Marco Risi presenta il suo Cha Cha Cha

Il film si apre con un omicidio, un classico del genere thriller, al quale poi seguiranno altri, apparentemente slegati tra loro e dei quali dovrà occuparsi Corso (Luca Argentero), investigatore privato. Coinvolti nella losca faccenda una madre bellissima, Michelle (Eva Herzigova), che si vede portar via il suo unico figlio, il potente compagno di lei, l’avvocatoArgento (Pippo Delbono) e l’Ispettore Torre (Claudio Amendola). A fare da motore e poi da fil rouge di tutta la storia è il malessere e la ribellione di un adolescente nei confronti del potere degli adulti. Il film è ambientato in una Roma notturna, corrotta, malavitosa, cinica, ma al contempo jazzata e festaiola quanto basta da riportarci per un attimo al recente successo di Paolo Sorrentino, La Grande Bellezza. Ma rispetto al capolavoro con Tony Servillo, Cha Cha Cha è un’opera dai forti contrasti, che mescola gli elementi tipici delle atmosfere noir, di cui Risi è un autorevole esponente, ad altri più inaspettati e insoliti, come le scene di feste in maschera, colorate, brillanti di paillettes e lustrini, dove è il cha cha cha a fare da padrone, con le sue movenze sensuali e spiritose al tempo stesso. {ads1} Risi, figlio del grande maestroDino, intende raccontare “una fetta di questo paese attraverso gli occhi di un investigatore privato”, figura che lo ha sempre affascinato fin dai libri di Chandler, e che cerca di far rivivere attraverso il personaggio di Corso: un uomo solo, che lavora meticolosamente ma sempre in ombra, la sua unica compagnia un cane carlino senza una zampa. Attorno a lui personaggi brutti e cattivi e una bella bionda, pericolosa, che ricorda un pò i film alla Hitchcock, colei che attrae e abbandona, che fa innamorare e poi allontana. Una strana coppia, quella Herzigova-Argentero: Eva che, per la prima volta nel ruolo di attrice, lascerà al pubblico nel finale uno dei suoi sguardi più riusciti, intenso e prolungato, quasi a lasciare intendere che ci sarà un seguito. Luca, attore affermato, stupirà per la sua attenzione maniacale ad ogni minimo particolare e soprattutto per una sua scena di nudo degna di un’opera di CronenbergIl pubblico ormai si stupisce se ultimamente escono dei bei film, dimenticando che il fine a cui dovrebbe tendere il cinema italiano è esattamente questo: fare dei bei film, che raccontino un pezzo di Italia, quella vera, autentica. Quella fatta di personaggi come Corso, che pur stando nell’ombra, lontano dai riflettori, sono in grado di lasciar davvero il segno. E ci rendono fieri, per una volta, di essere italiani.

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Valentina Peron

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