Io sono stanco al Teatro Aurelio di Roma

Teatro Aurelio
Dal 22 al 24 febbraio 2013

IO SONO STANKO
di e con Giovanni Maria Buzzatti e Giselle Martino
regia Giovanni Maria Buzzatti

aiuto regia: Alberto Basaluzzo
progetto luci e tecnica: Manuele Guarnacci
Organizzazione produzione: Lucrezia Lanza e Manuele Guarnacci
Un ringraziamento speciale a Natasa Antic Perin e Flore Murard Yovanovitch
PREMIO HYSTRIO alla Vocazione 13 edizione: menzione a Giselle Martino per “l’antiretorico e attuale monologo da Io sono Stanko di Buzzatti-Martino”
“Se usi la violenza scegli le armi che il tuo nemico sa usare meglio”

Sarà in scena al Teatro Aurelio dal 22 al 24 febbraio 2013, IO SONO STANKO di e con Giovanni Maria Buzzatti e Giselle Martino, regia Giovanni Maria Buzzatti. PREMIO HYSTRIO alla Vocazione 13 edizione: menzione a Giselle Martino per “l’antiretorico e attuale monologo da Io sono Stanko di Buzzatti-Martino”
Stanko, immigrato di origine balcanica arrivato in Italia, ce l’ha fatta: e dà inizio al suo show. Ora è il manager di una grande azienda di riciclaggio di rame e metalli: paga le tasse e dà lavoro ad altri immigrati. Ma, nel suo paese, ha condotto attività per le quali è dovuto scappare…
Una zingara irrompe tra il pubblico intrattenendolo con giochi di carte e leggende gitane. Chi è? Da chi è mandata? Cosa vuole da Stanko? Le origini dei due personaggi si mischiano tra commedia e realtà, laddove è difficile – da intrusi, in un paese straniero – svelare la propria identità.
I riferimenti si fanno non casuali e lo spettacolo si fa storia: quella di Stanko, nel suo paese. Una storia vera.
La sera della prima seguirà il dibattito “Optor e il popolo Rom: due esempi di prassi nonviolente”.
Saranno presenti membri di associazioni ed esperti. Modera Flore Murard-Yovanovitch, giornalista.

COM’È NATO IO SONO STANKO.
IO SONO STANKO è nato a primavera del 2011, nei giorni in cui il governo italiano dichiarava la sua “posizione” sulla “questione-Libia”. Mi ha sempre incuriosito, affascinato, inquietato la storia dei Balcani. Mi impressiona come persone della stessa terra raccontino ognuno la sua storia, il suo presidente, la sua guerra. Anche i confini, come le persone, hanno facce diverse: persone della mia, della nostra generazione o più piccole, hanno vissuto qualcosa che per noi è solo storia, o geografia. Attraverso quello che ci accingevamo a scrivere, volevamo parlare di questo. Stanko è un nome abbastanza comune in Serbia, ci piaceva intitolare la piéce IO SONO STANKO per giocare sull’equivoco linguistico; non potevamo immaginare cosa sarebbe successo in seguito.
In quei giorni mi capitò di leggere un articolo su Gene Sharp, storico americano e autore, tra gli altri, di “From dictatorship to democrazy”, che ha ispirato gli allora neonati movimenti non violenti in Libia, in Egitto, e in molte altre parti del mondo. Faccio una ricerca per scovare tracce di movimenti non violenti in terra balcanica: compare il logo di un pugno chiuso, OTPOR, e un nome, STANKO LAZENDIC. Non poteva essere un caso. Le notizie sul web erano pochissime, tra cui un’intervista di Ennio Remondino che dipingeva Stanko come un’ex studente alto due metri e dieci, forse legato a qualche ex esponente della CIA.

