I Templari e la Gerusalemme italiana

“Non nobis Domine, non nobis,
sed nomini tuo da gloriam”

“Non a noi, non a noi
Signore ,
ma al nome tuo

nome da’ gloria”

(Motto latino dei cavalieri templari, Salmo 114,1 Bibbia CEI; Salmo 115, 1 Bibbia Diodati)

 

Poveri Compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone; l’arcano segreto dei templari si perde nella notte dei tempi della numerologia e del simbolismo attraverso suggestivi tracciati: lunghe filiere di arte, pittura, architettura; scrigni segreti di un passato da custodire gelosamente tra le “reliquie” della Gerusalemme italiana del mistero. Una numerologia da ripercorrere attraverso i Nove Cavalieri deputati alla custodia del tempio di re Salomone  che pone le basi per una una ricostruzione storica attraverso il sillogistico gioco dei multipli di questo straordinario numero magico. E’ nella città del 99, L’Aquila, che “l’Arca dell’Alleanza” templare attracca coordinate geografiche, latitudini e longitudini attraverso il disegno “occidentale” di una Gerusalemme riprogettata con i punti cardinali topograficamente invertiti. Una simbologia che dal numero 66, corrispondente alla parola Dio per l’Islam, assume le sacre spoglie del 99. Ricostruendo la gloriosa pianta che, dal Tempio di Re Salomone, trova rifugio e sicura roccaforte all’interno della Basilica di Collemaggio, progetto “edificato” da Celestino V, “colui che fece di viltade il gran rifiuto”, L’Aquila rinasce dalle ceneri dell’antica Gerusalemme. Una città gemella: il Monte degli Ulivi del capoluogo abruzzese diventa un piccolo scrigno simbolico fruibile topograficamente e numericamente. Una “geografia urbana” che dalle 99 cannelle, storico monumento della città, si espande oltre le mura della misteriosa Urbs templare fino a raggiungere gli antichi borghi dell’immediata periferia.

A Fossa, all’interno della Chiesa Santa Maria ad Cryptas,gerusalemme italiana storici e critici d’arte hanno avallato, nel corso degli anni, numerose ipotesi che, attraverso la simbologia iconografica, riconducono ad una logica interpretativa piuttosto coerente. Un mistero che trova -tra le scene di rappresentazione biblica degli affreschi- un codice “numerico” sapientemente “affrescato” dai cromatismi di una geometria rappresentativa garante di una intelligibilità logico-topografica ineccepibile. Nella rappresentazione della Sacra Sindone -reliquia che la storia annovera come uno tra i ”tesori” custoditi dai templari- alcuni elementi rappresentativi sembrano ricostruire un metalinguaggio interpretativo attraverso alcuni particolari in evidente “disarmonia” con le rigide regole della prospettiva pittorica. Nella Flagellazione di Cristo, Gesù è rappresentato con il pollice piegato; ed ancora, le vesti di San Giorgio e San Martino, gerusalemme italianadi colore bianco e rosso, sono identiche a quelle dei templari. Particolari che, dalla Gerusalemme italiana si sono, via via, spinti sull’intera penisola; e noi, come al solito, siamo andati fino in fondo, sulle tracce del tesoro di Re Salomone.

Castel del Monte: il castello dei Templari

La lunga crociata tra le gloriose epopee dei templari, continua attraverso la “sacra coppa” di un piccolo gineceo architettonico segnato dallo storico passaggio delle “milizie di Dio”: Castel del Monte. Un viaggio che ci porta nel cuore della Puglia, all’interno di un suggestivo ed imponente castello, simbolica riproduzione – in scala minore – del tesoro dei tesori: il Santo Graal.
Inserito nella World Heritage List dall’UNESCO, Castel del Monte rappresenta il non plus ultra di una medievalità che si impone attraverso l’austerità e l’imponenza architettonica della mens regalis di Federico II di Hohenstaufen diventato, a soli 3 anni, sovrano del Regno delle due Sicilie. Un monarca dal grande carisma e dalla “stupefacente cultura” che, con rigore geometrico si è fatto portavoce di un gusto architettonico strategico, commissionando agli “addetti ai lavori” una singolare planimetria: una solida struttura in pietra calcarea e tufacea distribuita su  pianta ottagonale;templari un disegno simbolico ispirato ai suggestivi contrasti di luce dettati dal trionfale alternarsi del solstizio e dell’equinozio. Strategie architettoniche e “riverberi simbolici” che trovano riscontro ed analogie con il rosone centrale della Basilica di Collemaggio. Nell ‘ arcano Regno delle due Sicilie la leggenda imbastisce inchiostri di storia: pare, infatti, che all’interno di questo misterioso castello i templari avessero nascosto il Santo Graal. Tra mito e realtà la Puglia, crocevia tra Oriente ed Occidente tramanda  -attraverso interessanti documentazioni storiche- una lunga tradizione che testimonia l’assisua presenza dei Cavalieri del Tempio le cui “impronte” continuano a mietere “vittime” di appassionati del mistero più intrigante della storia cristiana. Il nostro viaggio tra l’Abruzzo e la Puglia dei templari termina qui. Vogliamo segnalarvi due proposte da “Bed and gourmet”. A L’Aquila la pizzeria “La Torretta” sta spopolando con due creazioni da chef: La Pizza dei Templari e la Zuppa del Perdono (omaggio a CelestinoV), offrendo un interessante pacchetto “Bed and eat”. Per prenotazioni: 0862.401217.
A Castel del Monte, invece, l’Osteria Madre Terra” è pronta ad accogliervi con stuzzicanti specialità pugliesi da goumet a pochi passi dal castello del mistero. Per prenotazioni visitare il sito: www.osteriamadreterra.it.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.