Responsabilità civile dei magistrati: tensioni e scontri

Il Guardasigilli Andrea Orlando ha presentato tre emendamenti che rimettono in discussione il ddl della commissione Giustizia del Senato. Ad essere toccata è appunto la responsabilità civile dei magistrati. Nello specifico i correttivi prevedono ampliamento dell’area di responsabilità delle toghe, superamento del filtro di ammissibilità per questo tipo di cause, certezza della rivalsa nei confronti del magistrato, incremento della soglia di rivalsa – il cui limite sarà incrementato fino alla metà dell’annualità dello stipendio del magistrato –, coordinamento con la responsabilità disciplinare.

Accese le proteste di Fi e del Nuovo Centrodestra, quella parte politica che, ormai da anni, più che esprimere un dissenso ideologico si preoccupa insomma di dover pagare il conto delle proprie malefatte e ha sviluppato un’antipatia istintiva per la giustizia, come quando da bambini si giocava a guardie e ladri. «Il ministro ha appena annunciato la presentazione di un emendamento che di fatto autorizza le toghe a fare tutto ciò che vogliono» polemizza il senatore forzista Lucio Malan. Minaccia di dimettersi il relatore di maggioranza Enrico Buemi (Psi), secondo il quale una simile decisione si deve alla pressione dell’Associazione Nazionale magistrati. «Non mi pare che ci sia un’innovazione effettiva», commenta il senatore, «e capisco la necessità di tenere conto delle aspettative dell’Anm». Ma, afferma, «nel momento in cui il Senato si autoriforma, si intaccano diritti acquisiti, si mettono in discussione competenze affermate, deve far riflettere che ci sia solo un’area non sottoposta alla riforma perché ha una sua capacità di condizionare la politica».

Il presidente della Commissione Francesco Nitto Palma, anche lui forzista, se la prende col premier: «Il presidente Renzi ha detto più volte che chi sbaglia paga, ma con gli emendamenti del governo c’è una retrocessione rispetto alla legge Vassalli in ordine alla responsabilità civile dei magistrati». E continua: «L’ unica cosa in più che c’è rispetto alla legge Vassalli oltre all’abolizione del filtro che era già stata fatta in commissione, è che i magistrati che oggi pagano, indipendentemente dall’entità del risarcimento, un terzo dello stipendio netto all’epoca del fatto, circa 20mila euro, adesso grazie a questi emendamenti del Governo ne pagheranno 25mila». Il ministro della Giustizia cerca comunque di abbassare i toni della polemica: «Il mio emendamento è un punto di partenza, non di arrivo. Con i subemendamenti si potrà migliorare il testo da noi proposto».

Andrea Orlando

Vuoi commentare l'articolo?

Fabrizio Papitto