La distrazione di massa del gender

Genitori in allarme, informazione scandalistica e forse qualche “mistificazione ad hoc”. Il dibattito sull’educazione alla cosiddetta Teoria del Gender, già nelle classi dei più piccini, è la nuova materia del contendere, parlando di “Buona” o anche solo di Scuola.
Ma cosa c’è di fondato?
Lo abbiamo chiesto alla Prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che con il suo Dipartimento di Didattica Efficace affronta le problematiche educative – scolastiche e non solo –  senza alcun preconcetto, con un’ottica multidisciplinare che privilegia il rapporto tra bambini, insegnati e famiglia lungo tutto il corso della giornata e della vita.

– Prof.ssa Palmieri, esiste davvero un rischio legato all’introduzione nelle scuole del concetto di Gender?

Se ancora non fossero bastate tutte le comunicazioni in proposito, i messaggi, le nottate impiegate a spiegare che non c’è alcun problema, nessuna deriva nei confronti dei bambini, che abbia a che fare con tematiche quali “la masturbazione” o “il cambio di sesso” nelle scuole.
E se ancora non fosse sufficiente tutto questo, il Ministro Giannini è stata chiarissima, una volta per tutte, al riguardo, addirittura minacciando di denuncia chi ancora si permetterà di parlare di “Gender nelle scuole”.
Nelle scuole, infatti, non esiste nulla del genere.

– Perché, allora, tutto questo allarme?

E’ una grossa “distrazione di massa”. Portare all’attenzione di milioni di italiani un problema che non esiste, evita di sottolineare i rischi concreti che già i nostri studenti e le nostre famiglie oggi vivono a scuola.
Non si è parlato, questa estate, di abuso diagnostico, di ragazzini inseriti nei data base come ‘iperattivi’, degli screening a tappeto fin dalla scuola materna, di una ingerenza medicalizzante in tutto il sistema educativo nazionale e internazionale.

– Però è innegabile che il dibattito sull’argomento sia molto sentito dalla società civile

Siamo diventati intolleranti, bacchettoni ed estremisti su un concetto su cui come minimo avremmo dovuto dimostrare un briciolo di comprensione e di chiarezza, ovvero sul senso e significato del termine “Gender”.
Molti pensano che significhi ‘masturbazione’ o ‘cambiamento di sesso’ dei bambini tra i 3 e i 6 anni. Chiariamoci le idee: in quale Stato è Legge tutto ciò?
La parola “Gender” significa semplicemente “Genere”, ciò che siamo.
Ciò che “La Buona Scuola” – ma anche la scuola “normale” – ha sempre voluto e spero insista a spiegare e chiedere è la tolleranza. Chiunque si occupi oggi di Diritti Umani, Diritti dei Bambini, Diritti Civili e Costituzionali dovrebbe semplicemente essere tollerante nei confronti dei generi, delle differenze, delle Religioni, delle Razze.

– Quindi, in un certo senso, un problema legato al genere nelle scuole esiste, ma in altra accezione?

Non ci dimentichiamo che ogni anno a scuola -e sono ancora freschissime le ferite degli ultimi ragazzi che si sono suicidati quest’anno – di intolleranza sessuale si muore.
E a morire sono soprattutto gli adolescenti.
Andrea, il ragazzo dai pantaloni rosa, Francesco, Giovanni, la tredicenne di Padova… sono tantissimi i bambini “accusati di essere diversi”, vittime di una ironia malvagia e che per questo, per le umiliazioni subite in nome del Genere, se ne sono andati.
I tempi del Nazismo sono finiti. O almeno così mi auguro.
Se qualcuno sta costruendo un muro di filo spinato sulla base di una ‘memoria genetica’, che non fa onore a nessun essere umano, è proprio il momento di eliminare ogni filo spinato dal nostro cuore, dal nostro cervello.
Ed apriamoli, cuore e cervello.
Perché essere intolleranti o semplicemente ingenui, come chi ha pensato di lanciarsi in una battaglia infondata, non ci permette di vedere ciò su cui tutti insieme dobbiamo darci da fare.

– Su questo e su quali altri fronti è, allora prioritario, intervenire?

L’ abuso diagnostico nelle scuole, a differenza di altre teorie, è una realtà.
E su questo, tutti quelli che hanno a cuore il futuro dei nostri ragazzi dovrebbero essere già in prima fila e accendere davvero le sirene.

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Valeria Biotti