L’altro volto dell’Iran



“Andate in Iran se potete…noi non vediamo l’ora di tornare”

Con grande stupore dell’immaginario collettivo, il libro fotografico di Cristina Cosmano e Fabrizio Finocchietti, realizzato irandopo aver partecipato al Mongol Rally, recita queste parole quando si giunge nel capitolo che riguarda l’Iran. Una terra dalla storia dilaniata, fatta di lotte aperte e atti realizzati per affermare la sua supremazia. Potremo parlare dei tesi rapporti Usa-Iran, delle lacune che ci sono circa il programma nucleare iraniano, della guerra con l’Iraq, del recente mandato di arresto nei confronti di Trump per l’uccisione del generale Soleimani. Invece, lasciando parlare le foto e l’esperienza di chi ha calcato quelle strade, vi parleremo dell’altra faccia dell’Iran: quella che sorride.

 

L’alba di confine

 

Mojen è la città di confine, le sue colline sono dominate da una maestosa Moschea che padroneggia il sorgere del sole. Questo scenario regala un frame sorprendente, che addolcisce il passaggio di frontiera che non sembra essere poi così irantraumatico: i militari infatti hanno persino offerto la colazione ai due concorrenti del Mongol Rally.

La storia millenaria dell’Iran si respira per i suoi vicoli, in particolare nel Bazar di Tabriz. Tabriz è la più grande città dell’Iran nord-occidentale, con una popolazione di quasi 1.400.000 abitanti e il suo Bazar è collocato sulla storica via della Seta ed è tra i più grandi al mondo con i suoi 35 km di passaggi coperti, 7000 negozi e 28 moschee. Secondo gli storici la costruzione di questo Bazar ebbe inizio circa 1000 anni fa, ma parte della struttura che oggi vediamo risale al XV secolo. Le due epoche di costruzione si possono notare anche nella struttura diversa che hanno pareti e soffitti in alcune parti del Bazar. I mercanti genovesi venivano a rifornirsi qui: tra le mura di questo Bazar è passato gran parte del patrimonio mondiale dell’umanità.

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Camminando per le vie del mercato ci si imbatte in una delle più peculiari e rinomate attività, del Medio Oriente, e di Tabriz: la manifattura dei tappeti. I tappeti persiani – in quanto in passato l’Iran era noto come Persia- si distinguono per la varietà e l’elaboratezza dei loro disegni. I diversi modi di tessere i tappeti rispecchiano epoche e tribù diverse: per esempio i tappeti dell’era sfavide -dinastia turca che ha governato in Persia tra il 1501 ed il 1736- sono caratterizzati da colori elaborati e il disegni artistici, ad oggi apprezzati in musei e collezioni private di tutto il mondo. I tappeti tessuti in città come Tabriz si distinguono per il pregio dei materiali utilizzati. Camminare per un Bazar non colma solo gli occhi, ma anche il naso: i banchi di spezie emanano odori inconfondibili, insieme al sapore del tè che più che una bevanda è un vero e proprio rito.

 

Un paesaggio in continua metamorfosi

 

Dopo il paesaggio offerto da Mojen si può ammirare Tabriz dall’alto recandosi a Eynali Mount, un parco naturale a ridosso di una collina dotato di funivia che consente di ammirare la città dall’alto. Attraversare l’Iran è una continua scoperta iranper la vista: il suo paesaggio infatti cambia di continuo passando dalle pianure, ai laghi circondati da montagne, alle metropoli come Teheran. Città immensa con più di 12 milioni di abitanti, con un bazar altrettanto grande. Il Grand Bazar di Teheran -in persiano Bazar-e Bozorg- con i suoi intricati 20 chilometri quadrati, è monumentale e caratteristico. Così grande e così decisivo per l’economia del Paese: infatti durante la Rivoluzione Islamica del 1979 i commercianti del bazar hanno chiuso i loro negozi in segno di protesta per creare instabilità e far crollare l’economia nazionale (e lo scià). Vivace, quasi tumultuoso, ricco di generi di ogni tipo e gente; ma in questa baraonda non è raro imbattersi nella gentilezza degli iraniani, trovando negozi che offrono ai passanti pane o da bere senza iranvolere nulla in cambio.

Proprio di fronte al Grand Bazar si può ammirare il Golestan Palace, Patrimonio dell’umanità dell’ UNESCO. Costruito durante l’era Safavide, è uno dei luoghi più spettacolari in Iran, che fonde nelle sue mura arte, storia e architettura persiana. Il Golestan Palace è il testimone tangibile di un importante periodo culturale e artistico della storia dell’Iran: nel XIX secolo la società persiana iniziò un processo di modernizzazione, subendo le influenze europee. I canoni e l’esperienza artistica e architettonica dell’antica Persia vennero integrati in una nuova forma d’arte e di architettura che ebbe un lungo periodo di transizione, acquisendo gradualmente l’influenza occidentale.

Al di là delle montagne, dei laghi, dei banchi di spezie dai colori e odori inconfondibili, la parola chiave che ha dominato il viaggio di Cristina Cosmano e Fabrizio Finocchietti in Iran è stata una: gentilezza.

Viaggiate spogliati dai pregiudizi e ogni paese vi mostrerà il proprio cuore. 

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Twitter: @amiraabdel13

Tutti i diritti delle foto sono riservati a Cristina Cosmano

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.