Italia: scrigno di gioielli architettonici nascosti

 

“Il bel paese
ch’Appennin parte
e ‘l mar circonda
e l’Alpe”
Francesco Petrarca

Italia: inferno e paradiso, gioia e dolore, rabbia e orgoglio nazionale di straordinari gioielli architettonici. C’è l’Italia che barcolla, in balìa di un equilibrio economico e culturale che stenta a trovare terreno fertile su cui gettare, finalmente, la propria ancora salvifica; c’è l’Italia che crolla, ma non molla; c’è l’Italia che spera, ma non dispera e l’Italia che va, dove tira il vento, in cerca di nuovi lidi, nuovi orizzonti, nuove possibilità. C’è l’Italia da gourmet, dal retrogusto tricolore di una pizza margherita; c’è l’Italia della lirica e del melodramma nazionale; c’è l’Italia della moda che cuce, taglia, inventa, rinnova e, infine, c’è l’Italia dell’arte, croce e delizia del Bel Paese; risorsa, flagello ed etichetta culturale di un territorio tutto da scoprire.

Abbiamo deciso di intraprendere un viaggio anticonvenzionale, al di là delle istituzioni e degli istituzionalismi; al di là del bello “stereotipato” dai Donatello, Raffaello e Michelangelo di turno di cui il mondo intero conosce storia, morte e reincarnazione; al di là delle variopinte e gloriose città d’arte che da Venezia a Firenze, da Roma a Catania ed anche oltre, a furia di strattoni, vanno contendendosi primi piani, copertine patinate, pagine, libri, tomi ed enciclopedie di eterni corsi e ricorsi storico – artistici. Stanchi di questi paradisi turistici superaffollati, siamo andati alla ricerca di vecchi e giovani talenti dimenticati dalla storia ma che l’arte, antica e moderna, ha restituito ai posteri attraverso la gloria di architettonici e monumentali capolavori artistici nascosti tra i bucolici borghi di periferia, nel sempreverde bel paese delle grandi contraddizioni.
Tre luoghi sublimi, tre mete, tre possibilità di intraprendere percorsi, a volte tortuosi ma irriverentemente unici. Un viaggio da percorrere senza biglietto di ingresso!

San Pietro della Ienca e l’Abruzzo di Papa Giovanni Paolo II

“Queste montagne suscitano nel cuore
il senso dell’infinito, con il desiderio di
sollevare la mente verso ciò che è
sublime”
Giovanni Paolo II

Protetto dalle alte vette del Gran Sasso d’Italia, scrigno di bellezze mozzafiato, il solitario borgo di San Pietro della Ienca infonde pace e serenità. Immersa tra le rocciose costruzioni a calce di pietrame calcareo, un tempo antiche dimore dei pastori, ques’oasi naturalistica spalanca gli orizzonti ad un paesaggio mozzafiato: un nostalgico flashback di transumanze passate che proietta nel presente bucoliche istantanee d’autore, attraverso l’operoso brucare delle greggi affiancate dal candore dei semprevigili pastori abruzzesi, sapientemente disposti sul copioso manto verde delle infinite e surreali distese montuose. Nel religioso e composto silenzio di una natura quasi mistica, la piccola “chiesetta del Papa”,

gioielli architettonici

ristrutturata in onore di Carol Wojtyla, risplende come un marmoreo scrigno, specchio riflesso del camaleontico alternarsi delle stagioni, che regalano a questo minuto gioiello architettonico la giusta atmosfera di contemplazione e frugalità. Accanto alla piccola chiesa l’antico fontanile riproduce, in scala minore, le sembianze dell’umile Santuario, pellegrinaggio e rifugio di turisti provenienti da ogni parte del mondo. All’interno lo spazio è modesto ma accogliente: il magico gioco di luci, sapientemente disposto tra l’abile alternarsi delle volte a botte, regala la calda atmosfera di un intimo e raccolto misticismo. Pochi banchi, disposti a destra e a sinistra dell’umile navata centrale e poi, il piccolo altare adornato dal bianco manto del tombolo abruzzese, sul quale troneggia un coloratissimo bouquet floreale. Pochi elementi ordinatamente disposti e infine, tra i chiaroscuri degli archi, un’intera parete imbiancata viene prepotentemente occupata da una “gigantografia pittorica” degna di un affresco d’autore che celebra il momento della beatificazione del Santo Padre. Per gli amanti dei pellegrinaggi o per gli appassionati di trekking quest’anno il calendario autunnale ha in serbo programmi mozzafiato. Sul sito www.sanpietrodellaienca.it potrete trovare tutte le informazioni in merito ad eventi, pellegrinaggi ed escursioni guidate.

