Aborto in Irlanda, un referendum per legalizzarlo

Referendum Aborto in Irlanda.
Dopo il sì ai matrimoni gay l’Irlanda voterà a fine maggio in un referendum sull’aborto. L’ultima consultazione in merito risale a 35 anni fa, con un referendum che equiparò la vita del feto a quella della madre, rendendo l’aborto illegale in tutti i casi, fatta eccezione per le circostanze in cui esista un grave rischio per la vita di quest’ultima. Il primo Ministro irlandese Leo Varakdar ha annunciato il referendum per la fine di maggio o, al più tardi, per gli inizi di giugno. Al momento non si conosce la data esatta, che – ha aggiunto – sarà decisa a seguito di una discussione e del voto in Parlamento. Varadkar supporterà l’abolizione dell’ottavo emendamento della Costituzione irlandese, cioè quello che sancisce l’uguale diritto alla vita per la madre e il feto.

Riferendosi alle migliaia di donne irlandesi che ogni anno si recano all’estero per porre fine a gravidanze indesiderate, così come a quelle che assumono pillole abortive senza supervisione medica, Varadkar ha detto: «Gli aborti si verificano comunque, senza una regolamentazione, senza misure di sicurezza, senza tutele. Non possiamo continuare ad esportare il problema. Non credo che la Costituzione sia il luogo giusto per affermazioni di tipo assoluto in materia medica e morale. Una questione che non è né nera né bianca non può essere considerata solamente in questi termini». La posizione del Primo Ministro è cambiata nel corso del tempo: nel 2010 Varadkar disse di non supportare la legalizzazione dell’aborto, dichiarandosi «a favore della vita» anche nel 2014, ma specificando che sotto la legge corrente la salute di alcune donne è a rischio. Attualmente, l’aborto in Irlanda è illegale in quasi tutti i casi, incluso quando una donna rimane incinta a seguito di uno stupro. Le donne che abortiscono rischiano fino a 14 anni di carcere. Non vengono però puniti gli aborti eseguiti all’estero e migliaia di irlandesi ogni anno viaggiando principalmente nel Regno Unito per poter aggirare il divieto. I numeri parlano di 165.438 donne tra il 1980 e il 2015 (dati diffusi dal ministero della Salute britannico). Nel 2016 sono state 3265.

Il testo esatto del quesito non è ancora noto, ma secondo il ministro della Salute Simon Harris dovrebbe prevedere la possibilità di porre fine ad una gravidanza indesiderata entro la 12esima settimana. Dopo tale periodo, l’interruzione sarà garantita solamente in “circostanze eccezionali”, come ad esempio un serio rischio per la salute della donna o in caso di anormalità che potrebbero essere fatali al feto. Sia il primo ministro che il leader dell’opposizione supportano il referendum, ma i loro partiti, così come l’opinione pubblica, restano divisi. Secondo recenti sondaggi, il 56% degli irlandesi è a favore di una modifica dell’ottavo emendamento. Lo stesso succede in Parlamento: 113 membri si sono detti a favore, mentre solo 52 si sono dichiarati indecisi. L’Irlanda è l’unico paese in Europa, insieme a Malta, dove l’aborto è ancora completamente illegale, mentre in Polonia e Finlandia è ammesso solamente in caso di stupro. Dal 1983 la società è cambiata enormemente e l’influenza della Chiesa Cattolica si è affievolita. Il referendum in primavera potrebbe cambiare una delle leggi più restrittive e segnare un passo importante per i diritti delle donne irlandesi.

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».