G Student Best Voice: riflettori su Federica Cassese

Ciao Federica, lo scorso anno ti abbiamo visto vincere la finale G Student Best Voice, ma raccontaci come è nata questa tua grande passione per la musica?
Non è la passione della musica ad essere nata in me, bensì sono nata io dentro di lei. Sono un piccolo pezzo di questo grande “insieme lessicale” …è la musica che sceglie te! Mi ha travolta e portata con lei sempre in ogni istante! In senso più realistico devo dire grazie alla mia famiglia. Sono cresciuta con mio nonno che cantava e suonava, mio padre di conseguenza e tutta la mia famiglia ha sempre praticato un’arte, dalla musica alla danza. Inoltre ho avuto la fortuna di ascoltare sempre buona musica e devo dire che ora ne sono molto riconoscente.

Cosa significa per te la musica?
È un’emozione, ti si stringe lo stomaco, la gola. Solo per un suono di una chitarra ti tremano le gambe e il tuo cuore batte a mille, non riesci a controllare nulla , è tutto involontario. Come un amore che non ti lascerà mai, è poesia, è un modo, forse l’unico vero e reale per comunicare e dirsi qualcosa che solamente parlando sarebbe difficile da dire. È piangere, ballare, riflettere, sognare, ridere. È un modo per raccontare di se stessi. Ognuno di noi vive la musica in maniera differente, io la vivo ogni minuto e se si potesse anche ogni secondo.

Quante ore dedichi al canto ogni giorno?
Io vado a lezione una volta a settimana con un’insegnante che per me è come una musa, è grazie a lei che ora la mia voce può comunicare qualcosa non solo con la tecnica ma soprattutto con l’anima. Gli esercizi devono essere fatti ogni giorno, ma io essendo pigra a volte dimentico e la mia voce “sporca” esce alla grande. Ma sono importanti , indispensabili direi, anche se per me la tecnica non è tutto, bisogna essere padroni del proprio strumento in questo caso la voce! Comunque canto ogni giorno avendo anche un gruppo e spesso anche da sola a casa.

Un cantante che hai sempre considerato punto di riferimento?
I miei gusti musicali sono vari, vanno dalla musica italiana come Pino Daniele al rock americano degli ACDC, al soul, jazz, ma la musica del mio cuore, della mia anima, è legata al genere blues funky rock. L’emozione più grande però è lei, Janis Joplin. La voce invece che vorrei avere è quella di Susan Tedeschi nata a Boston e ha il blues nel sangue. Una voce calda, graffiata dalle emozioni che prova e inconfondibile. Gli artisti che amo e apprezzo sono veramente tanti e ognuno di loro mi trasmette tutto quello che c’è di più bello ma anche brutto nella vita.{ads1}

Cosa ne pensi del G Student Best Voice?
È una bella occasione, un’esperienza, si conoscono altre persone e ci si confronta con i propri pensieri e sensazioni! È un imput per tutti coloro che magari vivono la musica interiormente senza far uscire le proprie emozioni per regalarle a chi ascolta. Bisogna cogliere qualsiasi occasione ci si presenti e farne tesoro per il futuro.

Cosa ti ha spinto a partecipare al concorso?
Il G student best voice è un concorso nato nell’ istituto superiore che frequentavo e quindi è stato impossibile non partecipare visto che a scuola cantavo sempre in qualsiasi occasione e tutti sapevano della mia passione. Volevo provare a mettermi in gioco, è sempre bello confrontarsi con altre voci ed essere giudicato.

Cosa ti ha comportato la vittoria della scorsa edizione?
La vittoria della scorsa edizione mi ha permesso di poter accedere ad altri due importanti concorsi e quindi di mettermi ulteriormente in gioco e affrontare un viaggio che poi si è concluso con un’altra vittoria e un nono posto. Inoltre ho avuto l’onore e il piacere di ricevere tanti ma tanti complimenti il che per me è in parte quello che conta di più.

Quali sono i tuoi obbiettivi futuri?
Questa è una bella domanda! Per quanto riguarda la musica io studio ormai da anni in una scuola e suono in un gruppo che gira nei locali della capitale intrattenendo il pubblico con i classici del blues, rock e funk. Non credo di partecipare ad altri concorsi ma per il semplice fatto che con il tempo ho capito che è una “situazione” che non mi appartiene. Il mio sogno sarebbe quello di poter affrontare anche un piccolo tour con la mia band magari con un furgoncino stile anni ’60: Woodstock, beh sarebbe il massimo e soprattutto potrei intraprendere una carriera da insegnante sempre nel settore. Per ora oltre alla musica mi dedico agli studi universitari di lingue e letterature moderne.

Cosa diresti a tutti coloro che vogliono seguire la strada della musica e del canto?
Non mi sento di dare grandi consigli perchè ancora io non ci capisco niente, è un mondo difficile ma anche estremamente bello per chi lo ama veramente. Direi quello che la mia insegnante e i miei genitori mi dicono cioè di studiare tanto, non abbandonare mai lo strumento, e di farlo con tanta passione, tenacia, forza e umiltà. Per me quest’ultima è molto importante, bisogna stare sempre con i piedi per terra. Non lasciare mai andare via i propri sogni e lottare per far sì che si realizzino: questo è scontato!

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Dario Argenziano

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