Astenersi dal voto e non dalla società civile

E’ sacrosanto rispettare chi si astiene per scelta; perchè si sente offeso dalle troppe promesse non mantenute; perché disgustato da un linguaggio politico sfibrato, ripetitivo, così lontano dalle persone; perché vessato da un sistema fiscale opprimente.  Bisogna invece guardarsi dall’indifferenza politica che sfocia nell’ apatia. L’astensione se nasce da una forte motivazione può avere un seguito e  mantiene per altro attento chi la esercita alle vicende politiche sociali del suo paese. L’astensione che nasce da uno sterile menefreghismo isola e rende vittima chi ne fa uso. Libertà è partecipazione diceva Gaber e in una democrazia sana, dinamica bisogna sentirsi parte attiva e sforzarsi di trovare un canale per far uscire  la propria voce altrimenti ripiegata in un frustrante calderone di insulse imprecazioni.

 

Il  movimento cinque stelle ha dato un segnale forte alle istituzioni; ha coinvolto la gente nelle piazze ed ha fatto riscoprire dentro ognuno di noi l’importanza di creare un alternativa legittima all’attuale politica. In una intervista rilasciata al quotidiano online Lettera 43 Daniel Cohn-Bendit propone di trasformare radicalmente i partiti e sostituirli con cooperative, favorendo <<spazi di dibattito politico dove la gente possa discutere di questioni ambientali, sociali, culturali>>. La parola chiave è dibattito e il dibattito impegna  ciascun cittadino  non più passivo ascoltatore di comizi e tribune elettorali svenevoli, ma autore di  valide  proposte; è il caso del Comitato  articolo 33 promotore del referendum bolognese mirato a salvaguardare l’importanza della ormai decadente scuola pubblica. Affinchè <<gli uomini restino civili o lo divengano, bisogna che l’arte di associarsi si sviluppi e si perfezioni>> scrive ancora Tocqueville; piccole o grandi associazioni che vadano ad intervenire dove programmi politici miopi non riescono, recuperando e facendo recuperare quel necessario sentimento di appartenenza al proprio territorio, linfa di ogni sana società civile.

 

 

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Filippo Deodato

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