Teatro: ED visto al Fringe Festival

In scena Bruno Ricci e Angelo Rizzo, sono Edmund ed Edgar, entrambi Ed. I due personaggi si confondono, i nomi si sovrappongono tanto da rendere incomprensibile chi sia l’uno e chi sia l’altro. L’unica definizione che li qualifica è quella di fratelli, una condizione di imprescindibilità che li rende figli dello stesso padre ma allo stesso tempo nemici. La fraternità si delinea quindi come una non scelta, come una prigione, ancor più quando si sovrappone a un’illegittimità. 

La dichiarano i riferimenti al Re Lear di Shakespeare, che fa da sottofondo storico all’azione. Edmund è il figlio illegittimo del Re di Britannia, mentre Edgar ne è il diretto discendente. Ma la tradizione teatrale si ferma quasi, come si vedrà più avanti, a questo punto. Edgar ed Edmund sono il paradigma del tormento di essere fratelli, di condividere un legame imprescindibile e virale. Sono i figli di Lear ma sono anche i figli di oggi, di qualunque genitore. Ma la storia irrompe di nuovo, come si diceva, nel delineare un nuovo esito: la possibilità di togliere di mezzo il padre, che è anche il principale ostacolo al libero arbitrio di essere parenti.

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La storia si capovolge, se da un lato il padre era la ragione della rivalità, ora diventa un ostacolo da eliminare, affinché la realizzazione dell’individuo sia completa. A fasi alterne i monologhi si fanno strada tra i dialoghi ed emerge un desiderio persistente di individualità. “Fratello caro, adesso basta. Non c’è più tempo. Liberiamoci del vecchio.” recitano i rettangoli luminosi sullo sfondo. I due giovani attori sostengono le dinamiche del ruolo, scavando a fondo le personalità dei personaggi. Senz’altro i richiami a un linguaggio, volutamente dialettale, e ad una gestualità attuale, reale, sono la vera ricchezza di uno spettacolo che mischia continuamente il registro drammatico con quello comico. Avrebbe senz’altro giovato l’intimità di quattro mura. 

Twitter @LaviniaMartini_

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Lavinia Martini

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