino di 11 anni, che dovrebbe correre felice in un prato e giocare con i suoi coetanei e non vivere nell’ignoranza di chi lo circonda, con i piccoli piedi legati da una catena di ferro.

di Chiara Caproni

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chiara caproni

Sono laureata in filosofia. Da quando andavo alle elementari mi sono sempre sentita dire che ero polemica, e ora che ho 28 anni lo sono ancora di più e ne vado fiera. Amo profondamente la mia famiglia e sono sempre dell'idea che si vive per amare. Fantasiosa e razionale convivo con una personalità doppia, che mi fa essere la persona più comprensiva del mondo, ma anche la più stronza. Credo che la maggior dote dell'essere umano sia saper ascoltare! -I love animals, write, and eat red velvet cake-

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