Ucraina tra referendum e massacri (tutti i video)

Sia l’affluenza, dichiarata superiore al 70% quasi ovunque, che i risultati, plebiscitari a favore dell’indipendenza (89% e 95%), sono da prendere con le molle, in parte  per l’assenza di osservatori esterni ma soprattutto perché il tutto si è svolto nel bel mezzo della guerra civile. Le città di Mariupol, Donetsk, Krasnoarmeisk e Sloviansk sono sotto assedio dai blindati di Kiev ma non soltanto, continuano a imperversare le milizie neonaziste di Pravi Sektor e, come riporta la testata tedesca Bild am Sonntag, sembra accertata la presenza in territorio ucraino di almeno 400 contractors americani della società Academi, il nuovo nome della famigerata Blackwater già attiva in Iraq e in Afghanistan.  Come riporta l’ANSA gli estremisti di Pravi Sektor armati di blindati leggeri  (chi glieli ha dati?), avrebbero attaccato la polizia Ucraina a Mariupol poiché quest’ultima si rifiutava di attaccare il Municipio occupato dai filorussi , nello scontro sarebbero morte decine di persone.  Sempre domenica un filmato prontamente pubblicato su Youtube e poi ripreso dalla stampa internazionale (ma non da quella italiana), testimonia di come l’esercito di Kiev pur di evitare che la gente di Krasnoarmeisk si recasse alle urne, non ha esitato a sparare sui civili inermi. Si è invece dato ampio risalto al sequestro  di alcuni volontari della Croce Rossa da parte dei filorussi che, dopo averne duramente picchiati alcuni, li hanno rilasciati nel giro di poche ore. Poco chiaro l’episodio della morte del capo della polizia di Mariupol, Valeri Androshuk, trovato impiccato a seguito delle stragi di civili avvenute in città (sulle quali anche l’OSCE ha denunciato Kiev). Androshuk, si era detto all’inizio suicida più probabilmente  linciato e giustiziato sommariamente dagli abitanti e dai militanti indipendentisti, in altre versioni, tutte discordanti, avrebbe aperto il fuoco verso alcuni subordianati che si rifiutavano di uccidere i civili.

Le violenze e gli scontri si erano intensificate fin dal 9 Maggio, festa della liberazione dal nazismo per la Russia e le Repubbliche ex-sovietiche, in cui la Guardia Nazionale di Kiev ha attaccato cortei pacifici, mentre i media occidentali parlavano della ‘provocatoria’ visita di Putin in Crimea (ad oggi e storicamente, territorio russo). Le immagini dei coraggiosi civili dell’Ucraina orientale che disarmati bloccano i carrarmati dell’esercito, non stanno facendo il giro del mondo come avvenne per Piazza Tienammen, probabilmente perché USA e UE dovrebbero ammettere che l’operazione ‘anti-terrorismo’ lanciata da Kiev e da loro appoggiata in ogni modo, è in realtà qualcosa di molto diverso. Ieri il dipartimento di stato americano condannava i ribelli indipendentisti per gli scontri di Mariupol senza menzionare nessuna delle violazioni, delle aggressioni e delle efferatezze di sponda Ucraina di cui stiamo scrivendo. Se è difficile capire quale fosse fino a poche settimane fa  la posizione dei 12 milioni di cittadini di cultura e provenienza russa rispetto a un Ucraina balcanizzata o sotto l’egida del Cremlino, dopo Odessa è pura fantasia pensare che si possa tornare indietro.

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Prima del voto Putin aveva chiesto ai filorussi di rimandare il referendum, ieri il Cremlino ha fatto sapere che ne rispetterà l’esito (scontato e plebiscitario, quanto poco verificabile nella reale entità), sostenendo di aver ritirato le truppe dal confine mentre, intanto, svolge esercitazioni militari che simulano un conflitto nucleare, dandone ampio risalto sui propri media. Aumentano anche i movimenti navali della NATO nel Mediterraneo, le sanzioni e l’ostilità delle dichiarazioni USA verso la Russia, cui si vorrebbe addebitare l’unica responsabilità della crisi. Tutto il fronte UE-USA è compatto nel non riconoscere l’esito del referendum, considerato illegittimo e illegale.  Nel mezzo la popolazione filorussa contro la quale ieri è scattata una nuova escalation da parte dell’esercito ucraino e dei paramilitari di estrema destra, i bombardamenti più intensi dell’artiglieria ucraina si starebbero concentrando su Sloviansk.  

L’Europa in generale e la politica italiana in particolare, si preparano alle prossime elezioni europee parlando di tutt’altro, come se l’Ucraina non fosse al confine europeo e, come ammette perfino l’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder, la UE non fosse coinvolta nella crisi fino al collo. Soltanto un potente black-out informativo a questo punto può coprire la scelta folle e criminale dei nostri governi di essersi schierati fin dall’inizio dalla parte di forze ferocemente antidemocratiche, stragiste e in evidente complicità operativa con milizie paramilitari neonaziste.
Se si sapesse, qualcuno rischierebbe di perdere qualche voto alle prossime elezioni del 25 Maggio.  

di Daniele Trovato
Twitter: @aramcheck76

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Daniele Trovato

Scrittore, blogger, sceneggiatore, attore e autore teatrale, collabora stabilmente con la testata online www.lineadiretta24.it dove si occupa di Esteri, di Cultura e Spettacolo, collabora inoltre col cartaceo RomaAmor Magazine. Per la narrativa ha pubblicato il romanzo “Ali e corazza” (Autodafé, 2011) e la raccolta di racconti Filosofavole (Smasher, 2014), un suo testo partecipa alla raccolta “Racconti Mondiali” (Autodafé, 2014). Per il teatro le sue opere sono comparse sulle riviste Sipario e Perlascena. Ha due lauree e vive a Roma. Twitter: @aramcheck76

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