“Cerchiamo Ennio Remondino”.
“No. Cerchiamo Stanko.”
“Mah, cerchiamo Stanko…”.
Decidere di parlare di Stanko significava fare un salto epocale in terra balcanica, seppur racchiuso in meno di un decennio. In piena fase di scrittura e a meno di un mese dal debutto, l’unico modo per contattare Stanko Lazendic è un social network. Cerco tra i vari profili: stesso nome, foto somigliante a quella pubblicata su alcuni blog, città natale: Novi Sad. Eccolo. Prendo un bel respiro e scrivo nel mio pessimo inglese a un serbo che potrebbe essere collegato alla CIA, dicendogli che voglio raccontare la sua storia in una pièce teatrale che debutterà in un teatro sconosciuto… .
Alcuni giorni dopo risponde.
Iniziano così lunghi scambi via mail tra Stanko e me: mi ostinavo a chiederli come agissero durante i bombardamenti della NATO (la prima bomba fu scagliata proprio a Novi Sad): “Forse traduttore non è chiaro, cosa intendi quando mi chiedi della NATO? noi non operavamo in quel periodo, con bombe non era possibile!”. Qualcosa delle informazioni di Remondino non tornava.
Stanko mi da dei riferimenti di persone che parlano italiano, una delle quali ha lavorato con lui in OTPOR. Ecco Natasa, la mediatrice perfetta. Giovanni parla con lei a lungo su skype, e ci chiarifichiamo sui punti di cui scrivere. Quella settimana incontro M. un amico belgradese che prima di venire in Italia faceva l’attore. Anche Stanko voleva fare l’attore. Gli racconto di lui. “Lazendìc” mi corregge. Sapeva benissimo di chi stavo parlando. “Era dura sai, gente spariva, non sapevi dove e perchè. Ma io so che Milosevich aveva paura di noi. Perché quando popolo serbo si alza, non pieghi più”. “So che Stanko è stato arrestato 17 volte”, “Carcere in Serbia non è come Italia. Solo lui può sapere cosa gli hanno fatto”.
Giselle Martino

IO SONO STANKO – Note di regia.
Ammetto di avere non poche difficoltà a scrivere queste note. Ho affrontato dall’inizio questo lavoro come fosse un autentico viaggio dentro un mondo a me del tutto sconosciuto, il modo dei Balcani. Mi sono presto reso conto che i miei abituali strumenti di osservazione non mi bastavano più, il rischio era ed è tuttora, quello di farne una macchietta. Mi sono dotato allora di occhi nuovi e come dice Garcia Lorca “ho chiesto un cuore nuovo ad un amico, un cuore fatto di metallo” questo amico si chiama Najo Adzovich, portavoce della comunità Rom di Roma. Lui, ex militare e zingaro, balcanico fino al midollo, mi ha aperto un mondo di conoscenza sulla realtà dei Rom provenienti dalla Ex Jugoslavia di Tito. Mentre mi parlava cercavo di interpretare quanto mi diceva usando il suo sguardo, ma non ci riuscivo, questo mi turbava anzi mi terrorizzava … Ma la voglia di sapere era troppo forte. La lezione nel campo Casilino 900 è durata per tutti i due mesi in cui sono stato lì. Non mi bastavano, volevo stare lì ancora. Ma ci fu lo sgombero. Si stava tracciando dentro di me una mappa con riferimenti precisi, anche se molti episodi erano abilmente “coreografati” da Najo: i Rom sono straordinari attori! Lui mi aveva dato le coordinate, ma ora il viaggio in quel mondo era una mia responsabilità. Mi disse con un sorriso fatto di ironia e disillusione insieme : “Ce la farai a raccontare tutto questo? ” Forse non pensavo realmente di farcela, fino a quando ho incontrato Giselle Martino, anche lei per qualche strano motivo attratta dal mondo balcanico. Durante la ricerca dei materiali, incontriamo il nome di Stanko Lazendìc, uno studente serbo che tra i primi ha detto NO al regime di Milosevich, attraverso lo strumento della non violenza. Giselle aveva trovato la storia. Stava nascendo “IO SONO STANKO”. Iniziava il viaggio. Stiamo ancora viaggiando. Se chiedi ad un viaggiatore, mentre viaggia: “Com’è andata?”, potrà descriverti al massimo ciò che ha visto fino a quel momento, ma non di più. Due attori in scena più un terzo viaggiatore : il pubblico. Il viaggio per me finisce ogni sera che si conclude lo spettacolo. Forse chi dovrebbe scrivere queste note è proprio il terzo viaggiatore, una volta arrivati a destinazione.
GIOVANNI MARIA BUZZATTI

Link pagina fb: https://www.facebook.com/pages/IO-SONO-STANKO/254101494632949?ref=ts&fref=ts
Trailer dello spettacolo: http://www.youtube.com/watch?v=4MHdvVngJ1Y&feature=youtu.be
Durata Spettacolo: 1 ora
Teatro Aurelio – Largo San Pio V, 4 – 00165 Roma. Tel: 06.99.70.50.58 – Cell:347.72.34.102. – Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21,00, domenica ore 18,00
Prezzo biglietto: Intero 10 euro (+ 2€ di tessera associativa) -Ridotto 8 euro ((+ 2€ di tessera associativa) Se vieni in bici e la porti in teatro hai la tessera omaggio e il biglietto ridotto. Una campagna #salvaiciclisti.
Prenotazioni 0698261514 – 3477234102

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Redazione Parolibero

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