Integrazione senza fini di lucro

“Dobbiamo chiedere ai Comuni di applicare una nostra circolare che permette di far lavorare gratis i migranti, invece di farli stare lì a non far nulla che li facciano lavorare”. Parola di Angelino Alfano durante la Conferenza Unificata sul tema immigrazione.

La circolare cui si fa riferimento è datata 27 novembre 2014 e i contenuti sono rintracciabili direttamente sul sito del Ministero dell’Interno. Il lavoro, che gratuito per definizione non è, dovrebbe svolgersi su base volontaria, senza scopo di lucro presso i comuni che accolgono i migranti in accordo con gli enti locali. Il fine sarebbe quello di ovviare all’inattività e alla passività dei migranti una volta giunti nei centri, favorire l’integrazione e ridurre il rischio di tensioni sociali legate al fenomeno migratorio. La circolare del Capo del Dipartimento per l’Immigrazione Mario Morcone, era stata emanata dunque già da qualche tempo, ma richiamata solo ora da Alfano nel tentativo frettoloso di proporre una soluzione mascherandola da politica sociale. La proposta ha suscitato critiche da molte aree politiche, da Forza Italia a Sel e i Verdi per Bocca di Bartolomeo Pepe presenteranno una interrogazione parlamentare per chiedere conto al Ministro dell’Interno su quanto dichiarato.

Quando si parla di migranti poi, inevitabilmente la voce di Matteo Salvini irrompe nel dibattito : “Alfano da aiuto-scafista ad aspirante schiavista. Involuzione della specie. Miao”. Un commento rilasciato sui social network in coda alle solite rivendicazione nazionaliste sul bene degli italiani messo da parte per dare vitto e alloggio agli stranieri.

Poco chiare risultano dunque le regole e i modi per la messa in atto di tale soluzione. L’integrazione si attua anche e soprattutto attraverso il lavoro, ma la clausola del non compenso odora di schiavismo più che di inclusione sociale. Incongruenze che si andrebbero a riversare nelle mani di sindaci e operatori dei centri, cui unico strumento sarebbe una circolare nebulosa atta a scaricare le responsabilità dai vertici alla base.

Quella di Alfano è da annoverare dunque solo come l’ultima, in ordine cronologico, modesta e scellerata proposta populista, a metà tra la carità e la voglia di accontentare le frange intolleranti, per far fronte ad un fenomeno che siamo oggettivamente non in grado di gestire.

Una campagna per il consenso, un pollaio di idee poco concrete: queste in sintesi le proposte sempre più urgenti per impedire che il mediterraneo diventi ancor di più un cimitero di volti senza nome.

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Maria Chiara Pierbattista