A Ginevra altro passo avanti per la sicurezza del mondo

In questo spazio per pochissimi eletti, celato agli occhi di un pubblico ignaro, per un anno intero, come rende noto l’Associated press, gli Stati Uniti d’America e il tanto temuto Iran, hanno clandestinamente consumato una considerevole serie di appuntamenti; non ci è dato sapere quali dialoghi hanno farcito questi estenuanti confronti. L’epilogo, parziale certo, che contempla lo storico accordo firmato a Ginevra, può però bastare per riaccendere la speranze di tutti coloro continuino a desiderare un mondo più sicuro e dove i conflitti bellici che lo dilaniano col tempo possano diminuire.Pare che dei diversi colloqui avuti tra i due summenzionati Paesi fossero all’oscuro persino gli alleati più stretti del popolo americano, compresi i suoi «partner negoziali» e lo stato di’Israele. La nazione mediorientale di Oman è stato il teatro prescelto per ospitare gli incontri che avrebbero dovuto realizzare i chiari scopi americani: edulcorare le forti tensioni che negli anni si erano venute a creare con lo stato iraniano ed evitare un eventuale coinvolgimento di quest’ultimo nella guerra civile, tutt’ora in corso, che sta logorando il popolo siriano. 

Quello che si è raggiunto a Ginevra è un obbiettivo che il presidente Obama persegue con tenacia dagli albori del suo primo mandato come rammenta lui stesso: «Da quando sono in carica ho indicato chiaramente la mia determinazione a impedire che l’Iran ottenga l’arma nucleare. Ho ripetuto più volte che la mia preferenza va alla soluzione pacifica e ho offerto la mano della diplomazia». Ciò che l’America è riuscita a concludere ha una indubbia rilevanza politica: per un intero semestre l’Iran rinuncia al suo pericoloso programma nucleare, congelandolo, e fermerà l’arricchimento dell’uranio oltre la soglia del 5% eliminando i collegamenti fra le diverse reti centrifughe. Inoltre, cosa che appare tra le più sorprendenti, tutto lo stock di uranio che precedentemente era stato arricchito al 20% sarà convertito in ossido e non potrà essere così impiegato a scopi militari. Infine dopo aver «neutralizzato le riserve di uranio arricchito», Theran consentirà il tanto agognato accesso ai suoi impianti nucleari agli ispettori.
Il passo compiuto nella città svizzera è uno scacco ai capricci e alle intemperanze cui i leader iraniani ci avevano abituato. Forse anche un inatteso segnale del loro cambiamento. È certo che questa è la strada da percorrere come anche questa è l’America che il mondo si attende.

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Filippo Deodato

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