Magic Mike XXL. Gli spogliarellisti sono tornati

Gli spogliarellisti d’America sono tornati. Magic Mike XXL è il seguito di Magic Mike del 2012, firmato da Steven Soderbergh. In questa seconda prova la regia è invece di Gregory Jacobs, che ha seguito da produttore quasi tutti i film di Soderbergh dal 2002 ad oggi. Un cambio di rotta che porta sostanzialmente a una perdita di incisività e profondità analitica.

Ritroviamo il magico Mike (Channing Tatum) alle prese con un lavoro da falegname che rende bene, una grande casa arredata all’americana, una vita morigerata e, diremmo, borghese. Ma le cose sono pronte a ribaltarsi di nuovo, quando incontrando i vecchi amici spogliarellisti, Mike decide di lanciarsi in un ultimo grande viaggio che lo porterà a un’importante convention di streap tease. Qui ricorrono molti temi della narrativa americana: il viaggio, la realizzazione di sé, l’appartenenza al gruppo, ma in questo caso si tratta di un viaggio al contrario, perché quello in cui questo Mike si riconosce è tutto ciò che ha abiurato.

Nel primo episodio infatti, Mike riesce ad allontanarsi dai club, dal mondo degli spogliarelli, dalle avventure occasionali e dalla vita notturna conservando una distanza morale tra lavoro ed identità e preservando una sorta di purezza d’animo incontaminata. Un po’ come a dire, banalmente, che l’abito non fa il monaco. Nella versione XXL, Mike fa un ulteriore passo avanti, quando svela che la donna che ama l’ha lasciato, proprio nel mezzo del racconto, rendendo evidente che quella realtà così rispettabile e convenzionale che ha costruito è alla deriva e che ci si può riconoscere maggiormente in un branco di natiche scoperte che in una vita perbene. Così nella scelta di vivere al di fuori degli schemi si realizza una forma più profonda di felicità e soddisfazione.

Questa consapevolezza passa per un rituale, quello dell’esibizione, dello spogliarello, che porta il film lontano dal convenzionale. Magic Mike è rimasto, almeno su questo aspetto, un film in cui l’estetica è costruita attraverso una fisicità dirompente, aggressiva, fatta di muscoli e sudore, che spesso e volentieri strizza l’occhio alla malizia compiacente e commerciale. Per questo motivo e per lo spessore meno crudo, meno sarcastico che indaga sulla personalità di Mike, accennando solamente le tematiche della morale e dell’inquadramento sociale di cui dicevasi sopra, questa seconda prova è ancora più ambigua e insoluta della prima, poiché si accosta in egual misura alla critica mordace della società americana, come al pubblico femminile più suscettibile e ormonale.

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Lavinia Martini