Estrema destra al potere: allarme dalla Francia

Il tutto avviene a Brignoles, un comune di 16mila anime situato nel Sud della Francia, in un angolo di Provenza che da domani sarà un po’ più nero che viola lavanda. È qui che infatti la patriottica, coriacea e “gollista” (come ama autodefinirsi) Marine Le Pen raccoglie la storica eredità paterna e porta a uno storico risultato il suo Fronte Nazionale, cui la stessa sigla già ricorda pesantemente un omologo nostrano. Vincendo con una percentuale del 53% sull’avversaria Catherine Delzers (Ump, centro destra), il candidato di “estrema destra” Laurent Lopez è infatti da poche ore il nuovo sindaco del piccolo capoluogo transalpino. A nulla è valso l’appello della sinistra che, sconfitta al primo turno, aveva richiamato alle proprie responsabilità gli elettori contro il comune nemico antirepubblicano.

Pur trattandosi di una location che non è propriamente snodo economico d’importanza mondiale, il dato non è da tralasciare e ancor meno da sottovalutare o nascondere sotto al tappeto, perché porta alla ribalta un sentimento locale ch’è comunque assai diffuso nel nostro continente. Vuoi per il malgoverno di Nicolas Sarkozy, vuoi per delusioni non sparute circa l’operato di Françoise Hollande, sono proprio i nostri cugini i primi a far prefigurare una nuova temibile era nell’assetto europeo. La Le Pen, per dirne una, proporrebbe – in caso di premierato – l’immediata uscita della Francia dai piani della Comunità Europea in nome di una «sovranità europea» da recuperare: a livello economico e non solo. E dato che da queste parti ultimamente siamo in tema, sono da considerare ed evidenziare anche le proposte sull’immigrazione, come quella riguardante la chiusura degli spazi di Schengen, ricalcante motti e slogan di stampo più militaristico che conservatore, più da Fidel Castro che da Charles De Gaulle.

La situazione insomma, indurrebbe a seria riflessione generale. Il malessere di chi non ha un lavoro, di chi è costretto a emigrare osservando inerme lo spoglio di musei, biblioteche, università e servizi pubblici d’ogni genere in cambio di congratulazioni per gli sforzi compiuti è in grande crescita. Le politiche economiche imposte dalla Troika stanno distruggendo culture, storie e istituzioni ma anche, e soprattutto, sensibilità e pazienza di chi non crede più alla forza della classica e vecchia politica e si affida alla “ultima chance” del momento fornita da chi, in una fiera del patetico quanto pericoloso celolunghismo del solfeggio, riesce a emettere il grido più forte e insieme il canto da sirena più ammaliante.
Il caso Alba Dorata era già stato un campanello d’allarme abbastanza forte e, seppur con termini, toni, maniere e programmi diametralmente e logicamente opposti, anche i successi incredibili di schieramenti nuovi come quello di Beppe Grillo o come AFD in Germania e il Partito dei Pirati nel Nord-Europa dovrebbero portare a cercare una prevenzione antecedente alla deriva. Anche perché le prossime elezioni europee – ormai alle porte – rischiano di portar su negli alti quanto misteriosi palazzi delle istituzioni continentali fior fior di frotte guidate da personaggi che quegli stessi edifici li raderebbero al suolo. Metaforicamente, e non. Lo scenario è da far raggelare il sangue nelle vene ma non è ancora troppo tardi per evitare il disastro: chi ha vinto il Nobel per la Pace dovrà impiegare tutte le forze possibili per farlo.

di Mauro Agatone

 

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