Via dalla pazza folla. Così Hardy torna al cinema

Tra tutte le opere di Thomas Hardy, Far From The Madding Crowd è quella in cui il pessimismo crudo che caratterizza lo scrittore è più latente mentre la scrittura si presta meglio alla resa cinematografica. La storia ruota intorno al personaggio di Bathsheba Everdene, da povera orfana a ricca possidente di campagna.

Fin dalla tenera giovinezza, Bathsheba si distingue per l’attitudine al lavoro, al comando, al sacrificio, dimostrando a più riprese un carattere sprezzante che rifugge in qualsiasi modo “il giogo” del matrimonio. Alle diverse proposte di matrimonio che riceve, la ragazza risponde sempre con la stessa moneta, anteponendo la sua vocazione all’indipendenza a qualsiasi privilegio maritale. Fino al giorno in cui cade fra le braccia del soldato Troy, giovane e indifferente, che le spezza il cuore rovinandole in parte la reputazione.

Il racconto è un lungo percorso verso la maturità, la conoscenza di sé e una forma più profonda di indipendenza, che porta la protagonista a comprendere non solo la bellezza ma anche la necessità di un legame rassicurante quanto autentico, che da sempre la riconduce al pastore Oak. Un racconto non solo di caratteri, ma anche e soprattutto di scenari, quelli agresti, brulli ed evocativi che il regista Thomas Vinterberg riporta sulla pellicola con l’adattamento Via dalla Pazza Folla, in uscita il Italia il 17 Settembre (negli Usa e in Gran Bretagna il film è uscito nelle sale a Maggio di quest’anno).

Bathsheba prende il volto di Carey Mulligan, il pastore Oak quello di Matthias Schoenaerts, mentre il fantomatico Wessex di cui Hardy scrive, si trasforma negli scorsi più malinconici ma al tempo stesso vivi del Dorset e dell’Oxfordshire. La natura, che qui è un alter ego della protagonista, si svela grazie alla fotografia  come luogo magico e seducente, una bestia indomabile che dà nutrimento e protezione ma al tempo stesso distrugge chi la sottovaluta. Una terra dell’oro entro la quale l’uomo deve delimitarsi per vivere in pace con gli altri e con il mondo, a condizione che sia “lontano dalla pazza folla”.

Da questo grande coinvolgimento che solo la natura e i suoi paesaggi sa produrre, come anche da una storia d’amore travagliata e romanzata, si viene irretiti facilmente nella rete di un film ben scritto, diretto e interpretato, al quale spetta il solo demerito di porsi un po’ troppo in linea con altri esempi dello stesso genere, tra cui i film e le serie britanniche sui grandi classici della letteratura internazionale, senza presentare uno sguardo nuovo sulle sudice strade della Londra vittoriana o le nebbiose brughiere della Cornovaglia.

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Lavinia Martini