Addio ai camion bar: dead line entro il 10 luglio

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Roma si prepara a dire addio ai camion bar e ai suk di bancarelle nel centro storico. La dead line, fissata per il 10 luglio, prevede che le postazioni mobili di ristoro, ma anche venditori di souvenir, fiorai e quant’altro, debbano necessariamente fare i bagagli dalle aree archeologiche centrali e dal Tridente per installarsi altrove. Chi resta al suo posto verrà rimosso.

Proprio oggi, 24 giugno, il Campidoglio ha pubblicato il provvedimento che fissa i nuovi posteggi. Le postazioni in ballo saranno 76, tutte dislocate nelle zone di Lungotevere Oberdan, Lungotevere Testaccio, Lungotevere Maresciallo Diaz e Via della Piramide Cestia. Il provvedimento non ha certo dimenticato i venditori di souvenir, i quali verranno posizionati in via di San Gregorio (lato Celio). Un importantissimo passo in avanti per il decoro di Roma, come ha ricordato lo stesso Ignazio Marino in conferenza stampa, affermando che “Fori Imperiali e area archeologica centrale sono un patrimonio dell’umanità e come tali devono essere trattati. Vogliamo che Roma sia sempre come nella fotografia di Obama che entra nello spazio del Colosseo con un’area archeologica integra e non coperta dalla presenza di camion bar che la rendono meno archeologicamente pura”.

Ma cosa ne pensano i diretti interessati? Gli ambulanti, nella persona del presidente di Apre Confesercenti Alfiero Tredicine (nonché figlio del primo storico caldarrostaro di Roma), nonostante abbiano ingerito il boccone amaro, non hanno troppa voglia di digerirlo: “Rispetteremo la legge e le nuove norme, come è giusto che sia, ma siamo pronti sempre nelle modalità previste dalla legge, a dare battaglia”. I futuri sfrattati avevano recentemente presentato (l’8 giugno) una lista di proposte alternative alla rimozione, ma, a quanto sembra, nessuno si è preso la briga di ascoltarli.

Chiedevano infatti la ricollocazione del 50% dei banchi, mantenendo l’altra metà all’interno della zona monumentale senza però rovinare la visibilità dei monumenti, nonchè l’istituzione nelle stesse bancarelle di punti informativi e vendita di biglietti della metro, in modo da fornire un servizio in più al turista. Secondo Tredicine questo atto di “buona amministrazione della città” non potrà portare a nulla di buono, poiché gli operatori del settore lamentano il fatto che le nuove postazioni siano piuttosto infelici: “”Quanti turisti passeranno sul Lungotevere o in via Carlo Felice? Nessuno! E centinaia di lavoratori si ritroveranno alla fame”.

Effettivamente non ha tutti i torti, ma la task force pro decoro indetta da Marino va avanti comunque, ed insegue un sogno targato anni ’90. Il sindaco, infatti, durante la conferenza stampa, ha mostrato dei volantini pubblicati dalla Giunta capitolina 21 anni orsono, che “rappresentano il sogno di rendere pedonali l’area archeologica centrale, il Tridente e piazza di Spagna. Quella squadra di sognatori non ha avuto evidentemente le condizioni amministrative per realizzare quel sogno, oggi noi invece lo abbiamo realizzato e ci presentiamo qui per confermare un concetto riportato da tutti i media del pianeta, cioè che i Fori Imperiali e l’area archeologica, come diceva Guido Baccelli nel 1877, sono un patrimonio dell’umanità e vanno trattati come tali”.

Per dimostrare che questo sogno è divenuto realtà, il sindaco ha promesso che tra un paio di settimane organizzerà una passeggiata ai Fori per sincerarsi che camion bar e ambulanti siano effettivamente spariti, e, sicuro del risultato che otterrà, lancia persino un invito al premier Matteo Renzi: “Lo inviterò ai Fori Imperiali, in particolare la sera, per vedere le luci di Storaro e gli spettacoli di Piero Angela e Lanciano”.

Data questa ostentata sicurezza di Marino riguardo la felice riuscita dell’operazione, tutti coloro che desiderano che le loro foto ricordo della Capitale siano infestate dall’inquietante ma rassicurante presenza dei camion bar, dovrebbero affrettarsi a pronunciare il fatidico “cheese” prima che giunga il 10 luglio, già ribattezzato “il venerdì nero dei camion bar”.

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.