Schianto tra treni e la cattiveria sui social

La tragedia che ha colpito la Puglia, lo schianto tra treni carichi di pendolari che hanno lasciato sui binari 23 morti e decine di feriti, ha colpito, appunto, solo la Puglia. A quanto pare infatti il nostro Paese è sempre meno nazione e sempre più uno stormo di ipocriti rapaci da tastiera. Questo è ciò che emerge guardando una qualunque bacheca di un qualunque social network. Commenti, immagini e meme che non solo insultano la memoria di 23 morti innocenti ma che addirittura festeggiano o esprimono soddisfazione perché una tragedia simile è avvenuta nel meridione. Il campanilismo, si sa, ha sempre caratterizzato e minato la concezione dell’Italia come di un’unica nazione. Non c’è bisogno di andare a disturbare Cavour e Mazzini per accorgerci di quanto sia stato complicato unire gli italiani e quanta strada ci sia ancora da fare. Anche perché questi sentimenti campanilistici, questo razzismo nostrano, questa sete di cattiveria sono stati alimentati costantemente. La visione del terrone sanguisuga è stata ben impressa e inculcata nelle menti già ottuse che popolano lo stivale. Noi che abbiamo sempre bisogno di sfogare le nostre frustrazioni e le nostre paure su un obiettivo preciso, troviamo in ogni caso il modo di capovolgere la tragedia e farla diventare un poligono di tiro per sfogare i nostri istinti da trogloditi. Capita quindi che quando avviene uno schianto tra treni la prima cosa che si vuole cercare nella notizia non siano il quando, il come o il perché, ma il chi e il dove. Perché è quella la discriminante fondamentale.

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Succede che, nonostante 23 persone siano morte per cause stupide, su due treni pendolari, mentre andavano o tornavano dal posto di lavoro, c’è qualcuno che ha la buona idea di commentare su Facebook. Come Irene Evilio di Vicenza, amante degli “animaletti” che ci ricorda quanti animali vengano ‘seviziati, abbandonati e torturati’ in Puglia e per questo dei pendolari sono colpevoli e meritevoli di morte.

 

 

O tale Caterina Melilli che pubblica questo meme.schianto tra treni commenti socialschianto tra treni schianto tra treni schianto tra treni

Ci sono molte altre immagini, alcune le trovate qui. Chi scrive vuole sottolineare che i nomi riportati sono quelli che leggete sulle immagini. Esistono omonimi e persone che nulla c’entrano con tutto questo. Qui non si vuole indire una caccia alle streghe ma cercare di capire i sentimenti che animano gli italiani. Gli stessi italiani che vanno a votare, lavorano, fanno attività sociale e politica. Non stupiamoci quindi dei proclami dei nostri politici o delle urla bercianti che si sentono nei talk show, perché sono semplicemente specchio di ciò che accade tra di noi ogni giorno, da sempre. Prima erano chiacchiere da bar, ora sono post sui social network.

 

Ora pensiamo all’assassinio di Fermo. Un neofascista, militante di Casapound (forza politica e partito che si è presentato in diverse città nelle ultime campagne elettorali, nonché alle scorse elezioni politiche) con una fedina penale già sporca, prima insulta poi percuote e alla fine uccide un nigeriano, Emmanuel, che passeggiava per la città con sua moglie. Sempre su Facebook impazza il delirio. Rimbalzano commenti, articoli di giornale, notizie false o presunte tali. La retorica razzista è sempre la stessa, dal “se rimaneva a casa sua non gli succedeva niente” al “se l’è cercata”, dal “è stato l’atto di un folle” al “era un ultrà, un violento”, dal “li chiama scimmie per divertirsi, non è cattivo” al “si è difeso”. E tutti lì a spulciare le dichiarazioni della moglie, le testimonianze, per trovare un alibi, una motivazione, una scusa per poter dire “quel tizio non è come me, odia i negri come me ma io non li uccido, io li odio e basta”. Lo schianto tra treni di “terroni”, la morte di un “negro” per strada. Le solite parole, la solita cattiveria, i soliti assassini.

 

In queste ore, verranno fuori i vari articoli e le varie analisi di esperti che ci confermeranno che tutto ciò è frutto di un “imprevedibile errore umano”. Ce ne laviamo sempre le mani così. Ha sbagliato il macchinista/capotreno/capostazione, non potevamo prevederlo.’E così i pendolari italiani continueranno i loro viaggi della speranza in vagoni indescrivibili che impiegano ore a fare tratte ridicole mentre i “siluri” dell’alta velocità sfrecciano da Milano a Roma in meno di 3 ore. È una questione di priorità, lo è sempre stata. Se si investono soldi in “Grandi Opere” inutili mentre le vecchie, piccole opere vengono lasciate nell’incuria e nell’arretratezza è forse colpa dei “terroni”? C’è qualcuno che onestamente pensa davvero che la situazione dei treni pendolari siano diverse in altre parti d’Italia? Chiedetelo a chi ogni giorno sale sul treno del mattino da Viterbo e scende a Roma: 2 ore e 20 minuti per fare poco più di 60 chilometri. E quanti altri esempi potremmo fare?

 

La cattiveria che viene vomitata sui social, quindi, non è composta da isolati casi di “esagerati”. Quando un migrante muore, dopo essere scappato dalla guerra e dalla persecuzione, per mano di un razzista oppure quando leggete di uno schianto tra treni e sotto alla notizia condivisa su Facebook vedete i commenti soddisfatti di chi odia i “terroni”, immaginate che quella mano assassina non era da sola. Se qualcuno uccide un migrante perché “negro” o se dei “terroni” muoiono andando a lavoro perché il nostro sistema pendolare è fermo a 40 anni fa non è di certo colpa del “negro” o dei “terroni” ma nemmeno del macchinista o del razzista! Il macchinista fa il suo lavoro sia sul trenino regionale che sul freccia rossa, sono gli strumenti che cambiano. Il razzista lo è e lo sarà sempre, è la legittimazione del suo sentimento xenofobo che gli concede di arrivare a mettere in pratica il proprio razzismo, passando dalle parole ai fatti. Siamo tutti potenzialmente circondati da assassini o persone che, facendo male il proprio lavoro, mettono a rischio la nostra sicurezza. Il problema sorge quando uno Stato non è in grado di salvaguardare i propri cittadini da questi rischi o, peggio ancora, alimenta o addirittura legittima la mano assassina. Finché i politici tutti (non solo quelli che governano) continueranno a non assumersi le proprie responsabilità e il peso che le loro parole hanno, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà giustificato ad agire fuori dai dettami del vivere civile, ci sarà sempre l’assassino razzista o ci sarà sempre chi sceglierà di investire per guadagno e non lì dove c’è reale bisogno di progresso.

 

Twitter: @g_gezzi

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.