Un sol “Levante” all’Auditorium di Roma

Manuale distruzione è stato presentato a Roma con il concerto di ieri sera alla sala Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica.
Nata a Palagonia nel catanese, provincia che ha già dato i suoi natali ad altri cantautori come Carmen Consoli e Mario Venuti, ora vive a Torino dove si è trasferita con la madre nel 2001 e compone e suona con la sua chitarra. La sua prima canzone, Alfonso, è stata un tormentone per la sua musicalità che portava qualcosa di nuovo, nonostante un testo banale. Ma la situazione, già dalla seconda canzone, si è subito ribaltata. Infatti,  Memo mostra immediatamente una maggiore compattezza musicale tra testi e una base rockeggiante che si conferma con il brano Sbadiglio, scritto per Sanremo, e che avrebbe meritato maggior fortuna e maggior attenzione da parte del pubblico e dei giudici, invece della bocciatura tra le nuove proposte. Tutti e tre i brani fanno parte dell’album presentato ieri sera e dedicato al padre scomparso proprio prima di trasferirsi a Torino. In questo disco spesso i testi sono tristi e malinconici, in contrasto con melodie e ritmiche decisamente allegre e trascinanti che ne trasmettono felicità.{ads1}

L’impatto scenico dal vivo è stato molto positivo e interessante. Levante ha coinvolto il pubblico con la sua voce armoniosa nei brani Scatola blu, Senza zucchero e nell’intensa Le margherite sono salve, una struggente ballata rock con un testo toccante.
Una caretteristica forte del suo stile, non di certo classico, appare alla base della sua musica, confermata nell’esecuzione di Farfalle e Nuvola dove emerge una vocalist meravigliosa che saltella sul palco divertita e che fa divertire il pubblico a ritmo di musica.
Sul palco con lei un gruppo rock torinese con una strepitosa ritmica alle percussioni e un Daniele Celona alla chitarra veramente notevole. Ed è proprio il suo brano Luna, non compreso nell’album ma cantato da Levante con una grinta da far invidia a molti giovani rocker in circolazione, che ha dato quel tocco finale a tutto il concerto.

Insomma, se Alfonso è il tormentone che l’ha lanciata, nell’album troverete altro… il resto è tutt’altro genere.
Unica nota stonata, il mancato equilibrio fonico tra il volume della voce, spesso coperta dal suono degli strumenti fin troppo alti che hanno reso difficile capire le parole delle canzoni, e una qualità di registrazione dell’album non buona, dove in molti brani le sonorità risultano piatte a dispetto dell’effetto live, totalmente opposto. Per adesso, brava Levante! Se capirà che non è più un gioco, ne sentiremo sicuramente parlare ancora.

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Flavia Capoano

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