Scandalo Mose: non smettere mai di manifestare

 Si sono dimostrati immediatamente pacifici e non violenti, proprio come avrebbe fatto Gandhi, hanno assicurato: “Niente scontri”, ma una manifestazione, a pochi giorni dallo scandalo del caso tangenti-Mose, era più che necessaria. I comitati veneziani (“No grandi navi”, “No grandi opere” e “opzione zero”, della riviera del Brenta, e Legambiente) hanno portato avanti la loro battaglia contro il Mose ma anche contro il passaggio delle grandi navi nel canale. Piazzale Roma si è riempito di circa un migliaio di persone che si sono poi mosse versa la marittima con lo scopo di bloccare i passeggeri in entrata e uscita, per far sentire a gran voce il rifiuto della città al passaggio di questi giganti del mare. “Abbiamo voluto rilanciare la manifestazione contro le grandi navi con maggiore intensità oggi anche visto quello che è accaduto in città in questi giorni – dice Tommaso Cacciari del movimento “No grandi navi” – il risultato delle indagini non fa che confermare quello che l’assemblea permanente dice da anni. Ovvero che non solo il Mose non serve per lo scopo per cui è stato creato, e cioè fermare l’acqua alta, ma è anche la madre del sistema corruttivo veneziano. Non importa la differenza tra i capi di imputazione, e nemmeno come finirà. Ora non è più un problema di singole mele marce, ma è un problema sistemico e che va abbattuto”. Il sistema non funziona, è troppo sporco e logoro e tutto ormai è rientrato in una logica corrotta, a partire dalla concessione unica per il Mose fino ad arrivare a progetti futuri, come quello del passaggio delle grandi navi lontano dal Bacino San Marco, per il canale Contorta. “Ora basta, è il momento giusto per dire con forza che non può passare un progetto di fatto spinto e pensato ancora da uomini del Consorzio Venezia Nuova, al centro delle indagini dei giorni scorsi, – dice Cacciari – un progetto che di fatto è poco lontano da una grande opera. Diciamo no alle grandi opere? Diciamo no anche al Contorta”. 

Accanto ai ragazzi dei vari movimenti, anche alcuni consiglieri comunali: Beppe Caccia e Camilla Seibezzi, di “In Comune”; Sebastiano Bonzio, di Rifondazione; Gianluigi Placella, del Movimento cinque stelle. Anche loro hanno espresso la loro indignazione per gli eventi accaduti, sostenendo i cittadini con parole piene di dispiacere e di approvazione. Gli abusi, che i cittadini sono costretti a subire, sotto forma di grandi progetti e iniziative, iniziano ad essere insostenibili.

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Da qui deriva tutta la tristezza, la miseria e lo scoraggiamento del nostro Paese, che sembra ormai nascondere sempre qualcosa di marcio dietro ad ogni intenzione. Ciò ci fa sentire impotenti, inutili, perché questo sistema corrotto mina tutto ciò che ci sta intorno, e ci appare impossibile riuscire veramente a cambiare le cose. Sentiamo che tra le nostre mani abbiamo strumenti poco efficaci, che tanto passeranno in sordina, ancora una volta; futili manifestazioni che non ascolterà nessuno e che suscitano solo la paura di uno scontro o di un tono più acceso: ciò che veramente vuole dire la protesta non importa, perché tanto domani ce ne sarà un’altra. Allora perché farla? Perché continuare ad urlare contro animi che non hanno nessuno scrupolo e che metterebbero a repentaglio la vita delle persone, l’ambiente, il bene comune, qualsiasi cosa pur di farsi gli affari propri? Come fare per risollevarsi se il malaffare è l’unica via percorsa, l’unica strada, per costruire? 
Dire che siamo abbattuti è dire poco, ma la risposta, purtroppo o per fortuna, non c’é. O meglio, è sempre la stessa. Continuare a manifestare, a far sentire la propria voce, i propri no, urlare a squarciagola negli stessi posti affollati di corruzione. Dobbiamo crederci, per quanto possibile, e non accettare faticosamente e silenziosamente le ingiustizie che subiamo ogni giorno.
Oggi per un motivo, domani per un altro, sì. Proprio così. L’importante è non smettere mai di farlo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

                             

 

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Federica Mezza

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