Il Messico opta per una giustizia fai da te

I casi di violenza non sono di certo una prerogativa del Messico e dell‘America Latina in generale, bensì coinvolgono tutto il mondo; ciò che invece risulta essere un fenomeno localizzato all’interno dell’area centro e sudamericana e diffuso non solamente tra esponenti della malavita ma anche tra gente comune, è quello della cosiddetta ‘giustizia privata’, resa necessaria di fronte a un sistema inefficiente e incapace di garantire sicurezza e giusto riscatto a favore di chi subisce, direttamente o no, qualsiasi tipo di sopruso. Il caso sopraccitato, avvenuto la scorsa domenica, rappresenta uno dei tanti che possono avere luogo in queste zone del mondo, dove esistono dinamiche tanto particolari da mettere in gioco i valori più basici, quali quelli della difesa dell’essere umano e che alimentano nelle persone un senso di ‘giustizia comunitaria’ che, spesso, richiama l’antica legge del taglione. Per attirare l’attenzione delle autorità, parenti, amici e conoscenti delle due giovani vittime di Tultepec, che quella domenica mattina si stavano dirigendo al mercato e che per un atteggiamento forse un po’ troppo ribelle ha visto il rifiuto di farsi perquisire dalla polizia, hanno perso la vita, sono ricorse all’incendio delle automobili delle autorità ferme alla stazione di comando. Di fronte a queste reazioni il sindaco del municipio, Sergio Luna Cortés, ha dichiarato l’inizio delle indagini da parte del Ministero di Giustizia locale e l’identificazione del poliziotto colpevole del delitto.
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Quando manca un vero sistema di giustizia e quando si è abituati a subire oltraggi sia da parte della malavita che dalle autorità, spesso concordi con la prima, non è necessario essere legati alle vittime da parentele o profonde conoscenze, bensì dalla condanna a vivere nello stesso malato sistema. Da qui deriva la ‘giustizia comunitaria’ che, neanche un mese fa, ha visto in Bolivia un gruppo di abitanti dello stesso villaggio catturare e seppellire vivo un giovane 17enne accusato di aver violentato e ucciso una ragazza e, nello stesso Paese, l’omicidio di persone con il fine di vendicare la morte del proprietario di un taxi al quale volevano portare via l’auto. Il Guatemala non manca all’appello per situazioni del genere e vede il susseguirsi quotidiano di linciaggi popolari contro coloro che uccidono donne e bambini per la vendita degli organi. Vittime di questa totale assenza di giustizia sono ovviamente le persone più povere ed emarginate le quali, non avendo la possibilità di ‘sovvenzionare’ l’intervento della polizia per ricevere la meritata giustizia, sono costrette a intervenire in altro modo. Tornando alla realtà messicana, protagonisti di questi oltraggi in genere sono le minoranze indigene sparse all’interno del Paese. Per aiutare questa fascia di popolazione nel 1995 è nata, nello Stato di Guerrero, la CRAC (Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias) volta a prevenire ingiustizie di tutti i tipi e che coinvolge poliziotti, comandanti, commissari completamente indipendenti da qualsiasi istituzione i quali vivono delle donazioni elargite a quest’ente non governativo. Con lo stesso fine sono nate numerosissime altre istituzioni quali il Comitato per la difesa dei diritti degli Indigeni Xanica, nello Stato di Oaxaca e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale nel Chiapas. Tutte queste sono manifestazioni di ribellione e reazione nei confronti dell’inesistente sistema di giustizia della realtà latinoamericana e l’assalto alle pattuglie di polizia di domenica rappresenta lo stesso tentativo, non coperto da un’organizzazione di fondo, di porre fine a queste ingiustizie.

Fonti: http://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/bolivia_uccide_stupra_ragazza_sepolto/notizie/289303.shtmlhttp://www.elsiglodetorreon.com.mx/noticia/889899.policias-matan-a-jovenes-causan-caos-en-tultepec.html; http://www.policiacomunitaria.org/.

di Ilaria Francesca Petta

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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