Da Aveia ad Amiternum: i gioielli architettonici si vestono d’antico

Quarta regione augustea del grande Impero romano, l’antica Aveia vestina rispolvera il suo glorioso passato attraverso singolari reperti archeologici rinvenuti nei pressi della vicina Necropoli di Fossa, piccolo comune di 620 abitanti in provincia dell’ Aquila. Tombe, oggetti sacri, utensili , grotte artificiali e iscrizioni su rocce riportano alla luce usi e costumi dell’ antica Italia, scrigno della civiltà vestina consacrata al culto di Bacco e Silvano. Una storia che, dal IX al I secolo a.C. continua, attraverso gli scavi archeologici, a “riesumare” autentici gioielli architettonici tra i quali un piccolo acquedotto scoperto nel 1965; lapidi ed iscrizioni su roccia. Il MUNDA (Museo Nazionale d’Abruzzo) ha allestito al suo interno un’area espositiva che ripercorre la lunga storia di quella che è considerata una delle civiltà più evolute del IX secolo a.C.; ma le sorprese non finiscono qui. In questa terra baciata dal “Sole Invitto” arte e paesaggio si fondono nella spettacolarizzazione di interessanti connubi architettonici. Incastonato nella roccia, come un’austera roccaforte inespugnabile, il Convento di Sant’Angelo d’Ocre

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domina la scena dall’alto di un megalitico sperone. Una struttura gravitazionale che, dal 1409, è stata adibita dapprima a mistica dimora benedettina e, in seguto, per volere di Papa Sisto IV, a laborioso convento attraverso l’insediamento dell’ordine dei Frati Minori; tra cui spicca la figura del venerato Bernardino da Fossa, autore di una famosa “cronaca del restauro”. All’interno dell’antico chiostro benedettino 23 lunette dipinte a tempera, risalenti al sec XVII, allestiscono una suggestiva galleria d’arte pittorica che, dalle vertiginose cornici di archi e piedritti della cupola, riportano alla memoria scene di vita di Sant’Antonio da Padova. Un’apoteosi artistica che sembra culminare tra le pareti di un insolito refettorio attraverso la sublime rappresentazione dell’ Ultima Cena, affresco risalente al sec XVI.
A ridosso del roccioso convento, rannicchiata nell’anonimato di una misera ed amorfa struttura esterna, l’arte gotica esplode di luce, colori, maestosità. Attraverso una lunga navata centrale, che lo stile cistercense crocifigge tra le lignee ed imponenti capriate -navi solitarie in mezzo ad un mare in tempesta di pareti affrescate che nulla lasciano al caso – Santa Maria ad Criptas regala allo sguardo attonito di chi contempla l’ incredibile spettacolo di una produzione artistica senza eguali.

gioielli architettonici

Un’Italia scrigno d’ arte e cultura racchiuso in ciclici affreschi narrativi: dalla rappresentazione pittorica della Genesi a San Giorgio, intento a trafiggere un drago, fino alle opere più belle incorniciate tra le profondità delle pareti dell’abside, quali la Passione e l’Ultima Cena. Tra arte e religione anche la leggenda rivendica il suo posto d’onore. Pare, infatti, che Dante Alighieri – in occasione della nomina papale di CelestinoV- rimase talmente estasiato dall’affresco del Giudizio Universale, che ne trasse spunto per la sua Divina Commedia.

gioielli architettoniciUltima tappa di questo copioso excursus architettonico è l’antica città italica fondata dai Sabini: Amiternum, famosa per aver dato i natali a Sallustio, “illustre autore delle vicende di Roma”.
Nel panta rei di lunghe epopee anche Amiternum fa appello al suo illustre e chiassoso passato attraverso i resti di un gioiello d’arte e cultura: l’ anfiteatro romano.
Sulla via Amiternina l’antico gineceo architettonico riposa tra le rovine di un ellittico totem assopito nel rimpianto delle glorie di un tempo che fu: 48 arcate disposte su due piani; questo è ciò che resta del maestoso anfiteatro romano che un tempo poteva ospitare, al suo interno, oltre 6000 persone. Tornato a nuova vita in seguito agli scavi del 1880 è stato dichiarato, nel 1902, patrimonio nazionale. Insieme all’ anfiteatro sono stati riportati alla luce anche due acquedotti ed un edificio termale. Affiancati a queste antiche rovine, i resti dell’antica Sabina ricostruiscono, tassello per tassello, la storia di un’antica ed importante civiltà oggi tutelata attraverso opere di consolidamento e restauro da parte della Soprintendenza che, dal 1996, si adopera per promuovere e valorizzare questo inestimabile patrimonio storico. E così, arrivati al capolinea, non resta che lasciarci con un celebre aforisma del grande Sallustio: “Ogni uomo è l’architetto della propria fortuna”.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.