Ce l’hanno tutti con Google

É proprio un brutto periodo per l’informazione online. Tra il ddl diffamazione, dal quale potrebbe scaturire la questione dell’obbligo, da parte di Google, della cancellazione di dati ritenuti lesivi per una persona, e l’assidua richiesta da parte degli editori europei, tra cui i nostri, della google tax, quasi quasi si anela al ritorno dei tempi della meno invasiva e problematica informazione su carta.

Oramai sono passati più di vent’anni da quando alcune piccole testate giornalistiche statunitensi decisero di sperimentare il giornalismo sul web per avere più visibilità. Un po’ meno invece dal boom della connessione a banda larga e dal tormentone dei social network che, insieme, hanno portato quasi all’esasperazione il concetto di notizia, oramai inarrestabile e ingestibile. E come fenomeni mainstream, inarrestabili e ingestibili, si tenta di bloccarli o mettergli i bastoni tra le ruote o, almeno, provarci… Molto spesso invano. Ed è quello che stanno tentando di fare molti gruppi di editori europei. Ultimamente gli italiani sono in prima fila rispetto a questa esigenza che, a questo punto, ci si chiede: come viene espressa? Richiedendo al governo, in questo caso italiano, la messa in atto della Google tax, la quale, esplicitata, potrebbe dare questo risultato: “Google dovrebbe pagare le tasse sul fatturato che realizza in Italia e che tali fondi dovrebbero essere destinati per la realizzazione di infrastrutture tecnologiche e digitali, come la banda larga e il WiFi”. Queste alcune delle parole che Maurizio Costa, presidente della Fieg (Federazione italiana editori giornali), ha rilasciato in un’intervista recente per Repubblica: “In Parlamento la discussione è aperta – continua Costa – e tutte le autorità di garanzia del Paese hanno piena coscienza di quanto sia importante intervenire”.
Il nostro Parlamento ha molte questioni in sospeso da trattare e, rispetto al mondo dell’informazione online, già siamo a due, considerando il ddl diffamazione a mezzo stampa, in esame alla Camera e, appunto, questa google tax. L’onorevole Francesco Boccia, del Pd, si era già fatto paladino della questione, affossata però già varie volte da Renzi: “Se il governo vuole, la Google tax si fa in un attimo. – ha dichiarato l’onorevole – Da molte parti mi viene chiesto di ripresentare la proposta, ma questa volta non lo faccio, perché tocca al governo decidere. La cosa più seria sarebbe fare la norma quadro che disciplina tutto, così come ho sempre proposto io, dal commercio elettronico alla raccolta pubblicitaria, dalla musica al cinema”. Al vertice, come al solito, regnano l’incertezza e l’inconsistenza, mentre invece Spagna e Francia hanno dimostrato idee chiare riguardo la tassazione a carico della grande G. Stranamente diverso invece il discorso per la Germania, che ha messo da parte la sua fermezza decisionale per fare dei passi indietro sulla Leistungsschutzrecht, più comunemente nota come Link Tax o Google tax, approvata nel 2013.
Ricapitolando lo scenario europeo, la Spagna ha da poco approvato la Tasa Google, che impone agli aggregatori di news l’obbligo di un compenso per gli editori a prescindere dalla quantità di testo citato: un semplice link infatti può essere soggetto a tassazione. La Francia ha siglato, lo scorso anno, un accordo a tre tra Google, editori e governo, che ha posto il primo nella condizione di dover versare 60 milioni di euro per lo sviluppo dell’attività digitale degli editori. La Germania invece ha fatto un passo indietro rispetto a questo tema. Sedendosi un momento a ragionare infatti, ha capito che, forse, un servizio gratuito come quello di Google News, che aggrega, sotto forma di rassegna stampa, le varie notizie delle varie testate nazionali, rimandando al sito del giornale stesso, potrebbe essere molto conveniente dal punto di vista della visibilità della testata stessa. E in virtù di questa riflessione, gli editori tedeschi hanno chiesto a Google di riattivare il servizio. Chi infatti appicca il fuoco contro Google deve anche aspettarsi una sua risposta immediata. E questa è arrivata sia di fronte alla norma tedesca, ma anche ad altri episodi relativi all’esigere delle tassazioni a suo carico, come per il caso Murdoch. Qual è stata la risposta? Lasciare totalmente fuori dalla sua indicizzazione le “offese” fonti di informazione. La controrisposta? Passi indietro sia da parte della Germania che, nel 2009, di Murdoch, i quali hanno compreso che, essere lasciati fuori da Google, significa perdere troppi lettori. Ci si chiede se non seguiranno il loro esempio anche Spagna e Francia. L’Italia invece? “Stranamente” ancora non ha deciso nulla.

Tutte queste vicende fanno capire come il mondo editoriale, invece di adattarsi alle esigenze della nostra epoca, si impegni ad accaparrarsi inutilmente degli utili. E lo fa nascondendosi dietro al discorso dei diritti d’autore abusati da Google News, il quale non riporta alcuna notizia per intero, bensì un breve estratto e il link alla fonte originale. Inoltre Google News non presenta alcuna pubblicità, quindi, non recepisce alcun tipo di introito da questa aggregazione, anzi, attraverso il servizio di Adsense, fornisce ai vari siti che lo richiedono, e gratuitamente, banner pubblicitari utili a far ricevere ai primi del denaro una volta che i lettori vi clicchino sopra.
Forse è il caso che l’editoria, per affrontare la crisi, inizi a rendersi conto che il mondo dell’informazione è cambiato e che, se ben analizzato, può permettere numerose soluzioni alternative, dando anche vita a nuove figure professionali. Il tutto si può ottenere senza puntare il dito contro nessuno e, al contrario, cercando di andare di pari passo con i tempi moderni per offrire qualcosa, qualcos’altro.

Twitter @IlariaPetta

Fonti: Valigia BluPunto Informatico

google-tax2

Vuoi commentare l'articolo?

Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.