Best in travel 2020, premiate le Marche

Le Marche entrano a far parte dei consigli di viaggio di Lonely Planet per il 2020: potrebbero diventare “la nuova Toscana”. O forse già lo sono

Nel 1972 Tony Wheeler, autore della prima Lonely Planet – la guida per viaggiatori on the road – diceva che una buona guida ‘deve fare tre cose: informare, istruire e divertire’. Insieme alla moglie Maureen parte da Londra con destinazione Australia, attraversando Turchia, Iran, Afghanistan India e tutto il sud-est asiatico con una macchina sgangherata: insieme scrivono Across Asia on the cheap, Attraverso l’Asia senza soldi, che in breve tempo diventerà la guida dei saccopelisti di tutto il mondo. Il taglio è quello dell’amico squattrinato che ti dà le dritte sui posti più economici, sui passaggi in autostop, sulle situazioni più insolite. Era il tempo degli hippies.

Da allora la Lonely è diventata la guida di viaggio più famosa al mondo. Un fenomeno di costume che orienta le scelte di milioni di viaggiatori affini al taglio asciutto e ironico della narrazione, all’impostazione editoriale progressista, sensibile all’ambiente e al turismo responsabile. Un genere di viaggiatori per il quale il viaggio comincia già in libreria.

Marche

Le migliori destinazioni per l’anno a venire

Per aiutare i suoi lettori a orientarsi nella scelta della meta, visto che se ti compri una guida del Marocco o della Thailandia vuol dire che hai già scelto dove andare, dal 2007 Lonely Planet pubblica annualmente il volume Best in travel, con “le migliori destinazioni, viaggi ed esperienze sostenibili per l’anno a venire”. Il successo dell’iniziativa è tale che ormai essere inseriti nel Best equivale a una specie di certificazione di qualità, un marketing capace di generare flussi turistici e di rendere trendy una destinazione fino a quel momento meno conosciuta. Un riconoscimento che i beneficiari esibiscono con orgoglio, come le Spighe Verdi o le Bandiere Arancioni di cui vi abbiamo già raccontato.

Certo il mondo non è più quello dei tempi di Tony e Maureen, così grande e misterioso, almeno per gli occidentali. Ormai scovare luoghi sconosciuti è sempre più difficile e orientare le scelte di milioni di viaggiatori che si sentono ‘alternativi’ significa gestire un turismo sui generis, ma ugualmente di massa. In grado di stravolgere gli equilibri territoriali in un modo meno spettacolare, ma dal forte impatto. Infatti, dice significativamente Best in travel 2020, Marche is the new Tuscany.

Marche

“Marche is the new Tuscany”? 

Il riferimento è alla Toscana di Sting e alle centinaia di inglesi, tedeschi, americani, ma ormai anche russi e cinesi, che hanno ‘scoperto’ castelli, casali, terreni, vigneti, comprando e ristrutturando immobili e rilevando aziende vinicole. Un fenomeno che ha fatto parlare di Chiantishire, definito come “zona della Toscana dove molti britannici upper-class si sono trasferiti o passano le vacanze”, ma che nell’arco di un quindicennio ha raggiunto livelli di saturazione. E da qualche anno si rivolge verso altre zone d’Italia: dopo la Toscana e l’Umbria, ma anche la Sicilia, potrebbe ora toccare alle Marche. Che ha tutte le carte in regola per un turismo di qualità.

madonnabrunacasa2Non che i ricconi viaggino con una guida ex hippie in tasca, beninteso. Ma l’arrivo di un turismo colto, alternativo e dal budget medio paradossalmente costituisce l’innesco del fenomeno. La domanda stimola l’offerta: aprono nuovi locali, le aziende agricole si riorganizzano, arriva il bio, i servizi smart; la ricettività sale di livello, gli enti locali promuovono eventi, ricorrenze, spettacoli, la qualità aumenta, i prezzi aumentano; si vendono case e salami, marchi, territori, itinerari, i paesaggi diventano iconiche griffe. Con il turismo ‘responsabile’ arriva la notorietà, e alla notorietà seguono altre fasce di domanda turistica, poi di domanda immobiliare, e così via. Un fenomeno studiato nelle città, che quelli bravi chiamano gentryfication e che funziona più o meno così: se vai a Pienza, tutta perfetta, restaurata, pulita, come fai a dire che non è bella? Ma i negozi di pecorino sono gioiellerie, l’aria è asettica e non ci trovi un residente manco a pagarlo. Così dici: basta, l’anno prossimo vado nelle Marche, che sono più autentiche; e in capo a qualche anno, tutto ricomincia. Se tutto questo è un bene o un male, se può essere evitato e se si può fare diversamente in questa sede non ci interessa. Nelle Marche, per ora, ne sono felici.

Pronte a mettersi sotto i riflettori

MarcheE poi, le Marche meritano davvero. Best in travel, che suddivide 10 destinazioni consigliate in ognuna delle quattro sezioni (Paesi, Città, Regioni e Destinazioni convenienti), al secondo posto tra le regioni, dopo la Via della Seta in Asia Centrale e prima di Tohoku in Giappone e del Maine in Usa, consiglia la terra di Raffaello, di Leopardi e di Federico II (che, pochi lo sanno, era di Jesi). Nella motivazione della scelta si legge:

Dopo decenni in un ruolo un po’ defilato, le Marche sono finalmente pronte a mettersi sotto i riflettori. (…) un territorio stupefacente, per molti versi ancora sconosciuto. E probabilmente una delle ragioni del suo grande fascino è proprio quella di poter esplorare con calma, e in relativa solitudine, maestose rovine romane, svettanti architetture gotiche, massicci castelli medievali e sublimi palazzi rinascimentali che custodiscono collezioni d’arte tra le più ricche d’Italia. Il tutto racchiuso tra alte montagne boscose e la placida costa dell’Adriatico e condito da golosi festival gastronomici.”

Tra gli elementi considerati nel 2019 c’era anche il cinquecentenario della morte di Raffaello, che nel 2020 avrebbe dovuto vedere mostre, eventi e celebrazioni da Urbino fino a Roma; un programma gravemente compromesso dalla pandemia di Covid, dallo stop alle manifestazioni e dal crollo delle presenze straniere.Marche

Visto che quest’anno si viaggia a chilometro zero o quasi, abbiamo deciso di dare il nostro personale contributo alle Marche, e di andare a vedere a che punto è il processo di ‘Toscanizzazione’. Quanta voglia hanno i marchigiani di essere invasi dal turismo global-responsabile e quante guide dall’iconico dorso rosso-blu troveremo in giro. E per farlo, manco a dirlo, ce ne siamo procurati una. Ve ne daremo conto prossimamente su LineaDiretta24.

Intanto, il viaggio è già cominciato.

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.