Tassisti e Uber nelle mani del ddl concorrenza

Che cos’ha accomunato le piazze romane, napoletane, torinesi, fiorentine e parigine questo martedì di fine gennaio? Un attentato terroristico? Un flash mob per i marò? O magari un’ondata di gelo? No, macchè, niente di tutto questo, semplicemente una veemente protesta dei tassisti, l’ennesima, ma bisogna partire da qualche anno fa per comprenderne la ratio.
Nel 2009 nasceva negli Stati Uniti Uber, azienda che fornisce servizi di trasporto automobilistico privato attraverso l’uso di una comoda app. La fama (e la liquidità) di Uber cominciano a crescere e nel 2013 approda finalmente sulla nostra penisola il servizio uberblack grazie al quale la clientela, attraverso un comodo click, può usufruire di un trasporto su eleganti berline ad un prezzo prefissato dal software dell’applicazione mobile. Qui però gli attori protagonisti sono degli autisti professionisti dotati di licenza (grazie a dei corsi tenuti dall’azienda di San Francisco nelle sue sedi Italiane) le cui auto sono regolarmente registrate per il trasporto di clienti a pagamento. I problemi veri cominciano a sorgere con la nascita di Uberpop, servizio della stessa casa madre, grazie al quale gli autisti incaricati diventano le persone comuni. Tutti (o quasi) possono diventare autisti di uberpop (salvo il rispetto di alcuni requisiti come l’intestazione a proprio nome di un’auto o la fedina penale pulita) e questo fatto ha portato non poche grane in un paese la cui legge sugli autoservizi pubblici non di linea (taxi e NCC) risale al lontano 1992. E riflettendoci su ci si accorge che in quell’anno il telefonino aveva questa fisionomia… altro che Uber!

Uber
Bene, tra i punti salienti della legge c’è ovviamente la disciplina per l’ottenimento di licenza per tassisti ed NCC (noleggio con conducente), la deroga sulla fissazione dei prezzi di corsa ad un tariffario di origine ministeriale e l’importante disposizione secondo la quale nel servizio NCC «le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa. L’inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel Comune che ha rilasciato l’autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l’arrivo a destinazione dell’utente possono avvenire anche nel territorio di altri Comuni». Ergo, se io vigile urbano ti becco a raccogliere clienti in centro a Milano, lontano dalla tua rimessa di periferia, ti concio per le feste.
Ed è proprio questo ciò che è successo ad un’autista NCC (ma al contempo Uber) fermato nell’estate di due anni fa nel capoluogo lombardo, mentre caricava i clienti senza essere partito dal proprio garage. Di lì una serie di controversie legali sfociata in una duplice sentenza del tribunale di Milano, che per ben due volte nel giro di un anno si è espresso con sfavore nei confronti dell’azienda americana, sancendo il blocco dell’operatività di Uberpop «gli autisti Uberpop offrivano un servizio taxi da ritenersi abusivo». Tra le motivazioni della sentenza vi sono concorrenza sleale, sospetti sulla qualità offerta dal servizio e contrasti con la legge n.21/1992, ovvero la stessa su citata. Ma è con la sentenza del 9 luglio 2015 che i giudici arrivano addirittura a determinare l’illegalità di Uber nel caso di violazione della disciplina amministrativa dei tassisti.
A questo punto il lettore si chiederà dove sia il problema, viste le decisioni prese in sede giurisdizionale dallo Stato. In realtà la matassa non è così semplice da sciogliere visto che la situazione, a distanza di 6 mesi, vede ancora in essere un acceso confronto tra una società, Uber, che si fa forte dei pareri espressi da Agcom, autorità antitrust e Consiglio di Stato (ovviamente solo sul fronte UberBlack, non su Uberpop) e associazioni sindacali di tassisti e NCC, forti delle due sentenze emanate dal tribunale di Milano e del testo di legge vigente.

 

Da aggiungere agli onori della cronaca è poi il tanto atteso testo del ddl concorrenza, al momento in esame presso la commissione industria del Senato e che tra pochi giorni approderà a palazzo Madama, secondo molti possibile protagonista nell’immediato futuro di una svolta legislativa in tema. Chi in particolare sta godendo della luce dei riflettori in queste ore, è l’emendamento a firma Linda Lanzillotta (pd), teso a legalizzare il servizio Uber attraverso l’estensione delle discipline regolamentari vigenti (sia a BlackUber che a Uberpop) e a liberalizzare il servizio NCC attraverso l’abrogazione del art.11 n.2 della l. 21/1992, quella norma che per intenderci obbliga il noleggio con conducente a far ritorno, dopo ogni servizio prestato, nel proprio garage in attesa di nuove chiamate.

Uber

Ed ecco allora spiegato il perchè delle reiterate proteste dei tassisti nelle piazze italiane, ultima delle quali quella del 26 gennaio 2016, proteste che hanno avuto luogo con toni pacifici nei nostri confini, dirette ad Uber come anche alle disposizioni dell’emendamento Lanzillotta in riferimento al noleggio con conducente. I manifestanti nelle varie città italiane si sono poi richiamati alla solidarietà verso la contemporanea ondata di proteste francesi, ben più veementi di quelle del nostro Paese: numerosi sono stati gli scontri con le forze dell’ordine nella zona di Porte Maillot, nei pressi della sede di Uber, come pure nella zona dell’aeroporto di Orly.

 

La Francia, al contrario dell’Italia, ha visto nei mesi scorsi venir in essere una sentenza del proprio collegio costituzionale, la più alta carica giurisdizionale francese, la quale ha sancito il divieto dell’app Uberpop su tutto il territorio nazionale. A questa ha fatto seguito un processo risalente a settembre scorso contro due massimi dirigenti d’oltralpe dell’azienda americana, accusati di complicità nella gestione di un servizio taxi illegale e pratiche ingannevoli sul mercato. Nel luglio 2015 era arrivata addirittura la decisione di auto-sospendere il servizio in attesa della sentenza di cui sopra. Servizio poi evidentemente ripreso, stando ai disordini odierni di Parigi e alle dichiarazioni rilasciate da Serge Metz, presidente della ditta Taxis G7, secondo il quale negli ultimi sei mesi le entrate sono calate del 30% a causa della concorrenza dei vtc (i nostri NCC).

 

Dunque urge una normativa che accontenti tutti: da una parte senza lasciare la categoria dei tassisti in balia di un’ormai antica disciplina, le cui disposizioni vengono oggi interpretate sì in sfavore di Uber, ma lasciando comunque in vita una situazione di concorrenza sleale; dall’altra non bisogna perdere di vista una realtà economica e sociale che sempre più sta prendendo piede nel nostro paese e che sta offrendo soluzioni d’impiego a migliaia di persone.

 

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Federico Lordi